IT   EN

Ultimi tweet

Terapia sclerosi multipla recidivante e remissiva: risultati positivi con Ocrelizumab #ECTRIMS2015

Roche ha annunciato oggi i risultati positivi ottenuti con ocrelizumab in tre studi cardine di Fase III condotti in persone con sclerosi multipla (SM) recidivante e primariamente progressiva (SMPP).

I risultati di due studi identici (OPERA I e OPERA II) in persone con sclerosi multipla recidivante – circa l’85 percento dei casi di sclerosi multipla alla diagnosi - hanno dimostrato che ocrelizumab è superiore a interferone beta-1a, un trattamento consolidato per la SM, nel ridurre i tre principali indicatori di attività della malattia, su due anni di terapia controllata.

 

In uno studio separato (ORATORIO) condotto in persone con sclerosi multipla primariamente progressiva (una forma della malattia caratterizzata da peggioramento costante dei sintomi, di solito senza periodi distinti di remissione e successiva ricaduta), ocrelizumab ha ridotto in maniera significativa rispetto a placebo la progressione della disabilità clinica confermata per un periodo di almeno 12 settimane (endpoint primario) e di almeno 24 settimane (uno degli endpoint secondari). Sono stati raggiunti inoltre altri endpoint secondari: la riduzione del tempo necessario per percorrere una distanza di 25 piedi (7,6 metri), la riduzione del volume delle lesioni infiammatorie croniche presenti a livello cerebrale e la riduzione della perdita di volume cerebrale.

 

“Gli ultimi risultati su ocrelizumab sono per noi fonte di grande soddisfazione e rappresentano una conferma dell'impegno di Roche nella ricerca” commenta Maurizio de Cicco, Amministratore Delegato Roche S.p.A. “La nostra è un’azienda che investe in Italia oltre 30 milioni di euro in R&S e conta più di 200 studi clinici in corso, concentrandosi lì dove ritiene di poter apportare un reale e significativo cambiamento alla qualità di vita dei pazienti. Con questa convinzione abbiamo contribuito a cambiare il corso ad esempio di gravi forme neoplastiche e con la stessa determinazione ci stiamo impegnando nell'area del sistema nervoso centrale, dove possiamo contare su una delle pipeline più ricche e promettenti del settore. Un impegno che oggi ci porta ad accogliere con grande orgoglio risultati importanti di ocrelizumab che potrebbe rappresentare una nuova era nel trattamento della Sclerosi Multipla andando a colmare bisogni ad oggi ancora insoddisfatti”.

I risultati di questi tre studi cardine possono trasformare la terapia della sclerosi multipla” ha dichiarato Sandra Horning, M.D., Chief Medical Officer e Responsabile Mondiale Sviluppo Prodotto di Roche.Ocrelizumab è il primo farmaco sperimentale a ridurre in maniera significativa la progressione della disabilità sia nella sclerosi multipla recidivante che in quella primariamente progressiva. Quest’ultima è una forma per cui non esistono ad oggi farmaci approvati per il suo trattamento. Siamo desiderosi di iniziare la collaborazione con le autorità regolatorie per rendere disponibile quanto prima questo farmaco sperimentale a medici e pazienti”.

 

Questi risultati ridefiniscono le nostre conoscenze sulla sclerosi multipla, evidenziando il ruolo centrale dei linfociti B” ha commentato Stephen Hauser, M.D., Presidente del Comitato Direttivo Scientifico degli studi OPERA e Presidente del Dipartimento di Neurologia, San Francisco School of Medicine, Università della California. “I risultati possono inoltre incoraggiare chi si occupa di sclerosi multipla a trattare questa malattia più precocemente. Attualmente, infatti, molti medici riservano alla fasi più avanzate di malattia le terapie che ritengono essere altamente efficaci. I pazienti e i loro medici hanno bisogno di nuove opzioni terapeutiche che si dimostrino più efficaci del trattamento con interferone, uno standard terapeutico, ma con un profilo di sicurezza simile”.

