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Tumore prostata, Darolutamide migliora in modo significativo la sopravvivenza globale nella malattia non metastatica, con un profilo di sicurezza favorevole #ASCO20

Darolutamide ha dimostrato di migliorare significativamente la sopravvivenza globale (OS) e di ritardare l’insorgenza dei sintomi associati alla malattia, riducendo la tossicità legata al trattamento, negli uomini con tumore della prostata non metastatico resistente alla castrazione (nmCRPC).

I dati dell’analisi finale di sopravvivenza, pre-pianificata, dello studio di fase III ARAMIS verranno presentati al 2020 Virtual Scientific Program della Società Americana di Oncologia Clinica (ASCO), che si terrà dal 29 al 31 maggio 2020.

I risultati dello studio ARAMIS pubblicati precedentemente avevano mostrato un miglioramento significativo dell’endpoint primario di efficacia, la sopravvivenza libera da metastasi (MFS), con una mediana di 40,4 mesi per darolutamide in associazione a terapia di deprivazione androgenica (ADT) rispetto ai 18,4 mesi per placebo in combinazione con ADT (p<0.001); tuttavia i dati di sopravvivenza globale non erano ancora maturi al momento dell’analisi di MFS.

“Gli uomini con carcinoma prostatico non metastatico resistente alla castrazione (nmCRPC) generalmente non presentano sintomi. Nel decidere il trattamento per questi pazienti, l’obiettivo del clinico è di migliorare la sopravvivenza globale, limitando gli effetti collaterali e le interazioni tra i farmaci” afferma Karim Fizazi, M.D., Ph.D., Professor of Medicine presso Institut Gustave Roussy, Villejuif, Francia. “Questi dati rendono sempre più evidente che darolutamide è un’opzione di trattamento efficace con un profilo di sicurezza favorevole che prolunga la vita dei pazienti e ritarda i sintomi correlati al tumore e le morbidità, senza modificare le attività di tutti i giorni.”

Analisi finale di sopravvivenza globale presentata all’ASCO Virtual Scientific Program
I pazienti trattati con darolutamide in combinazione con ADT hanno mostrato un miglioramento significativo della sopravvivenza globale (OS) rispetto a placebo in associazione a ADT, con una riduzione del 31% del rischio di morte (HR=0.69, 95% CI0.53-0.88; p=0.003).

Darolutamide ha una struttura chimica peculiare e inibisce la proliferazione delle cellule cancerogene, limitando al contempo gli effetti collaterali che impattano sulla vita quotidiana dei pazienti. Ad un follow-up prolungato, il profilo di sicurezza di darolutamide si mantiene favorevole, permettendo agli uomini con nmCRPC di preservare il loro stile di vita quotidiano. Coerentemente con i risultati delle analisi primarie precedentemente riportati, darolutamide in associazione a ADT ha mostrato un profilo di tollerabilità favorevole rispetto a sola ADT, confermato da una analisi di sicurezza ad una prolungata osservazione, senza aumenti clinicamente rilevanti dei tassi di ipertensione, cadute o effetti sul sistema nervoso centrale (CNS). Nell’analisi di folIow-up degli endpoint secondari, questi risultavano tutti statisticamente significativi. L’utilizzo di darolutamide con ADT ha mostrato di ritardare in modo significativo il tempo alla progressione del dolore, alla chemioterapia citotossica e al primo evento scheletrico sintomatico (SSE) rispetto a placebo e ADT.

Darolutamide viene sviluppato congiuntamente da Bayer e Orion Corporation, un’azienda farmaceutica finlandese che opera su scala mondiale, ed è indicato per il trattamento dei pazienti con nmCRPC ad alto rischio di sviluppare malattia metastatica. L’approvazione di darolutamide in Unione Europea (EU), Stati Uniti, Australia, Brasile, Canada e Giappone è basata sui dati dello studio clinico registrativo di fase III ARAMIS che ha valutato l’efficacia e la sicurezza di darolutamide e ADT rispetto a placebo e ADT.

Lo studio ARAMIS
Lo studio ARAMIS è uno studio di fase 3 randomizzato, multicentrico, in doppio cieco, controllato verso placebo, disegnato per valutare la sicurezza e l’efficacia di darolutamide per via orale nei pazienti con nmCRPC in trattamento con ADT e ad alto rischio di sviluppare metastasi. Nel corso dello studio clinico, 1.509 pazienti sono stati randomizzati in rapporto 2:1 ad assumere 600 mg di darolutamide per via orale due volte al giorno o placebo in associazione con ADT. Nello studio erano ammessi anche i pazienti con storia di convulsioni.

Darolutamide
Darolutamide è stato approvato a marzo 2020 nell’ambito dell’Unione Europea per il trattamento di pazienti con carcinoma prostatico non metastatico resistente alla castrazione (nmCRPC), che sono ad alto rischio di sviluppare metastasi. Darolutamide ha anche ricevuto l’approvazione regolatoria negli Stati Uniti, in Australia, Brasile, Canada e Giappone, e autorizzazioni sono in via di approvazione o programmate in altri Paesi.

Darolutamide è un inibitore orale del recettore degli androgeni (ARi) con una struttura chimica peculiare: si lega al recettore degli androgeni con un’elevata affinità e mostra una forte attività antagonista, inibendo la funzione del recettore e la crescita delle cellule di carcinoma prostatico. È anche in corso uno studio di Fase III (ARASENS) di darolutamide nel tumore della prostata ormono-sensibile metastatico. Informazioni sullo studio sono disponibili nel sito www.clinicaltrials.gov.

Il carcinoma prostatico resistente alla castrazione (CRPC)
Il carcinoma prostatico è il secondo tumore per incidenza nella popolazione maschile in tutto il mondo. Si stima che nel 2018, nel mondo, 1,2 milioni di uomini abbiano ricevuto una diagnosi di tumore della prostata e circa 358.000 siano deceduti a causa di questa patologia. Il carcinoma prostatico rappresenta la quinta causa di morte per tumore negli uomini e si sviluppa in seguito alla proliferazione anomala delle cellule all'interno della ghiandola prostatica, che fa parte dell'apparato riproduttivo maschile. Interessa prevalentemente gli uomini di età superiore a 50 anni e il rischio aumenta con l'avanzare dell'età.
Le opzioni terapeutiche variano dalla chirurgia alla radioterapia fino alla terapia con antagonisti dei recettori ormonali, ossia sostanze che bloccano la produzione di testosterone o ne inibiscono l'effetto nella sede target. Tuttavia, in quasi tutti i casi, il tumore con il tempo diventa resistente alla terapia ormonale tradizionale.

Il carcinoma prostatico non metastatico resistente alla castrazione (nmCRPC) è una forma avanzata della patologia in cui il tumore progredisce nonostante la terapia di deprivazione androgenica (ADT), anche in seguito alla forte riduzione dei livelli di testosterone nell'organismo. Negli uomini affetti da nmCRPC, un rapido tempo di raddoppiamento dei livelli di PSA è stato costantemente associato a una riduzione del tempo alla comparsa della prima metastasi e alla morte. Circa un terzo degli uomini con nmCRPC sviluppa metastasi entro due anni.

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