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Video I meccanismi molecolari del tumore - intervista prof. S. Pecorelli, presidente AIFA #asco13

 

Intervista al prof. Sergio Pecorelli, presidente AIFA in occasione del congresso americano ASCO 2013 di Chicago.
L'Italia investe meno risorse in salute rispetto ad altri Paesi, ma ottiene risultati migliori. Perché il nostro sistema, basato sul principio di universalità, è efficiente, grazie all'uso appropriato delle terapie, a servizi territoriali diffusi e alle eccellenze ospedaliere.



Si colloca infatti al 12° posto fra i 27 Paesi europei per il più basso indice di mortalità per tutti i tipi di cancro (Italia: 212 -- Europa: 230). Ma i programmi di prevenzione oncologica nel nostro Paese sono troppo pochi e hanno spesso un ruolo marginale, anche se si traducono nel lungo termine in milioni di vite salvate.
Il tema della sostenibilità è al centro dell'agenda del 49° Congresso dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO), il più importante appuntamento mondiale di oncologia in corso a Chicago fino al 4 giugno, con la partecipazione di oltre 30.000 specialisti. "La spesa sanitaria totale nel nostro Paese -- spiega il prof. Sergio Pecorelli, Presidente dell'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) - è pari al 9,3% del Prodotto interno lordo, comunque, seppure di poco, superiore alla media europea, equivalente al 9%. Numeri molto distanti da quelli degli USA, dove il costo per la salute costituisce il 19% del Pil. In Italia i farmaci oncologici rappresentano il 25% della spesa ospedaliera per i medicinali, ma incidono solo sul 4% dell'intera nosocomiale. Nonostante l'aumento dell'età media della popolazione italiana, le uscite per i farmaci oncologici sono rimaste sostanzialmente stabili negli ultimi anni, passando da 1,390 miliardi di euro nel 2008, a 1,550 nel 2010, a 1,530 nel 2011. Non si può considerare solo il parametro 'costo' senza analizzare il risultato che ne deriva. Complessivamente nel nostro Paese migliorano le percentuali di guarigione dai tumori. Il 61% delle donne e il 52% degli uomini è vivo a cinque anni dalla diagnosi. Particolarmente elevata la sopravvivenza dopo un quinquennio in neoplasie frequenti come quelle del seno (87%) e della prostata (88%). Ma è necessario aumentare gli investimenti in prevenzione, soprattutto sugli stili di vita, ancora troppo scarsi. E non possiamo parlare di costi e sprechi dividendo l'ospedale dal territorio, serve una visione globale delle risorse disponibili". I farmaci biotech hanno rivoluzionato l'oncologia e l'arrivo, nei prossimi anni, dei biosimilari di anticorpi monoclonali può aprire nuove prospettive, senza trascurare gli interrogativi sulla loro efficacia e sicurezza per i pazienti. "Questi prodotti -- continua il prof. Pecorelli - possono favorire risparmi e la sostenibilità dei sistemi sanitari. La razionalizzazione delle risorse disponibili passa anche attraverso l'appropriatezza nell'uso dei farmaci. I biosimilari degli anticorpi monoclonali sono più complessi di quelli oggi in commercio, per cui va garantita una stretta farmacovigilanza". "Le maggiori criticità legate all'uso di questi prodotti -- sottolinea il prof. Stefano Cascinu, presidente AIOM -- derivano dal fatto che possono funzionare in maniera differente rispetto all'originatore. È necessario quindi che sia posta particolare attenzione ai processi di vigilanza e controllo. Servono studi post-marketing di sicurezza ed efficacia e appositi registri per i biosimilari di anticorpi monoclonali. Inoltre deve essere previsto un uso appropriato e attento dello strumento della notifica di eventuali reazioni avverse".