 

Questo è un momento importante per le persone con sclerosi multipla e per chi le ha in cura” ha dichiarato Xavier Montalban, M.D., Ph.D., Presidente del Comitato Direttivo Scientifico dello studio ORATORIO, Professore di Neurologia e Neuroimmunologia dell’Ospedale Universitario e Centro di Ricerca Vall d’Hebron, Barcellona, Spagna. “Per decenni, trial dopo trial, nessuna terapia valutata nelle persone con sclerosi multipla primariamente progressiva ha mostrato alcun beneficio. Oggi, per la prima volta, disponiamo, per chi soffre di questa forma invalidante della malattia, dei risultati positivi di uno studio Fase III”.

 

Roche intende inoltrare la richiesta di autorizzazione all’immissione in commercio per ocrelizumab sia per la sclerosi multipla recidivante sia per la SM primariamente progressiva. Il dossier con i risultati ottenuti da ocrelizumab negli studi OPERA I e OPERA II e nello studio ORATORIO verranno inoltrati alle autorità regolatorie dei vari paesi del mondo all’inizio del 2016.

 

 

 

Gli studi OPERA I e OPERA II nella sclerosi multipla recidivante

I risultati ottenuti negli studi OPERA I e OPERA II verranno presentati dal S Hauser (Abstract N. 246) venerdì 9 ottobre dalle 14:40 alle 14:52 (Ora dell’Europa Centrale). OPERA I e OPERA II sono studi multicentrici internazionali di Fase III, randomizzati, in doppio cieco, double-dummy, che hanno valutato efficacia e sicurezza di ocrelizumab (600 mg somministrati tramite infusione endovenosa ogni sei mesi) rispetto a interferone beta-1a (44 mcg somministrati tramite iniezione sottocutanea tre volte la settimana) in 1.656 soggetti con forme recidivanti di sclerosi multipla (ovvero SM recidivante-remittente e secondariamente progressiva con recidive).[i]

 

Negli studi OPERA I e OPERA II ocrelizumab ha ridotto in maniera significativa il tasso annualizzato di recidive (ARR) – endpoint primario in entrambi gli studi – di quasi il 50 percento rispetto a interferone beta-1a in un periodo di due anni. Nelle analisi combinate prestabilite degli studi, ocrelizumab ha inoltre raggiunto gli endpoint secondari, riducendo in maniera significativa di circa il 40 percento la progressione della disabilità confermata (CDP: perdita di funzionalità fisica rilevata tramite Expanded Disability Status Scale -EDSS) sia a 12 che a 24 settimane rispetto a interferone beta-1a (rispettivamente p=0,0006 e p=0,0025). Inoltre, rispetto a interferone beta-1a, ocrelizumab ha ridotto in maniera significativa di oltre il 90 percento l’infiammazione e le lesioni cerebrali acute correlate alla sclerosi multipla (numero totale di lesioni in T1captanti gadolinio rilevate alla risonanza magnetica) alle settimane 24, 48 e 96, e di circa l’80 percento l’insorgenza e l’estensione delle lesioni cerebrali croniche correlate alla SM (lesioni iperintense in T2) a 24, 48 e 96 settimane.

 

 

 

I risultati degli studi di Fase III in pazienti con sclerosi multipla recidivante mostrano:

  • riduzione del tasso annualizzato di recidive (ARR) del 46 percento e del 47 percento rispetto a interferone beta-1a su un periodo di due anni, rispettivamente in OPERA I e in OPERA II (p<0,0001 e p<0,0001)
  • riduzione del rischio di progressione della disabilità confermata (CDP) a 12 settimane del 43 percento e del 37 percento rispetto a interferone beta-1a, rispettivamente in OPERA I e in OPERA II (p=0,0139 e p=0,0169)
  • riduzione del rischio di progressione della disabilità confermata (CDP) a 24 settimane del 43 percento e del 37 percento rispetto a interferone beta-1a, rispettivamente in OPERA I e in OPERA II (p=0,0278 e p=0,0370)
  • riduzione del numero totale di lesioni captanti gadolinio in T1 del 94 percento e del 95 percento rispetto a interferone beta-1a, rispettivamente in OPERA I e in OPERA II (p<0,0001 e p<0,0001)
  • riduzione del numero totale di lesioni iperintense in T2, nuove e/o aumentate di volume, del 77 percento e dell’83 percento rispetto a interferone beta-1a, rispettivamente in OPERA I e in OPERA II (p<0,0001 e p<0,0001).

