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TUMORE DEL POLMONE E DEL RENE: PARERE POSITIVO DEL CHMP PER NIVOLUMAB

Il comitato europeo per i medicinali ad uso umano (CHMP) ha raccomandato l’approvazione di nivolumab per due nuove indicazioni: pazienti adulti con tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) localmente avanzato o metastatico dopo precedente chemioterapia, e con carcinoma a cellule renali avanzato precedentemente trattati.

Entrambe le indicazioni sono supportate da studi di fase III, in cui nivolumab ha dimostrato un beneficio di sopravvivenza rispetto allo standard di cura. I pareri favorevoli espressi dal CHMP passano ora al vaglio della Commissione Europea che ha l’autorità di approvare i farmaci nell’Unione Europea. Nivolumab è già stato approvato dalla Commissione Europea nei pazienti con melanoma avanzato e con NSCLC squamoso avanzato precedentemente trattati.

“Siamo impegnati a perseguire la nostra mission per rendere nivolumab disponibile ad un numero sempre maggiore di pazienti con tumori difficili da trattare e che necessitano di nuove opzioni terapeutiche – ha detto Michael Giordano, senior vice president, head of Development, Oncology, Bristol-Myers Squibb -. I pareri favorevoli espressi oggi dal CHMP dimostrano che siamo sempre più vicini a raggiungere questo obiettivo nei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule non squamoso e con carcinoma a cellule renali in stadio avanzato. Attendiamo dunque la decisione della Commissione Europea nella speranza di offrire quanto prima una nuova opzione terapeutica a questi pazienti”.


Nel tumore del polmone, il CHMP ha espresso opinione favorevole sulla base di una revisione dello studio globale di fase III CheckMate -057, che ha valutato la sopravvivenza dei pazienti con NSCLC non squamoso in progressione durante o dopo un regime chemioterapico doppio a base di platino. Nello studio, nivolumab ha dimostrato una sopravvivenza globale (OS) superiore nei pazienti con NSCLC non squamoso precedentemente trattati, rispetto alla chemioterapia, con una riduzione del rischio di morte del 27% (HR: 0,73; IC 95%: 0,59 - 0,89; p = 0,0015), in un’analisi ad interim prespecificata. La OS mediana è risultata pari a 12,2 mesi nel braccio trattato con nivolumab (IC 95%: 9,7 - 15,0) e 9,4 mesi nel braccio con docetaxel (IC 95%: 8,0 - 10,7). Il 51% dei pazienti era ancora vivo dopo un anno nel braccio con nivolumab (IC 95%: 45 - 56) rispetto al 39% dei pazienti trattati con docetaxel (IC 95%: 33 - 45).

Il profilo di sicurezza di nivolumab nello studio CheckMate -057 era in linea con i risultati di studi precedenti. Nell’intera popolazione di pazienti, indipendentemente dall’espressione di PD-L1, gli eventi avversi gravi più frequenti, che si sono manifestati in almeno il 2% dei pazienti che hanno ricevuto nivolumab, sono stati polmonite, embolia polmonare, dispnea, versamento pleurico e insufficienza respiratoria. Le reazioni avverse più comuni con nivolumab (in > 20% dei pazienti) sono state affaticamento (49%), dolore muscolo-scheletrico (36%), tosse (30%), riduzione dell’appetito (29%) e costipazione (23%).


Nel carcinoma a cellule renali, il CHMP ha espresso parere positivo sulla base di una revisione dello studio di fase III CheckMate -025, che ha valutato nivolumab vs everolimus in pazienti con carcinoma a cellule renali a cellule chiare in stadio avanzato dopo precedente trattamento anti-angiogenico.

L'endpoint primario era la OS. I pazienti trattati con nivolumab in questo studio hanno ottenuto un miglioramento della OS superiore a 5 mesi con una OS mediana di 25 mesi con nivolumab e di 19,6 mesi con everolimus (HR: 0,73; IC 98,5%: 0,57 - 0,93; p = 0,0018). Il beneficio di OS era indipendente dall’espressione di PD-L1. Nivolumab è la prima e unica terapia anti-PD-1 che mostra un significativo beneficio di sopravvivenza in questa popolazione di pazienti in uno studio randomizzato di fase III. Inoltre, i pazienti trattati con nivolumab hanno evidenziato anche un significativo miglioramento della qualità di vita e della riduzione dei sintomi rispetto a coloro che hanno ricevuto everolimus. Il profilo di sicurezza di nivolumab nello studio CheckMate -025 è in linea con quanto osservato in studi precedenti. Eventi avversi gravi si sono manifestati nel 47% dei pazienti trattati con nivolumab. Le reazioni avverse gravi più frequenti, osservate in almeno il 2% dei pazienti in trattamento con il farmaco, sono state danno renale acuto, versamento pleurico, polmonite, diarrea e ipercalcemia. In questo studio, le reazioni avverse più comuni nei pazienti trattati con nivolumab rispetto a everolimus (in > 20% dei pazienti) sono state astenia (56% vs 57%), tosse (34% vs 38%), nausea (28% vs 29%), rash cutaneo (28% vs 36%), dispnea (27% vs 31%), diarrea (25% vs 32%), costipazione (23% vs 18%), riduzione dell’appetito (23% vs 30%), dolore dorsale (21% vs 16%) e artralgia (20% vs 14%).


I risultati di CheckMate -057 e CheckMate -025 sono stati presentati allo European Cancer Congress nel 2015 e pubblicati sul New England Journal of Medicine.


Tumore del polmone
Il tumore del polmone è la principale causa di morte per cancro al mondo e, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, è responsabile di più di 1,5 milioni di decessi ogni anno. Il tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) è una delle forme più frequenti di questa malattia con l’85% circa dei casi. Il 25% - 30% del totale è rappresentato dal carcinoma a cellule squamose, l’istologia di tipo non squamoso copre circa il 50% - 65% dei casi. I tassi di sopravvivenza variano a seconda dello stadio e del tipo di tumore al momento della diagnosi. Complessivamente, la sopravvivenza a 5 anni per il tumore del polmone non a piccole cellule in stadio I è compresa tra il 47% e il 50%, mentre per lo stadio IV scende al 2%.



Carcinoma a cellule renali
Il carcinoma a cellule renali è il tipo di tumore del rene più comune negli adulti, responsabile ogni anno di oltre 100.000 morti nel mondo. Il carcinoma a cellule renali a cellule chiare è il tipo di tumore renale a prevalenza più alta e costituisce l'80 - 90% dei casi totali. Il carcinoma a cellule renali è circa due volte più comune negli uomini che nelle donne, con alti tassi di malattia nel Nord America e in Europa. Globalmente, il tasso di sopravvivenza a cinque anni, nei pazienti che ricevono diagnosi di tumore del rene metastatico o avanzato, è del 12,1%.

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