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Diabete, Linagliptin: nuovi dati sugli eventi cardiovascolari e sicurezza/ efficacia #2013ada

Boehringer Ingelheim e Eli Lilly hanno annunciato in occasione del congresso ADA due nuove analisi su linagliptin, un inibitore della dipeptidil peptidasi 4 (DPP-4). Dai risultati di una prima analisi degli studi di fase III è emerso che il trattamento con linagliptin non è associato ad aumento del rischio di eventi cardiovascolari nel trattamento di pazienti affetti da diabete di tipo 2 (T2D), rispetto ad altri farmaci di confronto (placebo, glimepiride e voglibose).

Secondo i risultati di uno studio clinico, inoltre, linagliptin ha determinato una riduzione statisticamente significativa dei livelli di emoglobina glicata (HbA1C) nei pazienti adulti affetti da diabete di tipo 2 (T2D) con insufficienza renale (IR) da moderata a grave, rispetto ai pazienti che assumevano placebo (12 settimane). La maggior parte dei pazienti risultava affetto da diabete di tipo 2 da più di dieci anni (76%) ed era in trattamento con insulina (86%). Dopo 12 settimane di trattamento, i pazienti che assumevano placebo sono passati a glimepiride fino alla settimana 52. Lo studio ha rilevato nei pazienti trattati con linagliptin un minor tasso di ipoglicemia e minore aumento ponderale rispetto a quelli trattati con glimepiride.

 

“Esiste un’associazione ormai confermata tra eventi cardiovascolari e diabete di tipo 2”, ha dichiarato il Dottor Erik Johansen, MD, PhD, Senior Clinical Programme Leader presso Boehringer Ingelheim. “Gli eventi CV rappresentano la principale causa di morte nei pazienti diabetici, essendo responsabili di oltre il 50% di tutti i decessi per diabete. È quindi importante individuare trattamenti che non aumentino ulteriormente il rischio di eventi CV in questi pazienti.”

 

La prima analisi post-hoc ha analizzato i risultati di 19 studi in doppio cieco, comprendenti i dati relativi a 9.459 pazienti trattati con linagliptin (5 mg: 5.687, 10 mg: 160) o con una terapia combinata con placebo e altri farmaci antidiabetici orali (placebo: 2.675, glimepiride: 775, voglibose: 162). L’esposizione cumulativa dei pazienti (la durata totale del periodo di tempo in cui tutti i pazienti sono stati esposti al trattamento) è stata di 4.421 paziente-anni nei pazienti trattati con linagliptin e di 3.254 paziente-anni nel gruppo di confronto.

 

L’endpoint primario composito era rappresentato da morte per evento CV, ictus non fatale, infarto miocardico (IM) non fatale e ospedalizzazione per angina pectoris instabile (API).

 

I risultati dell’analisi di sicurezza hanno mostrato un numero inferiore di eventi primari riportati nel gruppo trattato con linagliptin rispetto al gruppo di confronto (60 eventi in 5.847 pazienti vs. 62 eventi in 3.612 pazienti). Ciò ha determinato una minore incidenza, pari a 13,4 per 1.000 paziente-anni per linagliptin rispetto a 18,9 per 1.000 paziente-anni per i pazienti trattati con i farmaci di confronto, oltre a un minore hazard ratio pari a 0,78 (IC: 0,55, 1,12, NS).1

 

L’impatto a lungo termine del trattamento con linagliptin rispetto a glimepiride sulla morbilità e la mortalità CV è attualmente oggetto di indagine nello studio CAROLINA (CARdiovascular Outcome Study of LINAgliptin Versus Glimepiride in Early Type 2 Diabetes). CAROLINA è l’unico studio attualmente in corso sugli esiti cardiovascolari a lungo termine di un inibitore della DPP-4 rispetto a un singolo farmaco di confronto attivo (glimepiride). Come annunciato in occasione del congresso ADA, le caratteristiche al basale dei 6.103 pazienti arruolati nello studio riflettono una popolazione con T2D in fase iniziale e un aumento del rischio di eventi CV.2 I risultati dello studio in doppio cieco, guidato dagli eventi sono attesi per il 2018.

