• Dom. Apr 6th, 2025

SANITÀ. CGIL: IN SICILIA QUELLA PUBBLICA È ALLO SFASCIO

A 15 anni dall’entrata in vigore della legge di riforma del sistema sanitario regionale, “tra promesse non mantenute, programmazione inadeguata, ritardi e invadenza della politica, la sanità pubblica in Sicilia è allo sfascio”. E anche gli interventi finanziati col Pnrr “procedono a rilento, rischiando di finire in un flop”. Lo sostiene la Cgil Sicilia, che su questi temi ha presentato oggi in conferenza stampa una piattaforma, elaborata insieme con Funzione pubblica e Spi, che fa il punto della situazione.

Illustrato anche un documento sullo stato di attuazione del Pnrr, insieme con una una serie di richieste al governo regionale. A partire dalla riorganizzazione del sistema delle nomine dei direttori generali delle Asp. La Cgil considera infatti “inaccettabile” che queste abbiano “tempi biblici che guardano non all’interesse generale ma solo a quello delle litigiose forze di governo”. Il sindacato rivendica in proposito “laicità”, individuando i manager attraverso “l’esclusivo criterio delle competenze piuttosto che quello dell’appartenenza politica” e “facendo emergere attraverso i curriculum l’esperienza e i risultati ottenuti”. La Cgil si spinge fino a chiedere che “i perimetri delle Asp non coincidano con i collegi elettorali – ha detto il segretario generale, Alfio Mannino – affidandola nomina delle figure di apice a un’agenzia regionale dei servizi sanitari”.

“Schifani – ha rilevato il segretario della Cgil Sicilia – per ogni criticità che emerge non può cavarsela soltanto cercando il responsabile, è un sistema intero che è al collasso”. Il sindacato chiede la revisione delle legge regionale 5 del 2009. “Doveva spostare l’attenzione dall’ospedale al territorio – dice il documento presentato – ma di fatto ha creato una situazione ospedalocentrica, aggravando la qualità dell’assistenza erogata”. “Paradossalmente il numero dei posti letto è progressivamente diminuito in tutta la regione – ha sottolineato Mannino – e non sono servite a migliorare la situazione neanche le risorse stanziate durante la pandemia da Covid. Su 720 posti letto programmati ne sono stati infatti realizzati e sono in uso solo 109. Dovevano essere realizzati inoltre 24 interventi di efficientamento dei pronto soccorso ma ci si è fermati a otto”.

A proposito delle legge 5 la Cgil rileva che “nella nostra regione non è mai stato fatto il piano triennale attraverso cui le regioni e anche lo Stato declinano la programmazione sanitaria, tenendo conto dei bisogni di salute rilevati attraverso analisi epidemiologiche fondamentali per la definizione di interventi mirati e per la definizione ed erogazione dei Lea”. La Cgil chiede poi l’attivazione delle consulta regionale della sanità. “Non intercettare i bisogni di salute del territorio ha creato una situazione di caos organizzativo nei pronto soccorso – osserva il sindacato – che vengono gravati dal maggior carico di lavoro dovuto alla mancanza di un filtro territoriale e dalla impossibilità di decongestionarsi per la scarsa disponibilità di posti letto”. “Il governo – ha detto Renato Costa, responsabile Cgil per la Sanità – è in uno stato confusionale e questo si ripercuote sul sistema sanitario regionale. Si naviga a vista, senza un’idea di piano sanitario regionale, senza uno studio epidemiologico. Manca un approccio e un metodo scientifico, insomma si naviga a vista”. A proposito della Missione 6 del Pnrr, la Cgil ha stilato un report sullo stato di avanzamento degli interventi, con un quadro che definisce “sconfortante” se si guarda all’imminenza delle scadenze. I progetti che presentano ritardi di attuazione sono 334 per un finanziamento previsto di 420 milioni di euro.

“E mentre la sanità regionale è in ginocchio – rileva Francesco Lucchesi, segretario confederale Cgil – molti degli interventi finanziati, per un totale di 980 milioni, rischiano di non partire del tutto. A un anno e mezzo dalla scadenza del Pnrr sono state inaugurate solo due case della comunità a fronte delle 156 previste e un ospedale di comunità a fronte dei 43 programmati”.

“Questo – rileva Mannino – la dice lunga su quanto la macchina amministrativa della Regione sia debole e inadeguata”. La Cgil chiede dunque che “la sanità venga riorganizzata da una politica che riprenda un ruolo di indirizzo e di programmazione – ancora Mannino – guardando agli interessi della collettività e non a quelli di bottega”. In assenza di risposte sulla piattaforma, che sarà presentata a governo regionale, gruppi parlamentari dell’Ars, e commissioni legislative, la Cgil è pronta anche “ad aprire una stagione di mobilitazione”. Per il sindacato “serve un piano regionale che riorganizzi la rete ospedaliera e delle emergenza urgenza, consolidi la medicina del territorio, promuova l’integrazione socio- sanitaria, attraverso anche la creazione di un unico assessorato al welfare”. 

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