• Gio. Mar 27th, 2025

RIFIUTI. VETRO BATTE CONCORRENTI, RICHIEDE MENO ENERGIA, EMETTE MENO CO2, RICICLO A 81,9%

Gli imballaggi svolgono un ruolo cruciale nel contenere, proteggere e conservare bevande ed alimenti, ma cosa distingue il vetro da altri materiali per contenitori? La possibilità di riusarlo infinite volte, senza mai perdere o degradare i suoi componenti chimici e di declinare la regola fondamentale della sostenibilità dei materiali, quella delle tre R -riusa-ripara-ricicla.

E proprio il riciclo è uno dei punti di forza del vetro, con un tasso di riciclo stimato dell’81,9% al 2024. Le qualità del packaging in vetro rispetto ad altri contenitori sono contenute nello studio ‘La riciclabilità dei materiali per contenitori: la specificità del vetro’, realizzato dal professor Vincenzo Maria Sglavo dell’Università di Trento. Lo studio, presentato da Assovetro, compie un’analisi approfondita sulle qualità e la riciclabilità dei materiali maggiormente utilizzati come packaging: vetro, PET, alluminio e multistrato poliaccoppiato, individuandone pregi e criticità.

“Questo studio- commenta Marco Ravasi, Presidente di Assovetro- ci ricorda che un corretto riciclo del packaging, anche in prospettiva di produzione, è la chiave per un futuro sostenibile. In questo panorama il vetro si presenta con tutte le carte in regola: può essere riusato e riciclato infinite volte senza mai perdere le sue qualità intrinseche. Il riciclo delle bottiglie scure arriva fino al 90%. Da non dimenticare poi che da un recente studio* il vetro emerge come il preferito per la conservazione a lungo termine del suo contenuto. Uno dei fattori critici resta ancora il peso delle bottiglie, ma stiamo lavorando per realizzarle sempre più leggere, siamo arrivati in alcuni casi a bottiglie da vino fermo 75cl di 300 grammi”.

Lo studio prende in esame, per valutare l’impronta ecologica dei quattro contenitori, la produzione del materiale vergine, il processo di trasformazione e la produzione con materiale riciclato. Tra i quattro materiali per contenitori esaminati, il vetro rappresenta quello che nella sua produzione richiede i minori quantitativi di energia, e dunque è responsabile di inferiori emissioni di CO2 ed è associabile a consumi di acqua trascurabili, se confrontato con gli altri tre materiali. I processi di trasformazione per convertire il materiale in contenitore non risultano, invece, dissimili, in termini di impronta di anidride carbonica e di energia, tra vetro, alluminio, PET e multistrato. Quanto alla produzione di materiale riciclato si registrano sempre riduzioni nell’energia richiesta e nell’impronta di CO2 rispetto al materiale vergine, soprattutto per l’alluminio.

Tra gli up and down che emergono dallo studio, vetro e alluminio vincono la sfida del riciclo, mentre il multistrato non supera il 40%. Multistrato e allumino sono i peggiori per consumo di acqua rispettivamente con 1.350 litri e 1.000 litri ogni Kg, il vetro consuma invece solo 14 litri per chilogrammo di materia prodotta. La minor impronta di CO2 tra i 4 contenitori esaminati si riscontra nella produzione * Fonte: Indagine Nomisma di vetro e multistrato, rispettivamente 600 grammi per Kg e 1 Kg ogni Kg. Il minor utilizzo di energia per produrre un kg di materiale riciclato vede in testa il vetro 9 Mj/Kg, seguito dal multistrato con 24 Mj/Kg. Il vetro sconta però la sua alta densità: una bottiglia da 500ml pesa circa 15 volte in più, ad esempio, di una lattina di alluminio della stessa capacità.  Lo studio si focalizza anche sui sistemi di raccolta differenziata e riciclo.

Il vetro e l’alluminio godono di raccolte e schemi di riciclo consolidati. Il vetro dispone di una filiera che garantisce una materia prima seconda di ottima qualità per produrre nuova materia con sprechi quasi nulli. I vantaggi ambientali del vetro sono molteplici: si rimette in ciclo una risorsa mineraria, si riducono i rifiuti, si consuma meno energia e producono meno emissioni. Per ogni tonnellata di rottame utilizzata si riducono di 300 gr le emissioni di CO2. L’alluminio per lattine è raccolto comunemente insieme a plastiche e acciaio, da cui viene poi separato per produrre materia prima seconda. Gli aspetti critici riguardano i fenomeni ossidativi che riducono l’efficienza della riciclabilità. Il riciclo del PET per la produzione di bottiglie e contenitori ha avuto un avvio lento, con tassi di riciclo nel 2022 del 60%. Per il multistrato poliaccoppiato, solo la carta è la frazione realmente recuperata e solo due cartiere in Italia sono specializzate nel suo trattamento.

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