 

Complessivamente, nell’analisi combinata dei due studi, la percentuale di pazienti con eventi avversi è stata simile nel gruppo in terapia con ocrelizumab e in quello in terapia con interferone beta-1a (83,3 percento per ciascun gruppo in terapia). Gli eventi avversi più comuni associati al trattamento con ocrelizumab sono state reazioni correlate all’infusione (il 34,3 percento dei pazienti in terapia con ocrelizumab ha avuto almeno uno reazione correlata all’infusione rispetto al 9,7 percento dei pazienti in terapia con interferone beta-1a). La percentuale dei pazienti con eventi avversi seri, comprese le infezioni serie, è stata anch’essa simile nel gruppo ocrelizumab e nel gruppo interferone beta-1a (rispettivamente 6,9 percento e 8,7 percento).

 

Lo studio ORATORIO nella Sclerosi Multipla Primariamente Progressiva

I risultati ottenuti nello studio ORATORIO verranno presentati come abstract late-breaking dal X Montalban (Abstract N.2368) sabato 10 ottobre dalle 8:52 alle 9:03 (Ora dell’Europa Centrale). ORATORIO è uno studio multicentrico internazionale di Fase III, randomizzato, in doppio cieco, che ha valutato l’efficacia e la sicurezza di ocrelizumab (600 mg somministrati ogni sei mesi tramite 2 infusioni endovenose ciascuna da 300 mg a due settimane l’una dall’altra) rispetto a placebo, in 732 pazienti con sclerosi multipla primariamente progressiva.[ii] A differenza degli studi OPERA I e OPERA II, in cui il periodo di trattamento in cieco è stato di due anni, in ORATORIO il periodo di trattamento in cieco è continuato sino a che tutti i pazienti avevano ricevuto ocrelizumab o placebo per almeno 120 settimane e non è stato raggiunto complessivamente nello studio un numero predefinito di eventi CDP.

 

Lo studio ORATORIO ha raggiunto l’endpoint primario dimostrando che la terapia con ocrelizumab riduce in maniera significativa del 24 percento rispetto a placebo (p=0,0321) il rischio di progressione della disabilità clinica (rilevata con EDSS) confermata dopo almeno 12 settimane . Inoltre, ocrelizumab è stato superiore a placebo nel ridurre in maniera significativa del 25 percento il rischio di progressione della disabilità clinica confermata dopo almeno 24 settimane (p=0,0365) e del 29 percento il tempo necessario per percorrere una distanza di 25 piedi (7,6 metri) (o T25-FW) in un periodo di 120 settimane (p=0,0404). Il volume delle lesioni iperintense in T2, valutato in un periodo di 120 settimane, si è ridotto del 3,4 percento con ocrelizumab mentre con placebo è aumentato del 7,4 percento (p<0,0001). Ocrelizumab ha ridotto del 17,5 percento rispetto a placebo il tasso di perdita di volume cerebrale, valutato in un periodo di 120 settimane (p=0,0206).

 

Complessivamente, la percentuale di pazienti con eventi avversi nel gruppo in terapia con ocrelizumab è stata simile a quella del gruppo placebo (rispettivamente 95,1 percento e 90,0 percento). Gli eventi avversi più comuni associati a ocrelizumab sono state reazione correlate all’infusione (il 39,9 percento contro 25,5% per placebo). La percentuale dei pazienti con eventi avversi seri, comprese le infezioni serie, è stata anch’essa simile nel gruppo ocrelizumab e nel gruppo placebo (rispettivamente 20,4 percento e 22,2 percento).

