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TUMORI: FARMACI BIOLOGICI E NUOVE TECNICHE DI IMAGING

La diagnostica per immagini consente oggi di prevedere e misurare la risposta del tumore al farmaco o a una terapia radiante. In un era in cui terapie convenzionali dimostrano limiti, le tecniche di imaging offrono una più attendibile valutazione della loro efficacia.

Si tratta di uno sviluppo cruciale in ambito radiologico, che diventa determinante nelle scelte dell’oncologo sul percorso terapeutico da adottare o modificare. Inoltre l'integrazione dell’imaging avanzato risulta essere utile anche nel processo di sviluppo della sperimentazione clinica.  I trattamenti con farmaci biologici sono costosi e spesso fuori indicazione, nonostante il beneficio clinico sia dimostrato soprattutto in tumori orfani di trattamenti attivi. E’ pertanto  indispensabile il sodalizio tra oncologi e radiologi in termini di efficacia per il paziente e per i risvolti economici di spesa: quindi selezionare con attenzione i pazienti che potrebbero beneficiare del trattamento prima di iniziarlo ed effettuare controlli molto precoci con tecniche di imaging per identificare quei pazienti resistenti o meno a uno specifico trattamento.

L’incontro a Roma, all’Istituto Regina Elena, è stato un intenso confronto aperto tra oncologi e radiologi su questi temi di grande attualità in tutto il mondo: la rete dei principali centri di ricerca Quantitative Imaging Network (QIN) istituito dal National Cancer Institute (NCI) ha di recente scritto una lettera a tutti i direttori dei centri oncologici attraverso la rivista dell’American Society of Clinical Oncology per sollecitare e strutturare le modalità di collaborazione tra radiologi e oncologi.

 

Negli ultimi anni si è assistito ad un grande sviluppo sul fronte oncologico, con l’introduzione di nuovi farmaci, e nell’ambito radiologico con l’avvento di nuove tecniche di imaging. La grande sfida è quella di personalizzare sempre più le terapie oncologiche grazie ai farmaci selettivi che agiscono su differenti bersagli molecolari e beneficiare delle tecniche di imaging per ottenere una  rivalutazione della risposta a trattamenti biologici nei pazienti in terapia.  “L’imaging  - spiega Antonello Vidiri, radiologo del Regina Elena  - ed in particolare la Risonanza Magnetica permette di ottenere oltre al dato morfologico, dati sulla cellularità dei tessuti con una tecnica che prende il nome di diffusione; dati sulla vascolarizzazione e sulla neoangiogenesi del tumore tramite una tecnica che prende il nome di perfusione, che può essere anche eseguita su apparecchiature TC e dati metabolici in vivo attraverso una tecnica che prende il nome di spettroscopia. Se a questi dati aggiungiamo quello metabolico che è possibile ottenere con la PET, disporremo di una mole di informazioni, che ci permettono di caratterizzare meglio la neoplasia e di conseguenza di modulare al meglio le terapie.”

 

Un esempio. Uno dei farmaci biologici di punta per il trattamento dei tumori è il bevacizumab. Un recente studio firmato da ricercatori del Regina Elena ha indagato  sugli effetti di bevacizumab in pazienti con recidiva di gliomi ad alto grado e ha utilizzato la tecnica di perfusione con Tomografia Computerizzata (PCT), per ottenere informazioni sull’andamento del trattamento con controlli in fase precoce. “I risultati osservati – spiega l’oncologa Alessandra Fabi -  sono che bevacizumab svolge un effetto di normalizzazione sulla vascolarizzazione anomala del tumore. Dopo la somministrazione ai pazienti di una singola dose di bevacizumab,  c’è stato un miglioramento in ipossia del microambiente tumorale. Questi risultati hanno mostrato che la quantificazione delle regioni intra-tumorali necrotiche è un potenziale biomarker di imaging della risposta del tumore alle terapie col farmaco biologico.”

 

“In questi anni il nostro Istituto – raccontano Fabi e Vidiri - si è dotato di apparecchiature all’avanguardia che permettono studi con tecniche di imaging funzionali e metaboliche. Abbiamo organizzato gruppi di studi specifici per le differenti neoplasie in cui ci confrontiamo tra oncologi e radiologi, visto anche il largo impiego di trattamenti biologici innovativi che il nostro Istituto adotta nell’ambito di studi clinici e nella pratica clinica.”

 antonio caperna

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