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TUMORE AL POLMONE: VERSO MIGLIORI STANDARD DI CURA CON IL PROGETTO CENTROperCENTO

Roche annuncia i dati preliminari del progetto CENTROPERCENTO nato per sensibilizzare sull’importanza di una corretta diagnosi molecolare e abbattere le barriere tra diagnosi e trattamento nel carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC). 

Il progetto, supportato da Roche, coinvolge 60 centri oncologici in tutt’Italia che hanno scelto di impegnarsi per ottimizzare il proprio approccio diagnostico-terapeutico e offrire il più alto standard di cura ai pazienti. L’iniziativa si avvale del contributo congiunto di oncologi, anatomopatologi, pneumologi interventisti e altri specialisti interessati e prevede il coinvolgimento strategico delle Direzioni Sanitarie, che si sono dimostrate sensibili e disponibili a questa collaborazione pubblico-privato. L’indagine si prefigge di fornire una mappatura dei percorsi diagnostico-terapeutici nei centri aderenti all’iniziativa, al fine di identificare modelli virtuosi e condividere soluzioni organizzative. In questa prima fase del progetto sono stati raccolti i dati relativi al 50% dei centri. Sono state realizzate 29 interviste a specialisti oncologi e 22 a specialisti anatomopatologi, con un bacino d’utenza di circa 2.000 pazienti con tumore al polmone. Nell’ambito dell’iniziativa, particolare rilevanza riveste la diagnosi molecolare per l’identificazione del riarrangiamento del gene ALK in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC).

Se accertata la presenza di tale mutazione, questi pazienti potrebbero beneficiare di nuovi farmaci a bersaglio molecolare ora disponibili. “L’analisi si articola in due fasi, una prima fase focalizzata sulla raccolta dei dati tramite 2 distinte survey, una per lo specialista anatomopatologo, una per l’oncologo. Ed una seconda fase che include l’analisi e la discussione dei risultati ottenuti con esperti di organizzazione sanitaria” – ha spiegato il Prof. Giorgio Colombo, Università degli Studi di Pavia. “I primi dati ci hanno mostrato un’attenzione degli specialisti ad allinearsi sempre di più alle linee guida di riferimento per il trattamento del NSCLC.” La ricerca ha prodotto risultati su 4 aree principali, evidenziando, già in questa fase intermedia, un trend positivo e alcuni spunti interessanti. Organizzazione: L’85% dei centri ad oggi intervistati fa riferimento ad un PDTA o a documenti formalizzati per la gestione del paziente con NSCLC. In tutti i documenti di riferimento è codificata la diagnosi molecolare, ed anche nei centri che non hanno ancora un percorso formalizzato emerge una forte attenzione alla diagnosi molecolare. 

Ottimizzazione del percorso diagnostico: La qualità e la precisione del test eseguito rappresentano elementi chiave per il successo della diagnosi molecolare a beneficio del paziente. L’indagine evidenzia che l’86,5% degli oncologi richiede il test di biologia molecolare e, in particolare, nel 75% dei casi, il test ALK. Accesso alle cure: In generale, si è rilevato un forte impegno a contenere i tempi di accesso alla terapia personalizzata nell’intervallo temporale coerente con quanto previsto dai best standard. Tuttavia, per una esigua percentuale di pazienti si impone ancora un ricorso alla chemioterapia di prima linea dettato da esigenze cliniche o da altre cause da approfondire. In particolare, circa il 6% dei pazienti inizia una chemioterapia prima di ricevere l’esito del test molecolare.

“Quest’ultimo dato dimostra ancora una volta la necessità di migliorare l’accesso dei pazienti alle terapie a bersaglio molecolare e che sia indispensabile lavorare per comprimere i tempi di risposta dei test molecolari, rendendo così possibile un inizio di cura tempestivo – afferma Silvia Novello, Prof. di oncologia medica presso l’Università di Torino. – Va altresì sottolineato che la raccolta di questi dati è fondamentale per avere dati reali ed aggiornati al fine di ottimizzare i processi di diagnosi e di cura”. Ruolo della pneumologia interventistica: In una elevata percentuale di casi, la diagnosi di tumore al polmone viene fatta in uno stadio in cui il tumore non è più operabile. Quindi il prelievo del frammento bioptico gioca un ruolo fondamentale; dall’analisi effettuata emerge che oltre il 75% dei centri riesce ad effettuare una biopsia adeguata.

“Questo dato confortante da un lato, dall’altro ci spinge a condividere best practices affinché le biopsie siano adeguate nel 100% dei Centri – afferma il Prof. Stefano Gasparini, PastPresident AIPO, Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri. – Oggi le nuove tecnologie (ecoendoscopia, broncoscopia con sistemi di guida elettromagnetici), se disponibili e correttamente utilizzate, consentono allo pneumologo di ottenere tessuto idoneo per la completa definizione istologica e biomolecolare del tumore nella quasi totalità dei casi con metodiche mini-invasive, sicure e ben tollerate dai pazienti”. 

I centri italiani intervistati confermano la volontà di raggiungere il best standard di cura attraverso il miglioramento continuo del percorso diagnostico-terapeutico, a beneficio del paziente. Su queste basi prosegue il progetto CENTROPERCENTO, i cui risultati finali saranno disponibili il prossimo anno. “Se guardiamo i dati del report 2017 LuCE - LungCancer Europe - vediamo che l’accesso alla diagnostica molecolare e alle terapie più innovative è ancora caratterizzato da disuguaglianze in tutti i Paesi europei. Per questa ragione, il trend positivo messo in atto dagli ospedali italiani emerso oggi, seppur da dati parziali, è incoraggiante – afferma Stefania Vallone, WALCE. – In qualità di Associazione Pazienti condividiamo il valore del progetto CENTROPERCENTO mirato a permettere a tutti i pazienti eleggibili di ricevere la terapia a bersaglio molecolare più appropriata, grazie all'accesso uniforme e nei tempi indicati, ai test diagnostici che consentono di identificare le caratteristiche del tumore”. “La diagnosi precisa è la chiave per un trattamento di successo. I passi avanti fatti nelle scienze molecolari e genomiche hanno aperto nuovi orizzonti nella medicina personalizzata in oncologia, e forniscono oggi informazioni importanti che possono aiutare i medici a scegliere i trattamenti più mirati ed efficaci, migliorando così il benessere del paziente e riducendo i costi per il sistema sanitario – afferma Anna Maria Porrini, direttore medico di Roche Italia. – L’interesse riscontrato dai Centri aderenti nei confronti di questo progetto e i risultati sino ad ora registrati ci confermano il grande impegno dell’oncologia italiana in questa direzione”.

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