Ocrelizumab

Ocrelizumab è un anticorpo monoclonale umanizzato sperimentale progettato per colpire in maniera selettiva i linfociti B CD20+, un tipo specifico di cellule immunitarie che si ritiene svolgano un ruolo chiave nel danno alla mielina (ovvero la guaina protettiva che ricopre le fibre nervose isolandole e fungendo loro da supporto) e all’assone (cellula nervosa) che si osserva nella sclerosi multipla e che determina disabilità. In studi preclinici, ocrelizumab ha dimostrato di legarsi alle proteine CD20 espresse sulla superficie di alcuni linfociti B, ma non alle cellule staminali né alle plasmacellule; pertanto non compromette e preserva funzioni importanti svolte dal sistema immunitario.

 

Il programma di sviluppo clinico di Fase III per ocrelizumab comprende tre studi: OPERA I, OPERA II e ORATORIO.

 

La Sclerosi Multipla

La Sclerosi Multipla (SM) è una malattia cronica che si stima colpisca 2,3 milioni di persone nel mondo, per la quale non esiste attualmente una cura e.[iii],[iv] La malattia insorge quando il sistema immunitario, comportandosi in maniera anomala, attacca la guaina protettiva isolante che ricopre le fibre nervose (mielina) del cervello, del midollo spinale e del nervo ottico, causando infiammazione e conseguente danno. Il danno nervoso può causare una vasta gamma di sintomi, tra cui debolezza muscolare, astenia, difficoltà visive, e sfociare in disabilità.[v],[vi],[vii] La maggior parte dei soggetti colpiti da SM manifesta i primi sintomi tra i 20 e i 40 anni; la malattia è la principale causa di disabilità d’origine non traumatica nei giovaniadulti.[viii]

 

Le SM recidivante è la forma più comune della malattia. La malattia può essere attiva e avanzare anche in assenza di sintomi e segni e nonostante il trattamento con le terapie esistenti per la SM recidivante. La SM primariamente progressiva (SMPP) è una forma invalidante della malattia, caratterizzata da peggioramento costante dei sintomi, solitamente senza periodi distinti di remissione e successiva ricaduta.[ix] La forma primariamente progressiva riguarda circa 1 persona su 10 fra coloro che vengono colpiti da sclerosi multipla. Per questa forma della malattia non esistono farmaci approvati.

 

 


[i] F. Hoffmann-La Roche. ClinicalTrials.gov NCT01247324 and NCT01412333. National Library of Medicine. Available at:

https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT01247324 and https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT01412333.

[ii] F. Hoffmann-La Roche. ClinicalTrials.gov NCT01194570. National Library of Medicine. Available at:

https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT01194570.

[iii] Multiple Sclerosis International Federation. (2013). Atlas of MS 2013. Available at: http://www.msif.org/about-us/advocacy/atlas/.

[iv] National Institutes of Health-National Institute of Neurological Disorders and Stroke. (2015). Multiple Sclerosis: Hope Through Research. Available at: http://www.ninds.nih.gov/disorders/multiple_sclerosis/detail_multiple_sclerosis.htm#280373215.

[v] Ziemssen T. (2005). Modulating processes within the central nervous system is central to therapeutic control of multiple sclerosis. J Neurol, 252(Suppl 5), v38-v45.

[vi] Hauser S.L. et al. (2012). Multiple sclerosis and other demyelinating diseases. In Harrison’s Principles of Internal Medicine (pp.3395-3409). New York, NY: McGraw Hill Medical.

[vii] Hadjimichael O. et al. (2007). Persistent pain and uncomfortable sensations in persons with multiple sclerosis. Pain, 127(1-2), 35-41.

[viii] Multiple Sclerosis International Federation. What is MS? Available at http://www.msif.org/about-ms/what-is-ms/. Last accessed January 2015.

[ix] MS International Federation. Types of MS. Available at: http://www.msif.org/about-ms/types-of-ms/.

Commenta questo articolo:

*
Il tuo indirizzo email non sarà visibile agli altri utenti.
Il commento sarà pubblicato solo previa approvazione del webmaster.