
Il governo dovrebbe elaborare, assieme ai Cantoni, una strategia che indichi in che modo il sistema sanitario possa garantire un’assistenza in caso di crisi, catastrofi o guerre. Lo chiede il Consiglio degli Stati che ha approvato oggi – 21 voti a 17 – una mozione della sua Commissione della politica di sicurezza.
In Svizzera, il sistema sanitario non è sufficientemente pronto ad affrontare grandi crisi, ha sostenuto Franziska Roth (PS/SO) a nome della commissione. A livello nazionale gli ospedali civili sono infatti in grado di trattare circa cinquanta pazienti politraumatizzati alla volta.
Date le scarse riserve a disposizione, in caso di situazioni d’emergenza di ampia portata il sistema sanitario raggiungerebbe rapidamente i suoi limiti. “Un incendio in un grattacielo, un incidente in galleria, una catastrofe naturale o un attacco terroristico potrebbero provocare più feriti gravi di quanti il nostro sistema sanitario sia in grado di curare”, ha sostenuto la socialista. I Paesi stranieri potrebbero venire in aiuto della Svizzera, ma non in caso di conflitto armato, ha aggiunto. Nel suo intervento, la consigliera federale Viola Amherd ha chiesto di bocciare l’atto parlamentare, non perché non ne condivida le preoccupazioni, ma perché l’esecutivo si è già messo al lavoro: la prossima estate sarà infatti pubblicato un rapporto che illustrerà il contesto e gli adeguamenti necessari per rafforzare la sanità pubblica in vista della gestione di situazioni straordinarie.
L’atto parlamentare passa ora all’esame del Consiglio nazionale.