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Tumore del polmone a piccole cellule. Durvalumab conferma un beneficio sostenuto di sopravvivenza globale #ASCO20

AstraZeneca ha presentato, nell’ambito del congresso virtuale dell’American Society of Clinical Oncology, i risultati aggiornati dello studio di Fase III CASPIAN, che dimostrano come durvalumab, in combinazione con la chemioterapia (etoposide con cisplatino o carboplatino, a scelta del clinico) porti un beneficio di sopravvivenza globale (OS) sostenuto e clinicamente significativo nel trattamento di prima linea dei pazienti adulti con tumore del polmone a piccole cellule (SCLC) in stadio esteso.

Lo studio CASPIAN aveva già raggiunto l'endpoint primario di OS, dimostrando una riduzione del rischio di morte del 27% (che corrisponde a un hazard ratio [HR] di 0,73; intervallo di confidenza al 95% [CI] 0,59-0,91; p = 0,0047). Il dato, presentato a Barcellona nell’ambito della precedente edizione della World Conference on Lung Cancer, ha permesso a marzo l'approvazione da parte della statunitense FDA.

A un follow-up mediano di oltre due anni, i risultati di durvalumab in associazione a chemioterapia hanno mostrato un'efficacia sostenuta e duratura, mantenendo una riduzione del 25% del rischio di morte rispetto alla sola chemioterapia (pari a un HR di 0,75; IC al 95% CI 0,62, 0,91; p nominale = 0,0032). L'OS mediana aggiornata è risultata di 12,9 mesi verso 10,5 mesi per la sola chemioterapia. In un'analisi post-hoc, circa il 22,2% dei pazienti trattati con durvalumab in associazione a chemioterapia erano vivi a 24 mesi, verso il 14,4% del braccio di trattamento con la chemioterapia.

Nel braccio con durvalumab associato a chemioterapia, l’11% dei pazienti risultava vivo e libero da progressione a 24 mesi verso il 2,9% nel braccio con la chemioterapia (analisi post-hoc). La combinazione di durvalumab e chemioterapia ha mantenuto un elevato tasso di risposta obiettiva (ORR) (68% verso 58%) e, in un'analisi post-hoc, la durata della risposta (DoR) a 24 mesi è stata del 13,5% verso il 3,9% della sola chemioterapia. A 24 mesi, il 12% dei pazienti nel braccio con durvalumab associato a chemioterapia era ancora in trattamento con durvalumab.

La Dr.ssa Marina Garassino, Responsabile della Struttura Semplice di Oncologia Medica Toraco Polmonare presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale di Tumori di Milano ha dichiarato: “In un setting come il carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio esteso, dove è molto difficile migliorare gli outcome di sopravvivenza, lo studio CASPIAN conferma il ruolo dell’immunoterapia nel trattamento di prima linea. I risultati dello studio hanno permesso inoltre di valutare la possibilità di combinare l’immunoterapia con diversi schemi di chemioterapia, confermando il beneficio significativo in sopravvivenza globale anche con un follow-up più prolungato”.

I dati di sicurezza e tollerabilità di durvalumab in associazione a chemioterapia si sono dimostrati coerenti con il profilo di sicurezza noto. I risultati hanno mostrato che, nel braccio di trattamento con durvalumab associato a chemioterapia, il 62,3% dei pazienti ha manifestato un evento avverso di Grado 3 o 4, rispetto al 62,8% del braccio con la sola chemioterapia. La percentuale complessiva di pazienti che ha interrotto il trattamento è stata del 10,2% per durvalumab associato a chemioterapia e del 9,4% per la sola chemioterapia. L’approvazione di durvalumab in associazione con cisplatino o carboplatino ed etoposide per il trattamento di prima linea del tumore del polmone a piccole cellule in stadio esteso è attualmente in fase di valutazione presso l’autorità regolatoria europea.

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