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Svizzera, la salute e' un diritto umano

Tra i temi affrontati in occasione della Conferenza annuale della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) e della Segreteria di Stato dell’economia (SECO) spicca l’assistenza sanitaria, un ambito prioritario per la cooperazione svizzera allo sviluppo, poiché riveste un ruolo importante per la pace, la sicurezza e la stabilità economica.

Il consigliere federale Didier Burkhalter ne ha parlato nel suo discorso di apertura, gettando uno sguardo sulle sfide future. In particolare ha illustrato le priorità del nuovo messaggio 2017-2020 concernente la cooperazione allo sviluppo e l’«Agenda 2030 globale per uno sviluppo sostenibile» che l’anno prossimo sostituirà gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.

 I temi principali della conferenza annuale, svoltasi nel Congress Center a Basilea, erano la salute e l’accesso insufficiente in molte regioni del mondo alle offerte essenziali: a prestazioni mediche, farmaci e informazioni. La salute è un diritto umano e ciononostante circa 400 milioni di persone non hanno accesso all’assistenza sanitaria.

Nel suo discorso di apertura il consigliere federale Didier Burkhalter ha sottolineato l’importanza dell’accesso a questi servizi e la rispettiva correlazione con la povertà: «La povertà non è soltanto dovuta a redditi insufficienti: avanza come una piovra, moltiplicando i suoi tentacoli nell’insufficiente accesso ai servizi di base nell’ambito della salute o dell’istruzione.», ha dichiarato il capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), secondo il quale anche la mancanza di prospettive, la discriminazione e l’insicurezza giuridica sono cause di povertà. Il cambiamento climatico e il mancato accesso all’acqua aggravano la situazione. Un elemento centrale della lotta contro la povertà è la salute, ha ribadito Didier Burkhalter, aggiungendo che il diritto al miglior stato di salute possibile costituisce un diritto fondamentale di ogni individuo.

Il capo del DFAE ha parlato anche del nuovo messaggio concernente la cooperazione allo sviluppo 2017-2020, osservando che esiste un nesso tra povertà, conflitti e rischi globali come il cambiamento climatico. Si rivela perciò indispensabile far fronte alle sfide applicando metodi integrati. Ecco perché il nuovo messaggio  si fonda su una strategia congiunta per la DSC, la SECO e la Divisione Sicurezza umana del DFAE: «Alla luce dei legami sempre più stretti tra la pace e lo sviluppo, gli attori e i servizi della Svizzera devono collaborare ancora di più in modo complementare» Uno sviluppo sociale ed economico non esiste senza pace né sicurezza, ha sottolineato il consigliere federale Burkhalter, aggiungendo che «non si va a scuola o al lavoro sotto le bombe». Puntando sulla sostenibilità nel quadro del nuovo messaggio, la Svizzera sarà in grado di fornire contributi importanti volti a garantire il successo dell’«Agenda globale per uno sviluppo sostenibile 2030», ha aggiunto. La Svizzera si è molto impegnata in favore dell’agenda 2030 e ha contribuito attivamente alla sua elaborazione nel settore della salute. L’agenda dovrebbe essere adottata in autunno a New York e, dal 2016, sostituire gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.

Anche il direttore della DSC, l’ambasciatore Manuel Sager, si è soffermato sulle sfide future. Per raggiungere gli obiettivi dell’«Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile» non basta l’impegno dei Governi e delle agenzie statali per lo sviluppo, è indispensabile cooperare anche con le ONG, il settore della scienza e un settore privato disposto ad assumersi la responsabilità per uno sviluppo ecologico e sociale duraturo. Un’alleanza di questo tipo è necessaria anche per garantire l’accesso, ancora carente, al settore sanitario: «Soltanto grazie ad ampi partenariati sarà possibile sviluppare farmaci, come ad esempio farmaci contro la malaria specifici per i bambini, e metterli a disposizione là dove sussiste un urgente bisogno,» ha dichiarato il direttore della DSC.

Ancora oggi, ogni 24 ore circa 29’000 bambini di età inferiore ai cinque anni muoiono di malattie come la malaria o la diarrea, ogni giorno oltre 4000 persone muoiono di tubercolosi e circa 800 donne e ragazze perdono la vita in seguito a complicazioni subentrate durante la gravidanza e il parto. Cure troppo costose, centri sanitari troppo lontani, ma anche diffidenza nei confronti dei medici: quando manca l’accesso non servono né ospedali né farmaci o personale specializzato, ha ribadito nel suo discorso il direttore della DSC. La DSC si impegna a migliorare questi accessi, poiché una migliore salute della popolazione costituisce un contributo elementare nella lotta contro la povertà, la parte fondamentale dell’impegno della DSC.

Prima del discorso del direttore della DSC, i circa 1100 partecipanti hanno seguito numerose relazioni incentrate sul tema della salute e preso atto dell’operato della Svizzera in questo settore. Edna Adan Ismail, fondatrice e direttrice di un ospedale universitario in Somaliland, ha illustrato come creare, in condizioni molto difficili, un sistema sanitario in un Paese marcato dalla guerra civile. Nella sua presentazione, Hans Rosling, professore di salute internazionale a Stoccolma, spiega come non esistano più due tipi di Paesi al mondo: la vecchia suddivisione tra Paesi industrializzati e Paesi in via di sviluppo è stata sostituita da 192 Paesi diversi che si trovano in uno stato permanente di sviluppo socioeconomico nel quale il progresso di numerosi Paesi asiatici è due volte più veloce rispetto a quello dell’Europa di un tempo. Durante la conferenza inoltre, nel quadro di vari gruppi di lavoro, esperti svizzeri e stranieri hanno parlato delle sfide che comporta l’accesso ai medicinali, all’informazione per i giovani e all’assistenza sanitaria, concentrandosi in particolare sul finanziamento del settore sanitario.

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