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TUMORE ALLA PROSTATA: AUMENTA LA SOPRAVVIVENZA CON ABIRATERONE #ASCO17

L’aggiunta della terapia con abiraterone al trattamento ormonale standard, per gli uomini che hanno ricevuto una diagnosi di tumore alla prostata metastatico ad alto rischio, ha dimostrato di diminuire il rischio di morte del 38%. 

Lo studio di fase 3 LATITUDE, effettuato su 1.200 uomini e presentato oggi durante la sessione plenaria del congresso ASCO in corso a Chicago, ha mostrato inoltre che abiraterone ha più che raddoppiato il tempo medio intercorso prima della progressione del tumore, da 14.8 a 33 mesi.

“Per gli uomini che ricevono una diagnosi di cancro alla prostata in fase avanzata, questo rappresenta un’evoluzione di trattamento, un nuovo efficace approccio. Dalla chemioterapia a abiraterone” è il commento di Sumanta Kumar Pal, MD, ASCO Expert. “Buona notizia per questi pazienti, poiché trattare la malattia con abiraterone può significare vivere più a lungo con un ridotto impatto di effetti collaterali”.

“Tutt’oggi esiste un ampio margine di miglioramento dell’approccio terapeutico per quegli uomini a cui viene diagnosticato il cancro alla prostata già in forma metastatica, che hanno una durata di vita media di meno di cinque anni” ha dichiarato Karim Fizazi MD, PhD, Capo del Department of Cancer Medicine presso Gustave Roussy, University Paris-Sud in Villejuif, France. “E il risultato terapeutico che abbiamo osservato in questo studio, dato dall’uso precoce di abiraterone è comparabile a quello della chemioterapia, dimostrato negli studi già effettuati. La differenza è che abiraterone è molto più tollerabile, tanto che molti pazienti non riportano nessun effetto collaterale”. I dati sono stati anche selezionati per “Best of ASCO” Meetings, come risultati scientifici più innovativi e a maggior impatto per i malati.

CHE TIPO DI MALATTIA?

La crescita del tumore alla prostata è alimentata dal testosterone. La terapia di deprivazione androgenica, o ADT, risulta efficace contro il tumore poiché blocca la produzione di testosterone nei testicoli.  Nonostante l’ADT, le ghiandole surrenali e le cellule tumorali della prostata continuano a produrre una piccola quantità di androgeni.

Abiraterone è in grado di interrompere la produzione di testosterone in tutto il corpo, bloccando l’enzima che converte gli altri ormoni in testosterone.

I pazienti arruolati nello studio LATITUDE, presentato all’ASCO, sono uomini che hanno ricevuto una diagnosi di carcinoma prostatico e in contemporanea di metastasi, si tratta quindi di diagnosi sincrona di cancro e metastasi. In generale, la malattia è avanzata per la biologia del tumore, che è aggressivo, o perché non è stata diagnosticata tempestivamente. Dai dati italiani disponibili più recenti emerge che i pazienti che mostrano metastasi fin dal momento della diagnosi si aggirano tra il 30% - 40% dei pazienti metastatici ormono-sensibili..

La malattia, tuttavia, può essere a basso o alto rischio a seconda della numerosità e localizzazione delle metastasi. Se la malattia, oltre ad essere ad alto volume, ha anche una biologia aggressiva (punteggio gleason elevato) diventa ad alto rischio.

Gli uomini con malattia ad alto rischio già in fase di diagnosi  sono i pazienti con la forma più aggressiva di malattia. A questa casistica appartengono i pazienti arruolati nello studio presentato.

COME CAMBIA LA TERAPIA?

I risultati dello studio[i] indicano che il trattamento con abiraterone acetato con prednisone, in combinazione con ADT, riduce il rischio di morte del 38% rispetto ad ADT con placebo (hazard ratio [HR]=0.62; 95% CI [0.51 to 0.76], p<0.0001); ulteriori dati mostrano che questo approccio terapeutico riduce il rischio di progressione della malattia (da radiografia) o morte del 53% rispetto a ADT più placeboIl tempo medio di progressione libero da malattia è stato di 33 mesi con ADT e abiraterone e di 14.8 con ADT e placebo.

