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Tumore ovarico: arriva in Italia la terapia contro la "mutazione Jolie"

prof. Sandro Pignata, Direttore del Reparto Uro-Ginecologico dell’Istituto dei Tumori Pascale di Napoli

Buone notizie nella lotta al tumore ovarico. Sarà presto disponibile in Italia[1] olaparib: la terapia che agisce contro la mutazione del gene BRCA, ribattezzata “mutazione Jolie” perché lo scorso anno ha portato l’attrice americana Angelina Jolie alla decisione di farsi asportare le ovaie per prevenire la formazione del tumore.

Sviluppato da AstraZeneca, olaparib è la prima target therapy approvata per il trattamento di mantenimento delle pazienti con tumore ovarico in stadio avanzato positivo alla mutazione BRCA. La nuova terapia ha dimostrato di aumentare significativamente la sopravvivenza media delle pazienti fino a oltre 11 mesi, riducendo inoltre il rischio di progressione di malattia o di decesso oltre l’80%[2].

La mutazione BRCA può fare aumentare la probabilità di sviluppare un tumore fino al 46%, rispetto all’1,8% della popolazione generale. Si stima che la mutazione BRCA sia presente nel 15-25% delle pazienti con tumore ovarico.

Ogni anno circa 250 mila donne si ammalano di tumore ovarico nel mondo[3], quasi 5 mila solo in Italia[4]. Si tratta di un “killer silenzioso”, che provoca più di 140 mila morti ogni anno[5],[6] e che nel nostro Paese rientra tra le prime 5 cause di morte oncologica tra le donne fino ai 70 anni4.

“Olaparib rappresenta un’opzione terapeutica innovativa, che ha dimostrato di migliorare la storia naturale della malattia nelle pazienti con un tumore ovarico positivo alla mutazione BRCA. Il suo arrivo - commenta Sandro Pignata, Direttore del Reparto Uro-Ginecologico dell’Istituto dei Tumori Pascale di Napoli - deve essere accolto con entusiasmo, perché dimostra come la ricerca sia attiva e stia facendo passi da gigante anche nel campo del tumore ovarico, dove i farmaci biologici continuano a essere rari. La nuova terapia, inoltre, ha un impatto importante sui percorsi diagnostico terapeutici del tumore ovarico: i test molecolari assumono un ruolo più centrale, sia ai fini terapeutici, sia in ottica preventiva. I test permettono, infatti, di individuare la presenza di una mutazione nelle pazienti, offrendo loro un trattamento mirato, ma consentono anche di identificare i familiari a rischio all’interno di un percorso preventivo”. 

Il tumore ovarico è considerato un “killer silenzioso”: i suoi sintomi vengono spesso ignorati e scambiati per disturbi minori. Ancora oggi il 75% dei casi viene diagnosticato in stadio avanzato[7], con un conseguente peggioramento della prognosi. Una diagnosi precoce porterebbe invece a un aumento delle possibilità di sopravvivenza. Quando il tumore è diagnosticato in uno stadio iniziale ed è ancora confinato alle ovaie, il 90% delle pazienti ha infatti probabilità di sopravvivere per più di cinque anni. Se la diagnosi viene fatta in stadio avanzato, le possibilità diminuiscono drasticamente, riducendosi fino al 27%[8]

“Ormai sono anni che la medicina ha sancito l’importanza dei test genetici per prevenire e contrastare una miriade di tumori, come ad esempio, quello ovarico.

Per questo, investire nella diffusione dei test molecolari su tutto il territorio nazionale, per quanto inizialmente costoso, deve essere una priorità per lo Stato. Finalmente essendo passati dalla medicina generica alla medicina personalizzata, nell’affrontare e curare un tumore non si ragiona più in termini di speranza di vita, ma di qualità di vita del paziente”, dichiara la Senatrice Fabiola Anitori, membro della commissione Igiene e Sanità. “È diritto di tutti curarsi, anche se la propria patologia è rara. Da qui nasce la volontà del legislatore di incoraggiare, anche con incentivi quali scientific advice gratuito o protocol assistance, lo sviluppo di farmaci per malattie rare. Il legislatore ha il dovere di sostenere le pazienti, i famigliari e le associazioni, perché si sentano appoggiati nell’affrontare la malattia, rendendola così più accettabile”.

“Da sempre ACTO onlus si impegna affinché tutte le donne con tumore ovarico possano avere un accesso tempestivo alle cure di cui hanno bisogno. L’arrivo in Italia di olaparib è l’occasione per riflettere ancora una volta sull’importanza dei test molecolari, il cui accesso in Italia non è ancora omogeneo in tutte le regioni. Va ribadito - commenta Nicoletta Cerana, presidente ACTO onlus, Alleanza contro il tumore ovarico - che i test genetici sono fondamentali per identificare precocemente il tumore e modificare la prognosi della malattia. Non solo permettono alle pazienti di accedere a terapie personalizzate e mirate, ma hanno anche un valore diagnostico importante, consentendo ad ogni donna di adottare strategie di riduzione del rischio adeguate”.

Olaparib è il capostipite di una nuova classe di farmaci: i PARP inibitori, capaci di bloccare il poli-ADP-ribosio polimerasi (PARP), un enzima nucleare coinvolto in una serie di processi cellulari tra cui la riparazione dei danni al DNA e la morte cellulare programmata. Bloccando l’enzima PARP, il nuovo farmaco fa sì che il DNA, danneggiato dalla mutazione BRCA, non venga riparato, contribuendo così alla morte della cellulare tumorale e determinando una riduzione della dimensione del tumore o un rallentamento della sua crescita.

“L’arrivo in Italia di olaparib rappresenta un grande passo in avanti per tutte le donne affette da tumore ovarico positivo alla mutazione BRCA. I risultati ottenuti con questo nuovo farmaco segnano una svolta importante in termini di sopravvivenza per la storia clinica delle pazienti, riducendo il rischio di progressione della malattia di oltre l’80% - commenta Gilberto Riggi, Direttore Medico di AstraZeneca Italia - ed olaparib è solo uno degli esempi dell’impegno di AstraZeneca nella ricerca di nuove soluzioni terapeutiche in oncologia. Le nostre sfide nel prossimo futuro si concentrano in particolare su aree ad alto livello di innovazione come l’immuno oncologia. Siamo impegnati su vari filoni di ricerca con l’obiettivo di mettere a disposizione dei pazienti farmaci mirati in grado di garantire una maggior efficacia in termini di prolungamento di vita e una maggiore tollerabilità. In questa strategia va sottolineato il ruolo cruciale dell’Italia, Paese in cui vengono testate il 60% di tutte le molecole oncologiche dell’azienda”.

 

[1] In attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

[2] Ledermann J et al. Lancet Oncol 2014;15(8):852:61

[3] http://www.actoonlus.it/

[4] http://www.registri-tumori.it/PDF/AIOM2015/I_numeri_del_cancro_2015.pdf

[5] Garcia M et al. Cancer Facts & Figures 2007. Atlanta, American Cancer Society, 2007.

[6] World Ovarian Cancer Day; http://ovariancancerday.org/

[7] Cancer Research UK: Ovarian cancer survival statistics; http://www.cancerresearchuk.org/cancer-info/cancerstats/types/ovary/survival/ovarian-cancer-survival-statistics

[8] SEER Cancer Factsheets: Ovary cancer. SEER 18 2003-2009. http://seer.cancer.gov/statfacts/html/ovary.html

 

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