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TERAPIA, LE NOVITA’ NEL TUMORE ALLA PROSTATA

La valutazione dei fattori prognostici legati alla neoplasia (stadio, grado di Gleason e livelli di PSA), l’età, le comorbidità e l’aspettativa di vita rappresentano fattori fondamentali nella scelta del miglior trattamento per il carcinoma prostatico. Nei pazienti con tumore della prostata localizzato esistono diverse opzioni terapeutiche come la sorveglianza attiva, la chirurgia o la radioterapia.

La sorveglianza attiva comporta il semplice monitoraggio del decorso della malattia, con la possibilità di intervenire in caso di progressione tumorale. Si tratta di un approccio spesso proposto a pazienti che hanno una malattia a basso rischio o una limitata aspettativa di vita. Il programma di monitoraggio prevede la valutazione del PSA ogni 3-6 mesi, l’esplorazione digitale ogni 6-12 mesi e comporta anche l’eventuale ricorso a biopsie addizionali. L’intervento di prostatectomia radicale prevede l’asportazione della prostata, dei tessuti vicini e dei linfonodi regionali, al fine di determinare l’eventuale interessamento metastatico. Sono possibili diversi approcci, che comprendono la chirurgia convenzionale e la chirurgia mini-invasiva laparoscopica. Il trattamento radioterapico può essere erogato mediante due differenti modalità: a fasci esterni e brachiterapia.

Nei pazienti con malattia metastatica la terapia di deprivazione androgenica o ormonoterapia rappresenta il trattamento di scelta in prima linea. Il ricorso all’ormonoterapia in prima linea consente solitamente di ottenere un controllo della malattia per un tempo compreso tra i 18 ed i 24 mesi in combinazione con corticosteroidi. Tra le ultime novità terapeutiche per i pazienti affetti da neoplasia prostatica in fase avanzata c’è sicuramente l’Enzalutamide, un nuovo inibitore orale del segnale del recettore androgenico, che attacca il pathway del segnale androgenico in tre diversi modi: blocca il legame del testosterone al recettore androgenico; ostacola lo spostamento del recettore medesimo al nucleo delle cellule cancerose (traslocazione nucleare) e impedisce il legame con il DNA. Enzalutamide è attualmente registrata in Europa per il trattamento di uomini adulti con cancro prostatico metastatico resistente alla castrazione, la cui patologia sia progredita durante o dopo trattamento con docetaxel.

«Lo studio PREVAIL, presentato all’ultimo congresso americano di oncologia ASCO ha sancito il valore assoluto di questo farmaco- afferma il prof. Sandro Barni, Direttore Dipartimento Oncologico presso Az. Ospedaliera Treviglio-Adesso abbiamo dati molto importanti sul guadagno di sopravvivenza. Lo studio sancisce in modo definitivo l’uso del farmaco in pazienti pre –chemio. C’è un aumento evidente del tempo alla chemioterapia, e per pazienti non più giovanissimi è sicuramente un grande vantaggio. Si tratta di un farmaco potente e ben tollerato –aggiunge lo specialista- inoltre è in monoterapia, si assume per bocca e è senza cortisone, evitando così problemi alla lunga. E’ questo un fattore estremamente positivo».

Il carcinoma prostatico è divenuto, nell’ultimo decennio, il tumore più frequente nella popolazione maschile dei Paesi occidentali. Alla base di questo fenomeno, più che la presenza di fattori di rischio, c’è la maggiore probabilità di diagnosticare tale malattia, che e presente in forma latente nel 15-30% dei soggetti oltre i 50 anni e in circa il 70% degli ottantenni. La diffusione del dosaggio dell’antigene prostatico specifico (PSA) nell’ultimo decennio ha profondamente modificato l’epidemiologia di questo tumore, anche in senso qualitativo. Oggi rappresenta oltre il 20% di tutti i tumori diagnosticati a partire dai 50 anni di età.

Altra novità emersa al Congresso ASCO è stata l’associazione del chemioterapico in pazienti ormonosensibili per aumentare la sopravvivenza, se il tumore ha un diametro uguale o superiore ai dieci centimetri, il cosiddetto ‘bulky’. «E’ un cambiamento nell’approccio alla terapia –conclude il prof. Barni- Si parte sempre con ormonoterapia in pazienti ormonosensibili, cosa che invece adesso si potrebbe far in seconda battuta dove il ‘bulky’ tumorale è importante, è in numerose sedi e in particolare in quelle viscerali.  Siamo sempre più convinti che abbiamo a disposizione farmaci simil-ormonali non chemioterapici da usare prima della chemioterapia, anche se in Italia ciò non è ancora possibile e speriamo lo sia a breve. Sicuramente fare precocemente una chemioterapia significa aumentare il rapporto tra urologo e oncologo medico».

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