IT   EN

Ultimi tweet

Tumore: 80% di medici e farmacisti denuncia troppa burocrazia. Progetto SYN.THESIS

È l’eccesso di ‘burocrazia informatica’, la sovrapposizione delle procedure e di sistemi che non si parlano tra loro, la nuova sfida da affrontare per medici oncologi e farmacisti ospedalieri, e quindi per i pazienti con un tumore,  2 milioni 250 mila in Italia, con 370 mila nuovi casi all’anno.

Alla relazione con loro, infatti, l’oncologo è costretto a sottrarre tempo prezioso rinunciando ad un dialogo necessario per affrontare al meglio il percorso di cura. Questo ‘sistema’, che non deve essere cancellato, ma ottimizzato e razionalizzato, oggi riduce, secondo otto oncologi medici e farmacisti ospedalieri su dieci, la possibilità di riservare al paziente un tempo adeguato alla relazione medico-paziente.I professionisti sono anche preoccupati per la razionalizzazione dei costi: due su tre ritengono che incida pesantemente sulle cure. Preoccupazioni sentite anche dai malati: tre su quattro pensano che i tagli alle spese sanitarie possano seriamente compromettere la qualità dei trattamenti e la metà si affida a famiglia o associazioni di volontariato per integrare l'assistenza pubblica.

Lo dimostrano i risultati di un'indagine su pazienti, oncologi medici e farmacisti ospedalieri che ha affiancato il progetto SYN.THESIS, promosso dal Collegio Italiano dei Primari Medici Oncologi Ospedalieri (CIPOMO) coordinato dal dr. Sandro Barni, dall'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) coordinato dal dr. Giuseppe Altavilla e dalla Società Italiana di Farmacia Ospedaliera (SIFO) coordinato dalla dr.ssa Maria Grazia Cattaneo, e nato per conciliare efficacia e sostenibilità economica delle cure oncologiche attraverso una collaborazione e un'integrazione sempre più stretta fra medici e farmacisti e presentato oggi a Roma al Ministero della Salute.

 

La gestione della burocrazia richiede tempo, è innegabile – osserva Giampiero Fasola, presidente del CIPOMO –. Dobbiamo perciò seriamente chiederci, oggi, se non sia opportuno rivedere il sistema, che è evoluto e quindi complesso, ma che certamente non deve risultare anacronistico. Alcuni strumenti che utilizziamo nelle prescrizioni possono essere forse superati, e pare arrivato il momento di un serio ‘ripensamento’ della gestione generale dell'assistenza. Anche perché facendolo sarebbe possibile liberare risorse da investire proprio nelle terapie innovative, uno dei banchi di prova più ardui che attende i sistemi sanitari in oncologia”. Questo è infatti uno dei settori in cui appaiono più pressanti gli interrogativi di sostenibilità economica posti dalle nuove terapie. Il 57% di tutti i farmaci innovativi, oltre 3 mila nuove molecole, è in sperimentazione in campo oncologico anche se al paziente ne arriveranno soltanto alcuni.  

 “La sostenibilità dei costi per queste terapie, alcune in grado di garantire un miglioramento significativo dell'aspettativa di vita dei pazienti – continua il dr. Fasola è fortemente in dubbio: oggi i trattamenti innovativi costano da 40 a 80 mila euro all'anno a paziente, ma l'aumento della spesa sanitaria oncologica galoppa al ritmo del 5% all'anno e ben presto, con l'arrivo di altre molecole nuove e importanti ma costose, potrebbe diventare insostenibile”.

 

L'indagine – interviene Stefano Cascinu, presidente AIOM – mostra chiaramente che questo timore è ben presente nei pazienti ma soprattutto fra gli operatori sanitari: tutti hanno compreso che la sfida del prossimo futuro sarà trovare metodi per garantire a tutti e il più possibile l'accesso alle opportunità di cura. Oggi si stima che il 20-30% dei costi in sanità sia evitabile ed è su questi ‘sprechi’ che occorre lavorare per liberare spazio per l'innovazione: migliorare la gestione dei percorsi assistenziali dei pazienti è una strada, già percorsa con successo da alcune Regioni, per ridurre le spese. Purtroppo si tratta ancora di esperienze a macchia di leopardo, ma le buone soluzioni dovrebbero essere accolte e applicate a livello nazionale. Ritengo però – continua il dr. Cascinu – che soprattutto la percezione da parte dei pazienti di non ricevere cure efficaci e/o costose a causa della crisi economica, emersa fortemente dall’indagine, è certamente eccessiva ma anche un aspetto da non sottovalutare. In Italia potremmo avere, soprattutto in relazione ai nuovi farmaci, problemi eventualmente correlati a ritardi o a qualche possibile rischio, ma il fattore economico non costituisce, oggi, una limitazione all’accesso alle cure né una discriminante. E, su questo importante aspetto, i pazienti vanno ed hanno il diritto di essere tranquillizzati e rassicurati”.

