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Terapia Adenocarcinoma metastatico del pancreas: ok AIFA per nab-paclitaxel di Celgene

Dopo anni di silenzio ora finalmente ci sono nuove speranze per i malati con adenocarcinoma metastatico del pancreas: è stata approvata dall’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) la rimborsabilità a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) di nab-paclitaxel, per il trattamento in prima linea in combinazione con la gemcitabina.

Un’arma in più contro uno dei tumori più aggressivi e letali, dall’incidenza e mortalità in crescita, tanto che, si prevede, nel 2020 potrebbe essere secondo, come causa di decessi, solo al carcinoma polmonare.

Attualmente in Italia rappresenta il 3% di tutti i tumori ed è la quarta causa di morte oncologica negli over 50.

 

“La maggior parte dei pazienti sopravvive solo pochi mesi dopo la diagnosi: solo il 3-6% è ancora vivo a 5 anni dalla diagnosi” spiega Francesco De Lorenzo, Presidente ECPC (European Cancer Patient Coalition).

 

Numerose le cause che lo rendono un nemico tanto difficile da combattere. “La diagnosi non è semplice, perché presenta sintomi aspecifici e tardivi, come ittero, dolore, calo ponderale, stipsi, nausea e diabete, e perché non ci sono test di screening, anche la TAC è di difficile esecuzione e lettura - illustra Michele Reni, Dipartimento di Oncologia Medica IRCCS Ospedale San Raffaele Milano - inoltre il tumore ha delle caratteristiche peculiari: un alto numero di mutazioni genetiche, una scarsa vascolarizzazione e uno stroma peritumorale, che rende difficile raggiungerlo farmacologicamente, capacità di sopravvivere in un ambiente ostile e, non ultimo, l’insorgenza in una posizione anatomica difficile da raggiungere”.

 

Il nuovo farmaco è il frutto di una tecnologia innovativa: il chemioterapico paclitaxel viene veicolato racchiuso nell’albumina, una proteina umana necessaria alle cellule tumorali per vivere. 

 

“L’albumina entra naturalmente nel flusso sanguigno, si lega ai recettori sulle pareti dei vasi sanguigni e attraversa le cellule endoteliali” continua Giampaolo Tortora, Direttore U.O.C. Oncologia Medica Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona. “Successivamente raggiunge la sede del tumore e viene captato dalle cellule e portato al loro interno. Il chemioterapico trasportato dall’albumina viene quindi rilasciato direttamente dentro al suo obiettivo, qui entra in funzione inibendo la proliferazione delle cellule tumorali”.

 

“Per la prima volta gli studi indicano la possibilità che alcuni pazienti sopravvivano anche più di tre anni, e anche la loro qualità di vita viene migliorata” conclude Reni. “Ottime notizie per i malati, dunque. Tuttavia l’AIFA mette un paletto: la rimborsabilità non riguarda i pazienti oltre i 75 anni. Attendiamo la spiegazione per tale decisione”.

 

Paola Gregori

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