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UN CHIP NEL CERVELLO CON NEURALINK. PROGETTO DI ELON MUSK

Impiantare nel cervello umano degli elettrodi sottilissimi, del diametro di circa un terzo rispetto a un capello, collegati a un dispositivo esterno (dietro alle orecchie), per trasferire i segnali cerebrali a un computer. Un modo per aiutare le persone amputate, con deficit visivi,uditivi e di linguaggio. 

E' l'interfaccia cervello-macchina (BMI) dell'azienda Neuralink, un progetto di Elon Musk, presentata a Luglio, e di nuovo venerdi 28 su You Tube. 

Se ne parla nello specifico in una presentazione su 'BioRxiv', un pre print, cioè uno studi preliminare, che va poi sottoposto a una revisione degli specialisti, per validarne la correttezza. 

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"Le interfacce cervello-macchina (BMI) sono promettenti per il ripristino della funzione sensoriale e motoria e per il trattamento dei disturbi neurologici, ma gli BMI clinici non sono stati ancora ampiamente adottati, in parte perché il numero modesto dei canali ha limitato il loro potenziale", si legge nello studio, "Ogni filo può essere inserito individualmente nel cervello con precisione micron per evitare la vascolarizzazione superficiale e mirare a specifiche regioni del cervello. Un unico cavo USB-C fornisce lo streaming di dati a larghezza di banda completa dal dispositivo, registrando da tutti i canali contemporaneamente. Questo sistema ha raggiunto una resa massima fino al 70% negli elettrodi impiantati". Test effettuati su scimmie sembrano aver avuto risultati positivi. 

La miniturizzazione e il design dell'ASIC Neuralink offre una grande flessibilità nella progettazione del sistema e supporta un numero di canali molto elevato entro limiti pratici di dimensioni e potenza.

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"In linea di principio, il nostro approccio alle interfacce cervello-macchina è altamente estensibile e scalabile. Mentre è necessario affrontare sfide tecnologiche significative prima che un dispositivo a larghezza di banda elevata sia adatto per l'applicazione clinica, con un dispositivo del genere è plausibile immaginare che un paziente con lesioni del midollo spinale possa controllare abilmente un mouse e una tastiera digitali. Se combinato con tecniche di stimolazione spinale in rapido miglioramento, in futuro questo approccio potrebbe plausibilmente ripristinare la funzione motoria. Le interfacce neurali a larghezza di banda elevata dovrebbero consentire una varietà di nuove possibilità terapeutiche".

Lo studio: https://www.biorxiv.org/content/10.1101/703801v4.full

 

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