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Trasparenza e norme anti-corruzione in sanità

Nell’ultimo rapporto PiT Salute del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva l’accesso all’informazione e alla documentazione rappresenta la quinta area critica su cui si concentrano le segnalazioni dei cittadini (12%).

 

E’ l’effetto nella vita quotidiana della mancanza di politiche pubbliche concrete sulla trasparenza: per una “persona comune” trasparenza vuol dire identificare con chiarezza e in maniera univoca l’iter da seguire per accedere ad un servizio o ad una prestazione; o poter visionare la propria cartella clinica durante un ricovero, etc. È la mancanza di trasparenza che crea il terreno ideale per costruire barriere alte nella fiducia fra i cittadini e le amministrazioni.
Stando al lavoro svolto da Agenas, Libera e Gruppo Abele nelle 240 aziende sanitarie italiane si è osservata l'attuazione da parte delle aziende sanitarie delle nuove leggi sulla trasparenza e l’anticorruzione. In pratica, le Asl sono state classificate in base a un punteggio che misura il livello di applicazione della legge 190/2012 sulla lotta alla corruzione e del decreto legislativo 33/2013 sulla trasparenza nella Pa.  Analizzando i dati a livello regionale si scopre che a fronte di regioni largamente adempienti - con punteggi superiori al 90%: Piemonte (97%); Friuli (96%); Toscana (95%); Abruzzo (94%); Veneto (93%); Emilia Romagna (93%); Lombardia (92%) - ci sono regioni che in materia di trasparenza lasciano a desiderare.E' il caso della Campania (45%), della Calabria (51%) e delle Marche (60%).  In merito alle informazioni disponibili on-line sui siti delle aziende sanitarie vi erano: 211 piani di prevenzione della corruzione e 174 programmi per la trasparenza e l'integrità, rispettivamente l'87,2% e il 71,9% del totale. Nel 93,9% dei piani è citata la presenza di un gruppo multidisciplinare a supporto del responsabile anticorruzione. E ancora. Nel 93,9% si rileva la presenza di cronoprogrammi delle diverse attività da affrontare nel breve e medio periodo. Il 91,8% dei piani prevede inoltre percorsi formativi per i dipendenti coinvolti nei vari processi, al fine di dotarli degli strumenti necessari per una giusta attenzione al fenomeno corruttivo, solo nel 57,1% è prevista la “rotazione del personale a maggior rischio corruttivo”.

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