“Inizialmente, un paziente che arrivava con diagnosi sincrona di metastasi e carcinoma prostatico seguiva il percorso standard: l’ormono terapia (ovvero il blocco androgenico totale), per poi passare alle nuove terapie (chemioterapici o nuove terapie ormonali) in caso diventasse resistente. Nel 2015, a seguito della pubblicazione di nuovi studi, nei pazienti con la forma di malattia più aggressiva lo standard è cambiato: la chemioterapia è diventata la prima linea di trattamento insieme all’ormono terapia standard, ciò ha permesso un allungamento della sopravvivenza che prima non eravamo in grado di ottenere per questi pazienti.  Fino a oggi quindi, lo standard di riferimento è stato l’ormono terapia in combinazione con la chemioterapia come prima linea per i pazienti con malattia estesa (o ad alto volume)” spiega Giuseppe Procopio, Responsabile S.S. Oncologia medica genitourinaria della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori

Cosa cambia ora?

“Lo studio LATITUDE ha riguardato specificatamente una popolazione di pazienti con la forma di malattia più aggressiva, in termini di biologia e volume delle metastasi. Per la prima volta è stata valutata l’efficacia di un approccio che avesse, nonostante l’avanzamento della malattia di questi pazienti, non la chemioterapia come prima opzione, bensì la combinazione di abiraterone e terapia ormonaleOvvero una terapia orale, somministrabile a domicilio, con evidenti vantaggi per il paziente in termini di qualità di vita, di impatto sulla quotidianità e non ultima di tollerabilità, continua Giuseppe Procopio“In conclusione possiamo dire che il risultato, trattandosi di un trattamento semplice per il paziente più difficile, apre nuovi orizzonti, non solo per l’efficacia osservata ma anche per la qualità di vita che può offrire”

Oltre ad aver raggiunto un miglioramento significativo sia in termini di sopravvivenza generale che tempo libero da progressione da malattia, lo studio LATITUDE ha raggiunto anche gli endpoint secondari in termini di: peggioramento del dolore, tempi di inizio della successiva linea di terapia per il trattamento del tumore alla prostata e per l’inizio della chemioterapia, progressione del PSA, successivo evento scheletrico.

“I risultati dello studio Latitude dimostrano un’importante riduzione di rischio di morte in pazienti trattati con aggiunta di abiraterone rispetto alla terapia ormonale standard. Si tratta di una quota minoritaria, nei paesi occidentali, ma estremamente aggressiva. La disponibilità di questi dati offrirà la possibilità di selezionare il trattamento più appropriato per diverse tipologia di pazienti, andando ad aggiungere un importante tassello al decision making dei pazienti che si presentano alla diagnosi con carcinoma prostatico avanzato” commenta Sergio Bracarda, Direttore del dipartimento oncologico dell’Azienda USL Toscana sud est, Ospedale di Arezzo.

“La tipologia di pazienti da trattare con chemioterapia o abiraterone acetato è estremamente diversa tra i due studi e dovrà essere accuratamente valutata. Accanto all’efficacia dei due trattamenti (abiraterone e chemioterapia) dovremo valutare la diversa tollerabilità e le caratteristiche dei pazienti che si presenteranno all’attenzione del clinico. Un problema in più ma sicuramente positivo, dato che aggiunge un trattamento ulteriore efficace a quello attualmente disponibile. A questi dati vanno aggiunti quelli dello studio stampede, presentato durante ASCO, che dimostra anch’esso un’efficacia di abiraterone rispetto alla sola terapia ormonale standard, con uno scenario terapeutico complessivo di 5 studi per il  trattamento dei pazienti ormono sensibili metastatici alla diagnosi”.

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