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UROLOGI: "PROTESI AL PENE DOPO UN TUMORE. INTERVENTO NEI LEA"

Solo il 10% degli italiani che hanno bisogno di una protesi peniena riesce a farsi operare in una struttura pubblica. Per ritornare ad una normale attività sessuale il restante 90% deve affidarsi al privato.

L’intervento deve essere inserito quanto prima nei livelli essenziali di assistenza (LEA). E’ questa la richiesta avanzata dall’Associazione Urologi Italiani (AURO) durante il suo 22° congresso nazionale di Bologna.

“L’operazione è interamente rimborsata dal sistema sanitario nazionale ma attualmente per motivi economici solo alcuni ospedali riescono a svolgerla - afferma il dott. Maurizio Carrin,o Responsabile della Chirurgia Andrologica dell’Ospedale Cardarelli di Napoli -. Siamo costretti a selezionare i pazienti e di solito diamo precedenza a chi ha dovuto affrontare un intervento chirurgico dopo un tumore. Le protesi di ultima generazione sono semirigide e gonfiabili: possono così garantire un’erezione più fisiologica. I costi però sono alti e non sostenibili per i budget sempre più risicati di molte strutture pubbliche. I pazienti più fortunati riescono talvolta ad essere operati in un'altra regione rispetto a quella di provenienza”.


Il deficit erettile è un altro dei temi al centro del congresso di Bologna. “La salute sessuale è lo specchio del benessere maschile - sostiene il dott. Antonio Casarico, Istituto Clinico Beato Matteo di Vigevano -. L’impotenza è un problema che colpisce oltre 3 milioni di italiani ma solo il 10 % riceve una terapia. Molte volte dietro al disturbo si nascondono malattie bene più gravi e pericolose come ipertensione, infarto, diabete o ipercolesterolemia. Quando si presenta il problema è fondamentale, soprattutto per gli uomini con più di 50 anni, rivolgersi immediatamente ad un medico specialista”.

Un’altra soluzione ai disturbi che affliggono gli italiani sotto le lenzuola è rappresentata dalla terapia ormonale sostitutiva. “Con la fine dell’adolescenza l’uomo affronta una riduzione costante del testosterone dell’uno per cento l’anno - sottolinea il dott. Massimo Capone dirigente medico dell’Unità operativa di Urologia ASL 2 Gorizia -. Se il livello ormonale è troppo basso le conseguenze per la salute sono calo della libido, sbalzi d’umore e senso generale di malessere. Attraverso la somministrazione di ormoni possiamo risolvere molti di questi problemi. E’ una cura sicura e molto efficace che garantisce una buona qualità di vita ma non può essere adatta a tutti i pazienti. Prima di iniziare la terapia deve essere svolta un’accurata valutazione della salute generale ed alcuni esami specifici alla prostata”.



Al congresso AURO molte sessioni sono dedicate anche alle malattie urologiche femminili come l’incontinenza urinaria. “E’ una problematica molto più diffusa tra le donne - sostiene la dott.ssa Roberta Gunelli dell’Urologia dell'Ospedale “G.B.Morgagni-L.Pierantoni” di Forlì -. Le cause sono le contrazioni involontarie provocate dall’iperattività della vescica, il malfunzionamento del muscolo sfintere o interventi chirurgici per rimuovere un tumore della vescica. Per vincere la partita contro l’incontinenza è necessario un buon allenamento. Esistono, infatti, esercizi riabilitativi che se appresi nel modo corretto ed eseguiti con costanza garantiscono ottimi risultati. Tutte le donne colpite da incontinenza dovrebbero svolgergli ma questo non sempre avviene”.

“La “ginnastica” per la riabilitazione del pavimento pelvico deve sempre essere consigliata alle pazienti - afferma il dott. Fulvio Di Tonno urologlo dell’Ospedale Civile Mestre (Venezia) -. E’ necessario che la donna sia motivata e che segua scrupolosamente le istruzioni dell’urologo e del fisioterapista. Al di là degli esercizi per eliminare i problemi dell’incontinenza è importante diminuire di peso e avere un intestino che si svuota regolarmente”.

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