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TUMORE DEL POLMONE SCLC: DURVALUMAB MIGLIORA SOPRAVVIVENZA. CONGRESSO #IASLC19 A BARCELLONA

AstraZeneca ha presentato i risultati dettagliati dello studio di Fase III CASPIAN, che dimostrano come durvalumab migliori in modo significativo la sopravvivenza globale (OS) nei pazienti con carcinoma polmonare a piccole cellule (SCLC), non precedentemente trattati. 

Durvalumab in combinazione con quattro cicli di chemioterapia ha mostrato un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza globale rispetto allo standard di cura (SoC), costituito dalla sola chemioterapia (etoposide con cisplatino o carboplatino fino a sei cicli) con o senza irradiazione cranica profilattica (PCI). 

Il rischio di morte si è ridotto del 27% (hazard ratio 0,73), con una sopravvivenza mediana di 13 mesi nel braccio di trattamento con durvalumab associato a chemioterapia vs. 10,3 mesi nel braccio di controllo con sola chemioterapia. I risultati hanno mostrato un beneficio prolungato di sopravvivenza globale con una stima del 33,9% di pazienti vivi a 18 mesi nel braccio sperimentale con durvalumab e chemioterapia vs. 24,7% di pazienti trattati nel braccio di controllo. 

I risultati sono stati presentati oggi in occasione del Presidential Symposium della Conferenza mondiale sul tumore del polmone dell’International Association for the Study of Lung Cancer (IASLC) a Barcellona. 

La Dr.ssa Marina Garassino, responsabile della Struttura Semplice di Oncologia Medica Toraco Polmonare presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale di Tumori di Milano ha dichiarato: “CASPIAN conferma un ruolo dell’immunoterapia nel trattamento di prima linea nei pazienti con una diagnosi di carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio avanzato. Rappresenta il primo studio a valutare la possibilità di combinare in questo setting di malattia l’immunoterapia con diversi schemi di chemioterapia. I risultati mostrano un beneficio significativo in sopravvivenza globale e un incremento del numero e della durata delle risposte”

Il carcinoma polmonare a piccole cellule è un tumore aggressivo a crescita rapida, che recidiva e progredisce velocemente, nonostante la risposta iniziale alla chemioterapia a base di platino.1

Durvalumab in combinazione con la chemioterapia ha dimostrato un beneficio in tutti gli endpoint rispetto allo standard di cura. I risultati mostrano un maggior numero di pazienti liberi da progressione (PFS rate) a 12 mesi (17,5% vs. 4,7%), un aumento del 10,3% del tasso di risposta obiettiva (ORR) confermato (67,9% vs. 57,6%), e un aumento della durata della risposta (DOR) a 12 mesi (22,7% vs. 6,3%). 

La sicurezza e la tollerabilità di durvalumab in combinazione con la chemioterapia sono risultate coerenti con gli studi precedenti. I risultati mostrano che nel 61,5% dei pazienti si sono verificati eventi avversi (AE) di Grado 3 o 4 con durvalumab e chemioterapia vs. 62,4% con la sola chemioterapia, e il numero di eventi avversi che hanno portato ad interruzione precoce del trattamento era simile in entrambi i bracci (9,4% vs. 9,4%). 

Durvalumab dopo chemioradioterapia concomitante è in studio anche nel trattamento dei pazienti affetti da carcinoma polmonare a piccole cellule con malattia limitata (studio di Fase III ADRIATIC). 

Durvalumab è approvato con intento curativo dopo chemioradioterapia nel carcinoma non a piccole cellule di Stadio III non operabile in 49 Paesi, compresi gli Stati Uniti, il Giappone e l’Unione Europea, sulla base dei dati dello studio di Fase III PACIFIC. 

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