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Diabete: linagliptin disponibile anche in Italia. E' inibitore del DPP-4

Boehringer Ingelheim e Eli Lilly and Company annunciano  che  linagliptin, farmaco autorizzato con procedura centralizzata dalla Commissione Europea in data 24 agosto 2011,  ha ottenuto, da parte dell’Agenzia Italiana del Farmaco, la Determina sul regime di rimborsabilità e prezzo di vendita, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale serie generale n. 273 del 21 novembre 2013, per il trattamento del diabete di tipo 2, per migliorare il controllo della glicemia negli adulti con le seguenti indicazioni:

 

-          come monoterapia nei pazienti inadeguatamente controllati con la sola dieta ed esercizio fisico, per i quali la metformina non è appropriata, per intolleranza o è controindicata in presenza di  insufficienza renale;

-          come terapia di associazione con metformina e con metformina e una sulfanilurea quando dieta ed esercizio fisico, insieme a un regime con i suddetti farmaci non forniscono un adeguato controllo della glicemia.

 

Capostipite dei farmaci dell’Alleanza tra Boehringer Ingelheim e Eli Lilly and Company in area diabetologica, linagliptin è il primo inibitore del DPP-4 ad essere approvato con dosaggio unico per il trattamento del diabete di tipo 2 negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone.

 

A differenza degli altri inibitori del DPP-4 linagliptin viene escreto prevalentemente per via biliare ed intestinale e solo in minima parte per via renale (<5%), e non richiede alcun aggiustamento posologico. Oltre alla bassa escrezione renale, recenti analisi hanno messo in luce la potenzialità della terapia con linagliptin nel ridurre l’albuminuria, quando somministrato in aggiunta ai trattamenti standard raccomandati nei pazienti con diabete di tipo 2 e problemi di funzionalità renale 7.

 

Gli studi clinici condotti finora, inoltre, dimostrano che il linagliptin è efficace e ben tollerato anche nei pazienti anziani (sino a 80 anni) 8, non produce alcuna variazione significativa del peso corporeo, non è associato ad un aumento del rischio cardiovascolare 2.

Alla luce di questi dati, linagliptin potrebbe rivelarsi un antidiabetico orale utile nei pazienti anziani con diabete di tipo 2, che costituiscono una popolazione prevalente per la quale le altre possibilità di trattamento non sono state sufficientemente studiate e che presentano limitazioni importanti.

Sulla base di queste evidenze le autorità regolatorie internazionali hanno riconosciuto a linagliptin, caso unico nella classe dei DPP-4, l’indicazione di utilizzo nei pazienti fino ad 80 anni.

 

“Il fatto che da oggi sia disponibile anche per i pazienti italiani questa nuova opzione terapeutica è importante - afferma Carlo Giorda, Direttore Malattie Metaboliche e Diabetologia ASL Torino 5- soprattutto se consideriamo che in Italia, secondo gli ultimi dati degli Annali di AMD, la percentuale dei pazienti con diabete al di sopra dei 65 anni supera il 60 % della popolazione diabetica, che si traduce, in termini assoluti, in circa 1.800.000 persone. Per questa popolazione di pazienti è sempre più necessario avere un approccio terapeutico a 360°, che consenta di raggiungere un buon controllo glicemico in sicurezza, considerando le frequenti patologie concomitanti e le diverse complicanze del diabete stesso, quali l’insufficienza renale.”


Studio di Fase IV

In occasione del Congresso Mondiale sul Diabete in corso a Melbourne (2-6 dicembre 2013) sono stati presentati i nuovi dati1 dello studio di fase IV di valutazione di linagliptin (5 mg) come monoterapia o in associazione a metformina (1500 o 2000 mg) in adulti naïve al trattamento, con diagnosi recente (<12 mesi) di diabete di tipo 2 non controllato e marcata iperglicemia (HbAc1c > 8,5%), da cui emerge una riduzione significativa dei valori dell’emoglobina glicata (HbA1c) sino al 2,8% dopo 24 settimane di trattamento.

 

Nello studio sono stati inclusi 316 adulti con HbA1c media di 9,8% randomizzati a ricevere linagliptin 5 mg una volta/die (n = 157) o l’associazione iniziale di linagliptin 5 mg una volta/die e metformina due volte/die (titolata sino a una dose massima di 2000 mg/die; n = 159) per 24 settimane. I risultati hanno mostrato che:

 

  • linagliptin in monoterapia e l’associazione iniziale di linagliptin + metformina hanno determinato riduzioni statisticamente significative di HbA1c rispettivamente del 2,0 % e del 2,8 %;
  • la riduzione di HbA1c con l’associazione iniziale di linagliptin + metformina è stata statisticamente superiore a linagliptin in monoterapia;
  • il 61% dei pazienti con linagliptin + metformina e il 39% dei pazienti con linagliptin in monoterapia ha raggiunto l’obiettivo di HbA1c <7% alla settimana 24;
  • entrambi i regimi sono stati complessivamente ben tollerati con pochi eventi avversi seri correlati al farmaco;
  • episodi di ipoglicemia si sono verificati solo nel 3,2% e nell’1,9% dei pazienti trattati rispettivamente con linagliptin in monoterapia e con l’associazione iniziale linagliptin + metformina;
  • il peso corporeo è rimasto stabile con linagliptin in monoterapia ed è diminuito con la terapia combinata (differenza fra i bracci di –1,3 kg).

 

“Migliorare il controllo glicemico nelle fasi iniziali del diabete di tipo 2 è importante, soprattutto negli adulti che, alla diagnosi iniziale, hanno mostrato valori glicemici piuttosto elevati” ha dichiarato il Professor Klaus Dugi, Corporate Senior Vice President Medicine di Boehringer Ingelheim.  “Il calo significativo di HbA1c osservato sia con linagliptin in monoterapia, che con l’associazione iniziale con metformina mette in evidenza la rilevanza di queste opzioni terapeutiche per chi soffre di diabete di  tipo 2”.

 

Lo Studio

In questo studio clinico internazionale in doppio cieco, 316 soggetti naïve al trattamento con diagnosi recente (<12 mesi) di diabete di tipo 2 non controllato (HbA1c basale tra 8,5 e 12,0 %) sono stati  randomizzati a ricevere linagliptin 5 mg una volta/die (n=157) o l’associazione iniziale di linagliptin 5 mg una volta/die più metformina due volte/die (dose iniziale di 1000 mg/die titolata in aumento nelle prime sei settimane; dose massima di 2000 mg/die; n=159) per 24 settimane. L’endpoint primario era la differenza della variazione rispetto al basale di HbA1c fra i gruppi di trattamento, considerando la coorte di pazienti per-protocollo, ovvero tutti coloro che al termine dell’osservazione erano ancora in trattamento con la terapia di studio (linagliptin, n=113; linagliptin + metformina, n=132).  Lo studio non ha compreso un braccio di controllo a placebo.