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TUMORE OVAIO, TERAPIA CON TRABECTEDINA CONTRO LE RICIDIVE

 

Allungamento della sopravvivenza e miglioramento della qualità di vita sono alcune delle ambizioni, sempre più realizzabili,  dei clinici recentemente riunitisi a Lisbona in occasione del Congresso della Società internazionale di Ginecologia Oncologica (IGCS).

In particolare questa tendenza si conferma per i tumori dell’ovaio, la cui diagnosi cambia la vita a circa 5mila donne all’anno in Italia che, in genere, stavano bene fino a 2-3 settimane prima

“Improvvisamente bisogna affrontare sia un tumore che necessita chirurgia e chemioterapia sia il pensiero di una prognosi incerta: solo per poche sarà possibile la guarigione- spiega Nicoletta Colombo, Direttore Programma Ginecologia Oncologica, Istituto Europeo di Oncologia, Milano- Forse il momento più terribile è quello della diagnosi della prima recidiva: significa che per tutta la vita si dovrà convivere con il tumore e periodi liberi da malattia si alterneranno con un percorso cronico di trattamenti”.

“Dal punto di vista chirurgico ci sono alcune novità importanti: l’intervento viene individualizzato il più possibile a seconda della patologia ed alcune pazienti possono essere operate per via mininvasiva- aggiunge Giovanni Scambia, Direttore del Polo salute della donna e del bambino, Policlinico Gemelli, Università Cattolica, Roma. Per circa il 70% delle pazienti è bene iniziare con la chirurgia. Almeno la metà delle donne in cui si riesce ad asportare tutto il tumore è libera da malattia a due anni, e con un’ottima qualità di vita. In quel 30% dei casi in cui il carcinoma non è asportabile completamente o perché è troppo avanzato o perché localizzato in sedi dove l’accesso è chirurgicamente difficile, è invece preferibile iniziare prima con la chemioterapia per ridurne le dimensioni, e passare alla sala operatoria successivamente. Anche in questo caso abbiamo un’ottima percentuale di risposta: l’80% riesce a essere operata in modo radicale dopo la chemioterapia”.

L’approccio farmacologico oggi prevede strategie terapeutiche complesse e personalizzate che prevedono più linee di terapia, inoltre si stanno delineando nuove opzioni di trattamento studiate specificatamente per le diverse varianti della malattia.

“Le terapie di mantenimento possono allungare anche di molto i periodi di remissione della malattia, e quindi di sopravvivenza. Attualmente circa la metà delle pazienti è ancora viva a 5 anni”, continua Giorgia Mangili, Responsabile Ginecologia Oncologica dell’Ospedale San Raffaele, Milano. “In quest’ottica diventa importante usare farmaci con un impatto minore sulla qualità di vita e con tossicità gestibili” ricorda Colombo.

Tra le novità disponibili in caso di recidiva si è rivelata efficace e ben tollerata, anche per periodi molto lunghi, una combinazione con una molecola che arriva dal mare, la trabectedina.  Ha la caratteristica unica di non avere una tossicità cumulativa, e questo la differenzia da altri chemioterapici, che vanno sospesi dopo un po’ perché non vengono più sopportati” spiega Colombo.  Le terapie convenzionali presentano invece tossicità cumulative e persistenti, come la tipica neurotossicità, piuttosto invalidante perché causa formicolii alle mani e ai piedi, crampi e dolori, difficoltà a percepire il terreno sotto i piedi come se si camminasse su un terreno instabile. L’alternanza con la combinazione con trabectedina consente di “smaltire” le tossicità delle terapie precedenti e incrementa l’efficacia antitumorale della strategia terapeutica. Inoltre questo trattamento non dà neuropatia e non fa perdere i capelli.

Sebbene quest’ultimo effetto collaterale in genere venga considerato lieve dal medico, rappresenta un problema per le donne che devono conviverci.

“Alopecia, cambiamento del colore della pelle, aumento di peso e menopausa sono cambiamenti che comportano la perdita della propria identità e immagine corporea” spiega Mangili. “Le cure spesso innescano nella mente di una paziente un circolo vizioso: oltre alla patologia, molto spesso, si ammala di solitudine, di isolamento, di depressione. Il mio consiglio alle pazienti è quello invece di curare molto se stesse, il proprio aspetto e i propri desideri, non isolarsi e continuare a fare il proprio lavoro”.

PAOLA GREGORI

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