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TUMORE AL SENO: -38% DI MORTALITA' IN 20 ANNI CON I NUOVI FARMACI. CONGRESSO AIOM

Il tumore al seno fa sempre meno paura: negli ultimi vent’anni la mortalità a causa del cancro è diminuita del 38%. Quando la diagnosi è precoce, la sopravvivenza sfiora ormai il 90% (87%). “La mammografia ha ridotti i decessi, ma il merito principale è sicuramente dei progressi terapeutici.

L’innovazione prodotta dalla ricerca ha permesso di raggiungere risultati straordinari anche in altre neoplasie, come quelle della prostata o della cervice uterina – spiegano i proff. Stefano Cascinu e Carmine Pinto, Presidente e Presidente Eletto dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), durante la seconda giornata del XVI Congresso Nazionale di Roma –. In generale, dal 1996 a oggi il tasso di mortalità per tumori è sceso del 18% negli uomini e del 10% nelle donne. L’oncologia rappresenta senza ombra di dubbio lo spartiacque tra una serie di molecole tradizionali e nuove categorie di farmaci, dalle prospettive sorprendenti, che aprono sfide un tempo impensabili contro l’ormai ex ‘male incurabile’”. In Italia, vivono 2,9 milioni di persone con una diagnosi di neoplasia. Un numero in costante aumento, a causa dell’allungamento della vita media e di stili di vita scorretti. Ma oggi di cancro si guarisce di più, soprattutto nel nostro Paese: a cinque anni dalla diagnosi possono dire di avercela fatta il 57% degli uomini e il 63% delle donne.

“Non dobbiamo dimenticare che i primi beneficiari dell’innovazione sono i pazienti – commenta la dott.ssa Elisabetta Iannelli, Segretario dell’Associazione Italiana Malati di Cancro (AIMaC) –. I farmaci antitumorali sono costosi ed è doveroso garantire la sostenibilità del sistema, ma salvano migliaia di vite. Spesso l’opinione pubblica si dimentica che dietro i numeri troviamo storie di speranza e sofferenza. AIOM ha quindi avviato la prima campagna di comunicazione mai realizzata sul valore dell’innovazione in oncologia: sono stati prodotti due video informativi, diffusi online, ed è stato lanciato un ‘premio giornalistico’ per i giovani medici, in cui si chiedeva di descrivere la quotidianità in reparto e l'impatto dell'innovazione da un punto di vista prettamente emotivo. La vincitrice è stata la dott.ssa Melissa Frizziero, specializzanda dell’Università degli Studi di Verona, premiata ieri durante la cerimonia inaugurale del Congresso. Abbiamo poi incontrato la popolazione attraverso il primo festival al mondo della prevenzione e innovazione in oncologia “Cancro? No grazie”. A breve andremo nelle classi delle scuole superiori e nelle Università per spiegare ai ragazzi l’importanza di questo progetto e lanceremo il secondo ‘premio giornalistico’ per gli studenti”. La campagna, resa possibile da un educational grant di Roche, vuole comunicare tra gli altri aspetti il valore della ricerca nel nostro Paese. L’industria farmaceutica, in Italia, è il primo settore manifatturiero per ricerca e sviluppo e ha raggiunto nel 2012 un valore di produzione di 26 miliardi, seconda solo alla Germania. Ma la crisi ha iniziato a farsi sentire anche in questo comparto: per la prima volta in dieci anni gli investimenti hanno subito una flessione del 2,5% e oltre 11mila posti di lavoro sono andati persi.

“Il sistema richiede azioni di riforma, soprattutto dal punto di vista legislativo, perché mantenere l’assetto attuale rischia di scatenare effetti negativi. Non solo ovviamente per l’industria, ma anche per i primi destinatari dei suoi prodotti: i pazienti – aggiunge la prof.ssa Stefania Gori, Segretario AIOM –. La ricerca scientifica, infatti, rappresenta la vera anima di questa eccellenza. Senza i laboratori e i professionisti che ogni giorno, tra mille difficoltà, provano a sfidare patologie un tempo incurabili, non si potrebbero proporre nuove molecole avanzate ed efficaci. Di conseguenza, i progressi nel campo medico subirebbero un’inevitabile battuta d’arresto e i bisogni dei malati non troverebbero più risposte”.

Si stima che nel 2014 in Italia verranno registrate circa 48.000 nuove diagnosi di tumore del seno. Una malattia dai grandi costi economici e sociali che, tra spese e guadagni persi, risultano pari a 7 miliardi di euro ogni anno: circa 28.000 euro per paziente. “È evidente che la parola d’ordine per tutte le patologie oncologiche deve essere appropriatezza – sottolinea il prof. Cascinu –. Significa fornire i farmaci giusti ai pazienti che ne possono trarre benefici, in modo mirato. Oggi possiamo prevedere come reagirà l’organismo del malato alla terapia, grazie ai test genetici. Con semplici esami è possibile conoscere in anticipo l’efficacia di un trattamento, evitando così somministrazioni inutili e dannose. Dobbiamo partire da qui, senza seguire politiche di tagli lineari che fanno soltanto male ai pazienti e al sistema. Ancora una volta, ricerca e innovazione mostrano la strada giusta da percorrere”. Ma la rapida disponibilità di molecole rivoluzionarie nella lotta ai tumori rischia di essere compromessa da lungaggini burocratiche. “L’accesso ai farmaci autorizzati a livello nazionale dall’ente regolatorio deve essere garantito a tutti i cittadini, rimuovendo le difformità che esistono ancora oggi a livello regionale – conclude il prof. Pinto –. Rivediamo pertanto il ruolo dei Prontuari Terapeutici locali e rendiamo disponibili i trattamenti subito dopo la decisione di rimborsabilità da parte dell’AIFA”.

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