 

Il secondo studio è stato condotto su 235 pazienti con T2D e IR da moderata a grave (velocità di filtrazione glomerulare stimata <60 mL/min/1,73m2). I pazienti hanno ricevuto linagliptin 5 mg qd (n=113) o placebo (n=122) per 12 settimane; successivamente i pazienti a cui era stato somministrato placebo sono passati a glimepiride 1-4 mg qd e il trattamento è proseguito fino alla settimana 52.

 

L’endpoint primario era la riduzione dei livelli di HbA1c rispetto al basale dopo 12 settimane.

 

I principali risultati dello studio hanno mostrato:

  • ·         Una maggiore riduzione media dell’HbA1c al basale dopo 12 settimane per i pazienti trattati con linagliptin rispetto al placebo (-0,50±0,06% vs. -0,08±0,07%; p<0,0001)
  • ·         Nell’estensione di 40 settimane, l’HbA1c è risultata inferiore con linagliptin rispetto a glimepiride (la differenza non è statisticamente significativa)
  • ·         Si è osservata una minore frequenza di eventi ipoglicemici con linagliptin rispetto a glimepiride (57,9% vs. 69,3%)
  • ·         Stabilità ponderale per linagliptin rispetto ad aumento ponderale per i pazienti trattati con placebo seguito da glimepiride (aumento medio dopo 52 settimane: 0,06 kg linagliptin vs. 1,74 kg placebo/glimepiride)

 

La Food and Drug Administration (FDA) statunitense, l’Agenzia europea per i medicinali (EMA) e altre autorità regolatorie in tutto il mondo hanno approvato linagliptin per il trattamento dei pazienti adulti con T2D come monoterapia o in combinazione con metformina, con metformina e una sulfonilurea, e come terapia aggiuntiva all’insulina. Negli Stati Uniti, linagliptin è stato inoltre approvato per l’uso in questa popolazione con una sulfonilurea e con pioglitazone.3 Non è richiesto alcun aggiustamento della dose di linagliptin in caso di riduzioni della funzionalità renale o epatica.3,4

 

Linagliptin

Linagliptin (5 mg, una volta al giorno) è commercializzato in Europa con il nome di Trajenta® (linagliptin) e negli Stati Uniti con il nome di Tradjenta® (linagliptin) come compressa da assumere una volta al giorno per migliorare, insieme alla dieta e all’esercizio fisico, il controllo della glicemia negli adulti con T2D. Linagliptin non deve essere utilizzato nei pazienti con diabete di tipo 1 o per il trattamento della chetoacidosi diabetica (incremento di chetoni nel sangue o nell’urina).3,4

 

Bibliografia

 

1.       Johansen OE et al, Cardiovascular (CV) safety of linagliptin in patients with Type 2 Diabetes (T2D): A pooled comprehensive analysis of prospectively adjudicated CV events in Phase 3 studies. Oral Presentation No: 376-OR. Presentato all’American Diabetes Association® (ADA) 73rd Scientific Sessions. 21-25 giugno, Chicago, Illinois.

2.       Marx N. et al, Baseline characteristics of participants enrolled in the CARdiovascular Outcome Study of LINAgliptin Versus Glimepiride in Early Type 2 Diabetes (CAROLINA). Abstract 1931. Presentato all’American Diabetes Association® (ADA) 73rdScientific Sessions. 21-25 giugno, Chicago, Illinois.

3.       Tradjenta® (linagliptin) compresse. Sintesi della scheda tecnica. Prima approvazione negli USA: 2011.

4.       EMA. Trajenta® (linagliptin) compresse. Riassunto delle caratteristiche del prodotto EMA 2011.