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TUMORE DELLA PROSTATA: PERCHE’ NON BISOGNA VIVERLO DA SOLI

Europa uomoil movimento europeo nato in Italia per sensibilizzare e informare la popolazione sulle tematiche delle patologie prostaticheinsieme all’Istituto Europeo di Oncologia, organizza il 21 febbraio il primo incontro aperto a pazienti, familiari e al pubblico sul tema “Pazienti e medici uniti nella buona informazione”. L’obiettivo è diffondere l’importanza di condividere le informazioni sul prima, durante e il dopo di un tumore della prostata, superando le barriere culturali che ancora oggi impediscono all’uomo di parlare apertamente di questa malattia.

Eppure non si tratta di un problema raro: il cancro della prostata è il primo tumore diagnosticato nella popolazione maschile (19% dei tumori nel maschio) con 37.000 nuovi casi ogni anno in Italia, dove complessivamente 471.000 uomini convivono con una diagnosi di carcinoma prostatico. Molti di loro affrontano gli effetti collaterali dei trattamenti in solitudine: argomenti delicati e fondamentali per il benessere della persona, come la disfunzione erettile o l’incontinenza, spesso non vengono affrontati né con il medico né con la partner, dando per scontato che non esitano soluzioni migliorative.

“Europa Uomo Italia Onlus è stata fondata nel 2002 dal Professor Umberto Veronesi e dal Dottor Alberto Costa, quale prima associazione per l’informazione sul tumore alla prostata aderente al Movimento europeo costituito da 27 Paesi – dichiara Maria Laura De Cristofaro,  Presidente Europa Uomo Italia - I temi della prevenzione in termini di stili di vita, del percorso diagnostico precoce, delle terapie alternative, comprese quelle osservazionali e della riabilitazione psicofisica del paziente sono trattati ampiamente sul sito istituzionale e sulla rivista da eminenti urologi, oncologi radioterapisti, oncologi medici e psicologi, secondo i criteri dell’approccio multidisciplinare. Nel 2008 sono nati a Milano gli incontri di auto-aiuto fra pazienti con diagnosi di tumore della prostata e loro familiari e amici, coordinati da psicologi. Il confronto con altri pazienti si è rivelato nel tempo indispensabile fonte di incoraggiamento per riconsiderare la vita sotto una nuova luce. “I Venerdì di Europa Uomo”, si tengono due pomeriggi al mese nella sede di Milano dell’associazione.”

“Se identificato e trattato per tempo, il tumore della prostata ha una guaribilità altissima che sfiora il 90%- dichiara Ottavio De Cobelli, Direttore del Programma Prostata IEO -Tuttavia non bisogna ignorare che i trattamenti possono avere un impatto importante sulla qualità di vita, in particolare sulla continenza urinaria e la potenza sessuale, e di conseguenza sulla sfera psicologica della persona nel suo insieme. Noi ci siamo impegnati a conoscere nei dettagli questo impatto, per poterlo ridurre in modo mirato, paziente per paziente. Abbiamo misurato gli esiti funzionali e psicologici di centinaia di pazienti (oltre 600) operati di prostatectomia radicale, per un anno dopo la dimissione chiedendo a ognuno di loro di valutare sia gli eventuali disturbi organicistici (come la continenza, la potenza sessuale, le irritazioni e così via) che il loro vissuto del post-intervento. Ora conosciamo in modo scientifico i diversi fattori che influenzano la qualità di vita dopo una prostatectomia e la nostra sfida è impostare il processo di cura in modo che le probabilità di controllare questi fattori siano le più alte possibili”.

“Oggi l’approccio al paziente oncologico è multidisciplinare – commenta Barbara Jereczek, Direttore della Radioterapia IEO - Esistono numerose opzioni terapeutiche: la scelta dipende dalla singola situazione clinica (stadio di neoplasia, malattie concomitanti ecc.) e preferenze del paziente. Per esempio, nei pazienti con neoplasia non metastatica, la radioterapia a fasci esterni costituisce una valida opzione terapeutica, non invasiva, indolore e selettiva. Inoltre, i notevoli sviluppi tecnologici delle attuali tecniche radioterapiche ci consentono di effettuare un trattamento ablativo in 5 sedute offrendo un ottimo controllo locale di malattia con un accettabile profilo di tossicità. Nei casi più avanzati vengono proposti trattamenti multimodali, mentre in alcuni casi di bassa aggressività si esegue solo il monitoraggio.  E’ fondamentale la comunicazione fra il paziente e il medico per garantire una decisione terapeutica basata sulla piena comprensione dei potenziali rischi e dei benefici di ogni opzione terapeutica.”

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