 

Arrivare a una sintesi tra innovazione e sostenibilità che tenga sempre al centro di ogni scelta il paziente e i suoi bisogni è quindi molto importante. Si tratta quindi di individuare soluzioni per liberare risorse senza cedere al rischio di compromettere la qualità delle cure e senza rinunciare a un doveroso controllo dei costi: per questo il progetto sta unendo gli intenti di oncologi medici e farmacisti ospedalieri, sull’importanza di mantenere la qualità delle cure con l’esigenza di tagliare i costi. Da 22 focus group del progetto SYN.THESIS condotti in altrettanti centri oncologici italiani è emerso chiaramente che oncologi e farmacisti, pur partendo da esigenze diverse, vedono nella collaborazione e nell'alleanza fra loro il mezzo migliore per arrivare a una visione sistemica dei processi di cura, che potrà portare a risparmi e a una maggiore appropriatezza dei trattamenti.

 

“Ma non solo – aggiunge Sandro Barni, direttore dipartimento Oncologia, AO di Treviglio (BG) e coordinatore del progetto per Cipomo –. In questo quadro di efficace ed efficiente collaborazione fra professionisti è emerso l’importante ruolo di continuità e supporto alle cure svolto dalla famiglia e dalle associazioni di volontariato, un punto fermo di aiuto e di rifugio in un momento di crisi economica che il Paese sta attraversando. Inoltre è importante constatare che non solo i pazienti ritengano buona la qualità delle cure ricevute, ma che soprattutto la migrazione da Sud a Nord e da Nord ancora più a Nord, registrata nel ultimi anni, alla ricerca di assistenza più qualificata si stia riducendo”.

“Per rispondere in maniera più efficace alla richiesta di qualità delle cure da parte dei pazienti – continua il dr. Barni – andrebbe risolta, secondo quanto avvertito in maniera unanime da oncologi e farmacisti, la questione sia di un eccessivo processo di burocratizzazione sia dell’appropriatezza delle cure. Quest’ultima più facilmente sanabile con una maggiore attenzione alle prescrizioni terapeutiche e alla ricerca del farmaco più idoneo al costo giusto. Non ultimo il bisogno di una continuità assistenziale con la creazione di un percorso più strutturato che consenta di seguire il paziente nel suo iter di cura in maniera più uniforme al di fuori dell’ambito ospedaliero, un aspetto non ancora omogeneamente realizzato e distribuito su tutto il territorio nazionale”.

“Ripensare la gestione generale dell’assistenza – aggiunge Giuseppe Altavilla, direttore dell’UOC di Oncologia Medica al Policlinico di Messina e coordinatore del progetto per AIOM – non solo ci libererebbe da molti dei legacci amministrativi, ma ci consentirebbe di dedicare più tempo alla nostra attività di medici oncologi e farmacisti e soprattutto di metterci maggiormente al servizio del paziente. Tanto più che questo eccesso di burocrazia non ha dato ad oggi alcun riscontro né in un ritorno in termini di  risorse, attraverso borse di studio o finanziamenti per le strutture che operano in questo processo ad esempio, né in feedback scientifici per ciò che riguarda l’utilizzazione dei farmaci. Mi riferisco essenzialmente alle procedure di controllo richieste dall’AIFA per l’introduzione nella pratica clinica di farmaci innovativi”.

 

“Un risultato tanto più possibile – interviene Maria Grazia Cattaneo, responsabile dell’ufficio gestione qualità all’AO Papa Giovanni XXIII di Bergamo, vicepresidente SIFO e coordinatrice del progetto – se si attiva un’efficace collaborazione multidisciplinare in un percorso condiviso con gli oncologi e con tutti i portatori di interesse, in primo luogo il cittadino. L’indagine ha infatti messo in luce quali siano oggi i punti deboli del processo, che diventano opportunità di revisione del percorso, osservato sia dalla parte del medico oncologo sia del farmacista. Il primo chiede maggiore tempo per interagire con il paziente e a noi farmacisti il compito di renderlo possibile per quanto ci compete. Per quel che ci riguarda, invece, dobbiamo essere messi nelle condizioni di poter allestire in qualità e in sicurezza le preparazioni farmaceutiche e per questo motivo la pianificazione delle terapie è assolutamente prioritaria per il soddisfacimento di tutte le parti operanti e coinvolte. Non ultimo è stata condivisa la necessità di arrivare alle migliori cure in modo sostenibile: un aspetto non trascurabile ma parte integrante del percorso per poter garantire ai pazienti terapie di qualità, somministrate in sicurezza e in modo equo”.

 

In conclusione un intervento nazionale per uniformare le decisioni è comunque importante anche per stabilire quale sia il rapporto costo/beneficio che si ritenga sostenibile per il Servizio Sanitario Nazionale. La scelta se prescrivere o meno un farmaco in base al suo costo e ai vantaggi che ci si attendono non può essere lasciata al singolo medico, servono linee guida nazionali che possano indirizzare gli oncologi e anche le aziende nelle scelte commerciali. Inoltre, le diverse applicazioni regionali di norme nazionali mettono in seria discussione la reale equità di cura al paziente oncologico. Serve insomma collaborazione, per riuscire finalmente a dare risposte certe ai pazienti.

Commenta questo articolo:

*
Il tuo indirizzo email non sarà visibile agli altri utenti.
Il commento sarà pubblicato solo previa approvazione del webmaster.