IT   EN

Ultimi tweet

UNA DIMINUZIONE DI UDITO LA VERA CAUSA DELLE DIFFICOLTA’ A SCUOLA

Il bambino che si distrae facilmente, con apparentemente difficoltà di apprendimento, poca partecipazione e qualche voto basso potrebbe nascondere un problema che va al di là dello scarso interesse per le lezioni. In alcuni casi, infatti, potrebbe esserci un deficit uditivo, che maschera la vera realtà del problema.

 

E’ stato uno degli argomenti affrontati nel corso della lunga maratona di esperti, associazioni, aziende, istituzioni, specialisti in occasione della Decima edizione del Word Hearing Day, che si è celebrata l’altro giorno. «In certi casi la difficoltà di fare un corretto screening nei bambini è evidente- afferma Carlo Martinelli, General Manager e Amministratore Delegato Cochlear- comprendere se un alunno ha difficoltà uditive non è così immediato anche perchè spesso di pensa subito a cause diverse non patologiche ma legate alla poca voglia di studiare. In realtà il problema può essere differente ma soprattutto è possibile affrontarlo efficacemente e superarlo con la corretta diagnosi e il ricorso, quando necessirio, all’impianto cocleare». Si tratta di dispositivi, che bypassano la parte danneggiata dell’orecchio e stimolano direttamente il nervo acustico, migliorando la chiarezza dei suoni e la capacità di comprendere il linguaggio, fondamentale in ogni occasione e soprattutto tra i banchi di scuola. «Mentre la diagnosi neonatale è più diffusa e scopre più facilmente determinate problematiche, con i bambini più grandi e poi con gli adulti è molto più complicato, perchè ci sono sia fattori confondenti sia poca conoscenza delle possibilità a disposizione -prosegue Martinelli- eppure la soluzione è a portata di mano, grazie alla tecnologia degli impianti cocleari».

 

I numeri dell’ipoacusia sono davvero impressionanti: circa il 5% della popolazione mondiale “convive” con una perdita uditiva e le stime dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) prevedono che circa una persona su quattro entro il 2050 sperimenterà una forma di diminuzione dell’udito e che un miliardo i giovani, sempre entro i prossimi 30 anni, avrà una diminuzione precoce dell’udito senza adeguate contromisure. Ma la prevenzione è possibile sia modificando i propri stili di vita, cominciando a diminuire il volume nelle cuffie, della TV, dei videogiochi, sia più in generale negli ambienti di lavoro, a scuola e con politiche urbanistiche, che possano diminuire l’impatto del rumore, anche grazie alla mappatura di aree specifiche e di orari più a rischio.

 

Ricorrendo anche all’intelligenza artificiale è possibile cosi valutare l’impatto di interventi, tramite modelli creati dal software, e prevedere in maniera virtuale le condizioni ambientali nel futuro. Innovazioni che toccano da vicino anche la telemedicina, come sottolineato dal presidente della Società Italiana di Telemedicina (SIT), Antonio Gaddi: «Ancora non è sfruttata pienamente questa tecnologia ma oggi, grazie anche al PNRR, contiamo sull’home care, sulla cura direttamente a domicilio e si è innescato un processo positivo, che vede coinvolti Ministeri, Agenas, ISS e che richiede un lavoro costruttivo da fare insieme». In particolare il settore dei disturbi dell’udito «è uno dei principali e e più favolevoli, affinchè le tecnologie portate al paziente e opportunamente umanizzate siano utili ed efficaci -prosegue Gaddi- Come Sit stiamo costituendo una Commissione Nazionale, per  verificare quali possano essere i progetti operativi. Lo vogliamo fare superando soluzioni imposte dall’alto ma fondandoci sulla cooproduzione, ovvero società del terzo settore, associazioni, imprese come la Cochlear, che ci aiuterà nella realizzazione di questa Commissione, giuristi, esperti di scienze umane, ingegneri, tutti insieme per definire cosa si farà e come; questo è il modo per fare davvero proposte valide ed efficaci per i cittadini». 

 

Commenta questo articolo:

*
Il tuo indirizzo email non sarà visibile agli altri utenti.
Il commento sarà pubblicato solo previa approvazione del webmaster.