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Tumore alla prostata: AIFA approva terapia con Enzalutamide

Disponibile anche in Italia una nuova opportunità farmacologica per il trattamento del tumore avanzato alla prostata resistente alla castrazione, per il quale la chemioterapia non si è rivelata efficace.

L’AIFA ha infatti dato il via libera a enzalutamide, un agente ormonale di ultima generazione che ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza e, grazie alla sua tollerabilità, anche la qualità di vita dei pazienti.

La molecola blocca il recettore del testosterone, il principale oncogene responsabile dell’aggressività della neoplasia. «Il complesso testosterone-recettore migra nel nucleo delle cellule, si lega al DNA e lo stimola a sintetizzare le proteine responsabili della crescita tumorale – spiega Alfredo Berruti, Professore associato di Oncologia Medica all’Università degli Studi di Brescia, Azienda Ospedaliera “Spedali Civili” – enzalutamide azzera la funzione stimolante del recettore agendo a più livelli: inibisce il legame recettore-testosterone, inibisce la traslocazione del segnale dal citoplasma all’interno del nucleo e, da ultimo, inibisce la stimolazione del DNA a opera del recettore e del suo ligando».

 

Il tumore alla prostata non è considerato un big killer, anzi, grazie alle tecnologie mediche sempre più sviluppate ha raggiunto un tasso di sopravvivenza molto alto (la sopravvivenza a 5 anni è circa del 90%). Tuttavia è molto diffuso, colpisce un italiano su 8, e purtroppo oltre il 40% degli uomini colpiti da un cancro prostatico sviluppa metastasi. Tra questi un numero elevato diventa resistente alla castrazione, ossia al trattamento di deprivazione androgenica.

«Inoltre, circa il 10-20% dei casi viene diagnosticato nella fase già avanzata -commenta Paolo Marchetti, Professore ordinario di Oncologia alla Sapienza Università di Roma e Direttore dell’U.O.C. di Oncologia Medica dell’Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma- Questo dipende in parte dal fatto che il tumore in fase iniziale è pressoché asintomatico, in parte dalla carenza di indagini diagnostiche». È perciò importante avere nuove prospettive terapeutiche che permettano di contrastare la malattia anche quando avanzata, rispettando allo stesso tempo la qualità di vita dei pazienti, che dovranno convivere con il cancro per molto tempo.

«In media dalla diagnosi al decesso un tempo si viveva 4 anni circa, oggi quasi 20», sottolinea Francesco Montorsi, Professore ordinario di Urologia presso l’Università Vita-Salute del San Raffaele di Milano.

Il nuovo farmaco è dispensato dal Servizio sanitario, in fascia “H”, dietro ricetta non rinnovabile dei Centri ospedalieri o degli specialisti. Viene somministrato per via orale, con 4 compresse al giorno.

Paola Gregori

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