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VENDEMMIA: ANNATA RECORD PER IL VENETO, +10% DI PRODUZIONE

“Sarà una vendemmia da libro degli annali, sia per quantità che per qualità. Con il 10 per cento di produzione in più, i viticoltori veneti raggiungeranno il record dei 9,1 milioni di ettolitri prodotti e salgono in vetta alla classifica nazionale”.

Giuseppe Pan, assessore regionale all’Agricoltura, evidenzia soddisfatto le prime anticipazioni dell’associazione nazionale degli enologi che danno al Veneto la palma nell’incremento della raccolta delle uve e della produzione di vini per il 2015. “E’ il risultato di una stagione climatica d’eccezione – commenta – nella quale le alte temperature dell’estate forse più calda del secolo si sono combinate con le piogge di agosto; ma anche di una politica che ha consentito impianti di vigneti di qualità e premiato il lavoro delle cantine sociali”.

“Ora la sfida è quella di potenziare la promozione e la commercializzazione all’estero dei nostri marchi di qualità – prosegue Pan – possibilmente sfruttando l’onda lunga dell’Expo che ci proietta verso i nuovi mercati del lontano Oriente e d’Oltreoceano.  Anche quest’anno la Regione Veneto impegna oltre 10 milioni di euro per sostenere progetti di promozione e di commercializzazione all’estero dei suoi vini, che valgono il 32 % dell’intero export enologico nazionale. Il mondo ha imparato a conoscere e ad apprezza i nostri Prosecchi e Amaroni, ma il Veneto è terra anche di vitigni storici che meritano di essere riscoperti e valorizzati. Ora dobbiamo concentrarci di più nel mantenere alta la qualità dei nostri marchi e nel diffonderne immagine e cultura, perché i viticoltori veneti nulla hanno da invidiare ai grandi produttori che sinora hanno detenuto il controllo di mercati internazionali”.

“Purtroppo – conclude l’assessore veneto – il governo nazionale va in direzione opposta, visto che ha ridotto del 30 per cento i contributi ministeriali ai progetti di promozione multiregionali dei vini italiani, costringendo regioni e aziende a rimodulare gli impegni di spesa. E’ un atto di incomprensibile miopìa che penalizza la competitività del ‘made in Italy’ in un settore di prestigio, che ha grandi potenzialità e tutte le carte in regola per conquistare nuove piazze e nuovi consumatori”.

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