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Tumore, 2 casi su 3 dovuti a 'sfortuna'. Studio John Hopkins University

 

Secondo gli scienziati due casi di cancro su tre sono causati dalla sfortuna: sono infatti dovuti a errori casuali che si formano nei geni durante la divisione cellulare. Tumori al cervello, alla testa e alle ovaie sono per esempio quelli più legati al caso, mentre quelli che colpiscono gola, colon o polmoni sono quelli che possono più facilmente essere causati da uno stile di vita scorretto.

Lo studio, svolto presso la John Hopkins University School of Medicine, ha dimostrato che, come si sospettava, il principale fattore di rischio per il cancro è semplicemente l’invecchiamento, in quanto aumenta la probabilità di accumulare errori genetici nel nostro corpo.

Era da tempo noto che il 30-40% dei casi di cancro potessero essere evitati ma finora non era mai stato condotto uno studio sulle cause dei rimanenti. E’ stato quindi creato e analizzato un modello statistico per misurare il numero di divisioni cellulari nelle cellule staminali di 31 diversi tessuti e sono stati confrontati i risultati con l’incidenza di eventi oncologici negli stessi tessuti durante una vita. È stata così evidenziata una forte correlazione tra il tasso di divisione delle cellule staminali di un particolare tessuto e la probabilità di sviluppare il cancro.

In pratica, più spesso avviene questa divisione, più aumenta la probabilità di un errore nella duplicazione del materiale genetico e maggiore è la possibilità che questo errore venga amplificato con altre moltiplicazioni cellulari.

Lo studio ha dimostrato che il 65% dell’incidenza del cancro è dovuto proprio a questi errori casuali durante la divisione delle cellule staminali: ben 22 dei 31 tipi di cancri studiati sono stati causati da mutazioni “sfortunate”.

 

Un cancro quindi è il risultato di una combinazione di sfortuna, ambiente ed ereditarietà. L’invecchiamento non è evitabile, tuttavia rimangono fattori di rischio eliminabili, a cominciare dal fumo e da uno stile di vita inappropriato. Il modo migliore di combattere questa malattia rimane comunque la diagnosi precoce.

 Paola Gregori

 

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