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OMS, IN ARRIVO LA REVISIONE DEI TASSI PER I CESAREI UNA NUOVA MOZIONE DI SIGO E ONDA PER IL GOVERNO



Una nuova mozione promossa dalla Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (Sigo) in collaborazione con l'Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna (O.N.Da) e la Società Italiana Medici Manager (Simm), approvata oggi alla sede OMS di Ginevra, chiederà al Governo Italiano di impegnarsi a collaborare con l'OMS al fine di completare entro il 2012 - anno in cui si svolgerà in Italia il congresso mondiale di ginecologia - il processo di revisione delle raccomandazioni internazionali sul tasso consigliato di tagli cesarei. La proposta prevede superare la soglia del 15%, definita nel lontano 1985, rimisurando il tasso ottimale senza che questo pregiudichi la qualità dell'assistenza e metta a rischio la salute della donna.

 In Italia il limite posto dal Ministero della Salute è già del 20%, in considerazione della età più elevata delle nostre partorienti. Un livello che resta comunque enormemente inferiore ai numeri reali, che viaggiano in media intorno al 40%, ma che raggiungono punte del 70% in Campania e in altre zone d'Italia. L'occasione è stato il 2° incontro istituzionale sulla Salute Riproduttiva promosso da O.N.Da con il supporto e la collaborazione del Dipartimento di Salute Riproduttiva e Ricerca (RHR) dell'OMS e la Partnership internazionale per la Salute Materna, Neonatale ed Infantile (PMNCH). L'evento ha avuto il patrocinio della Rappresentanza Permanente dell'Italia presso le Organizzazioni Internazionali. 

"Questa nuova mozione - spiega la presidente di O.N.Da, Francesca Merzagora - invita il Governo italiano anche a promuovere l’appropriatezza del parto cesareo attraverso l’utilizzo di strumenti informativi adeguati, ad introdurre e sviluppare strumenti per individuare le cause dell’elevato ricorso al taglio cesareo, a distribuire materiale informativo alle donne gravide sui corsi pre-parto, sui vantaggi e svantaggi del parto cesareo e sulle implicazioni per le gravidanze future. Chiede di diffondere materiali informativi nei consultori e in ambulatori pubblici e privati. Ma soprattutto ad assegnare maggiori risorse alle Regioni e agli ospedali per garantire l’epidurale gratuita ed accessibile alle donne. Un diritto in più per partorire con meno dolore. In questo contesto - conclude Francesca Merzagora - la mozione chiede esplicitamente di promuovere iniziative legislative per limitare il fenomeno del condizionamento dei medici, dovuto ai rischi penali connessi allo svolgimento del proprio lavoro, nella scelta dei trattamenti da intraprendere e quindi a promuovere misure e azioni che garantiscano a tutte le donne uguali opportunità nell’accesso a servizi completi di salute sessuale e riproduttiva per incrementare la loro consapevolezza sui loro diritti e sui servizi disponibili". 

"Tra le iniziative principali assunte dal Governo italiano - aggiunge il prof. Walter Ricciardi, direttore dell’Istituto di Igiene dell’Università Cattolica di Roma e presidente della Simm - figurano già la promozione della naturalità del parto fisiologico e la diminuzione dei ricorsi al Cesareo fino al 20%, ma in realtà questa è una sfida difficilissima. Anche se il Servizio Sanitario Nazionale si è fatto promotore della diffusione nelle proprie strutture delle tecniche di procedure analgesiche durante il travaglio ed il parto per via vaginale, ha lasciato alle Regioni la responsabilità per la sua applicazione. Questo sta creando grandi squilibri cui bisogna mettere fine. Innanzitutto promuovendo l'anestesia epidurale. Ricordiamo, infatti, che il rischio di mortalità materna per cesareo è da 2 a 4 volte superiore rispetto al parto vaginale".