IT   EN

Ultimi tweet

Video Danno renale: terapia con sitagliptin - intervista al prof. A. Consoli, Università Chieti-Pescara

 

Intervista al prof. Agostino Consoli, Professore Ordinario di Endocrinologia dell'Università di Chieti e Pescara. «Molti studi hanno dimostrato come esista una diretta correlazione tra controllo glicemico e riduzione delle complicanze croniche del diabete - spiega Agostino Consoli, Professore Ordinario di Endocrinologia all'Università di Chieti e Pescara - soprattutto se questo miglior controllo glicemico avviene sin dalle prime fasi della malattia.

Il diabete è la principale causa di insufficienza renale terminale (end-stage renal disease) che, in tutto il mondo, è in crescita. L'aspettativa di vita di un paziente con nefropatia diabetica è già relativamente compromessa, ancor prima che si instauri l' insufficienza renale terminale. Un obiettivo importante, dunque, nel paziente diabetico è quello di prevenire la nefropatia, e quindi occorre tenere sotto controllo efficacemente la glicemia e l'obesità. Cosa che, la terapia basata sulle incretine, Sitagliptin per primo, ha dato ampia dimostrazione di poter fare. Se poi un paziente è già nefropatico, allora tutto questo assume un'importanza ancora maggiore. Adesso possiamo utilizzare questa molecola, Sitagliptin, con un adeguato dosaggio (25 mg/die) anche in quei pazienti già con ESRD che sono in emodialisi o in in dialisi peritoneale. Non dobbiamo dimenticare che spesso questi pazienti non possono utilizzare terapie ipoglicemizzanti orali e il più delle volte hanno come unica alternativa terapeutica l'insulina».