IT   EN

Ultimi tweet

TERAPIA PSORIASI: RICERCA DIMOSTRA SUPERIORITA' DI GUSELKUMAB RISPETTO A SECUKINUMAB

Janssen annuncia oggi i risultati di uno studio di Fase 3 di confronto diretto, condotto in adulti con psoriasi a placche da moderata a grave, che dimostra la superiorità di guselkumab rispetto a secukinumab nel raggiungimento dell'endpoint primario del PASI 90 (Psoriasis Area Severity Index) dopo 48 settimane di trattamento. I dati di ECLIPSE, studio multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, dimostrano che l'84,5% dei pazienti trattati con guselkumab ha ottenuto a 48 settimane un miglioramento di almeno il 90% del punteggio al basale, rispetto al 70,0% dei pazienti trattati con secukinumab (p<0,001). 

“Siamo arrivati ad un livello di efficacia altissimo e mantenuto nel tempo” commenta il Prof. Antonio Costanzo, Responsabile di Unità Operativa Dermatologia – Istituto Humanitas di Milano e membro del consiglio direttivo della Società Scientifica SiDeMast - “Questi dati mostrano come siamo arrivati a un tale avanzamento dell’armamentario terapeutico da avere a disposizione terapie biologiche in grado di mantenere il risultato di pulizia della pelle nel tempo, in questo caso specifico guselkumab ancora più a lungo del secukinumab, e cosa altrettanto importante avendo un profilo di sicurezza molto elevato. In particolare, il profilo di sicurezza dell’IL 23, oggetto di questo studio, non presenta il rischio di insorgenza di micosi o riattivazione di una malattia di Crohn silente. Cosa impensabile fino a pochi decenni fa, abbiamo delle armi talmente efficaci e sicure da poter essere utilizzate su tutti i pazienti con psoriasi, e se non fosse per il costo, anche su quelli con malattie lieve, e con un profilo di sicurezza paragonabile ai farmaci topici”. 

“Questi dati ci convincono sempre più dell’efficacia e sicurezza dei nuovi farmaci biologici, in particolare dell’IL 23, e il punto è ora trattare adeguatamente tutti i pazienti che possono giovare di queste terapie, specialmente in Italia dove abbiamo ancora molta strada da fare da questo punto di vista: una grossa fetta di pazienti con psoriasi, anche severa, ancora non arrivano neanche allo specialista” – conclude il Prof. Costanzo. Questi dati, presentati al 3° Inflammatory Skin Disease Summit in corso a Vienna, sono i primi risultati di uno studio di confronto diretto tra il primo farmaco biologico inibitore selettivo dell’interleuchina (IL)-23 e un inibitore dell’IL-17. ECLIPSE è il quarto studio clinico di fase 3 di Janssen su guselkumab nella psoriasi a placche e fa parte di un programma di sviluppo clinico che comprende altri tre studi di Fase 3, tutt’ora in corso, per l'artrite psoriasica e la malattia di Crohn.

Lo studio ECLIPSE, oltre ad un endpoint primario, ha incluso anche sei principali endpoint secondari, con analisi nel breve e nel lungo termine. Guselkumab ha dimostrato la non inferiorità (p<0.001), ma non la superiorità (p=0.062), rispetto a secukinumab nel principale endpoint secondario: l’84,6% dei pazienti trattati con guselkumab ha raggiunto il PASI 75 in entrambe le settimane 12 e 48 rispetto all’80,2% dei pazienti trattati con secukinumab. Tre dei principali endpoint secondari hanno confrontato l’efficacia dei due farmaci a 48 settimane, valutando il raggiungimento della risposta PASI 100 e del punteggio IGA (Investigator Global Assessment) pari a 0 (guarigione) o 0/1 (malattia minima). Alla settimana 48, il 58,2% dei pazienti trattati con guselkumab ha raggiunto il PASI 100, rispetto al 48,4% dei pazienti trattati con secukinumab il 62,2% dei pazienti trattati con guselkumab ha ottenuto un punteggio IGA di 0 rispetto al 50,4% dei pazienti trattati con secukinumab e l'85,0% dei pazienti trattati con guselkumab ha ottenuto un punteggio IGA 0/1 rispetto al 74,9% dei pazienti trattati con secukinumab.

In tutti questi casi è stata dimostrata sia la non inferiorità che la superiorità di guselkumab verso secukinumab (p≤0.001). I rimanenti endpoint secondari principali hanno valutato la non inferiorità di guselkumab rispetto a secukinumab nelle prime 12 settimane di trattamento. La percentuale di pazienti che ha ottenuto una risposta PASI 75 e una risposta PASI 90 alla settimana 12 è stata, rispettivamente, dell'89,3% e del 69,1% per guselkumab e del 91,6% e 76,1% per secukinumab (rispettivamente p<0.001 e p=0.127). Data la non superiorità del primo endpoint secondario maggiore, i p-values di tutti i successivi endpoint secondari maggiori sono stati considerati come nominali Nelle prime 44 settimane di trattamento, 27 pazienti (5,1%) randomizzati al braccio di trattamento con guselkumab hanno interrotto il trattamento rispetto ai 48 pazienti (9,3%) randomizzati al braccio secukinumab.

Nello studio, i profili di sicurezza delle due terapie si sono dimostrati coerenti con i profili noti dimostrati nei rispettivi studi registrativi e con le attuali informazioni di real life. I pazienti trattati con guselkumab e secukinumab hanno riportato almeno un evento avverso (EA) in percentuali sovrapponibili, rispettivamente il 77,9% per guselkumab e l’81,6% per secukinumab. Gli EA gravi sono stati riportati nel 6,2% dei pazienti trattati con guselkumab e nel 7,2% dei pazienti trattati con secukinumab. Le infezioni gravi si sono verificate in 6 pazienti trattati con guselkumab e in 5 pazienti trattati con secukinumab.

Commenta questo articolo:

*
Il tuo indirizzo email non sarà visibile agli altri utenti.
Il commento sarà pubblicato solo previa approvazione del webmaster.