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SUICIDIO, PIU' A RISCHIO GLI UOMINI IN AREA RURALE E LE DONNE IN CITTA'

"Il suicidio rimane un'emergenza soprattutto tra i maschi, con un rapporto di 4 suicidi di ragazzi ogni 2 suicidi di ragazze. Da sottolineare la localizzazione geografica, rispetto alla quale ci sono differenze di genere: anche in questo caso, nelle aree rurali c'e' un maggior rischio di suicidio nei maschi, mentre in quelle metropolitant e' maggiore tra le femmine".

Ad approfondire l'argomento e' Maurizio Pompili, ordinario di Psichiatria della Sapienza Universita' di Roma. La casistica e' contenuta in una recente indagine condotta da Pompili, insieme a un gruppo internazionale di esperti, intitolata 'Trends and ecological results in suicides among Italian youth aged 10-25 years: A nationwide register study' e pubblicata sul 'Journal of affective disorders'. Riguardo ai metodi utilizzati per il suicidio, negli ultimi tre decenni, "abbiamo rilevato una diminuzione dell'uso di armi da fuoco e veleni e un aumento dell'impiccagione tra i ragazzi e di cadute tra le ragazze".

Negli anni '90, ricorda Pompili, "c'e' stato un picco di casi con un successivo ridimensionamento del fenomeno. Tuttavia il dato non ha continuato a diminuire, si e' solo stabilizzato, diversamente da altri tipi di morti giovanili, come ad esempio quelle causate dagli incidenti in moto che si sono ridotte in modo significativo dopo l'introduzione dell'obbligo del casco. Per questo- ribadisce il docente universitario- sebbene non ci sia stato un nuovo aumento, il suicidio tra i giovani rimane un'emergenza".

A questa si aggiunge poi l'emergenza sommersa dei tentati suicidi per i quali, avverte l'esperto, "la situazione e' molto piu' vaga, perche' non esiste un dato registrato e consolidato. Per questo, si stima che i tentativi di suicidio siano dieci volte superiori ai suicidi e c'e' chi sostiene che siano addirittura 25 volte di piu'".

Quali campanelli di allarme devono destare l'attenzione dei genitori? Oltre ad alcuni comportamenti comuni agli adulti che meditano di togliersi la vita, come variazioni del sonno, irritabilita', ansia, agitazione, dare via cose care, nei ragazzi possono comparire "l'abuso di alcol e sostanze, il ritirarsi dagli amici e dagli affetti, il cimentarsi in attivita' pericolose".

Un aspetto sul quale il responsabile del Servizio di prevenzione del suicidio tiene a porre l'accento e' il dialogo: "È importante indagare se ci sia rischiosita' suicidaria- spiega- Con delicatezza e sensibilita', ma in modo puntuale, bisogna chiedere ai ragazzi se hanno pensato di voler morire; se sono in un grado di sofferenza estrema; cosa li faccia soffrire e come possiamo aiutarli. In questi casi, non bisogna temere di essere intrusivi ne' pensare di tralasciare, bisogna indagare".

Riguardo al grado di sofferenza provato da chi medita il suicidio, Pompili chiarisce che "quando la sofferenza della mente, fatta di un dialogo interiore, supera la soglia di sopportazione, il suicidio si configura come la soluzione migliore per disfarsi di quel dolore. La persona che tenta il suicidio non vorrebbe morire, ma solo disfarsi del dolore ed ecco perche' molte volte arrivano alla nostra attenzione condizioni di sofferenza della mente giunte allo stremo".

Una situazione acuita, in questo ultimo anno, dalle difficolta' legate alla pandemia che ha accresciuto "la miseria umana, la fragilita', le criticita'. Di conseguenza c'e' stata un crescente richiesta di aiuto per condizioni non necessariamente psichiatriche, ma per uno sconforto arrivato all'estremo. Noi- spiega lo psichiatra- parliamo di dolore mentale per definire quel costrutto fatto di sofferenza, emozioni negative, non avere piu' punti di riferimento, il sentire di non avere piu' prospettive per il futuro. Ed e' quello con cui maggiormente dobbiamo confrontarci oggi".

L'accademico e ricercatore si sofferma, quindi, sui recenti casi di morti tra bambini che avevano aderito a delle challenge lanciate sui social. "È un fenomeno molto grave- commenta- che abbiamo osservato anche negli anni passati per altri giochi cosi' pericolosi. Un fenomeno che evidenzia la grande attenzione che tutti dobbiamo porre nei confronti delle nuove tecnologie e di come queste possano rivolgersi contro persone fragili, come sono i bambini. Per questo- avverte- l'attenzione dei genitori deve essere molto accurata riguardo all'accesso alle tecnologie da parte dei piu' piccoli".

Se le morti durante le sfide sui social non possono essere categorizzate come dei veri e propri suicidi, Pompili ricorda che esistono tuttavia rari casi di suicidi intenzionali anche tra bambini in tenera eta'. "L'evento- chiarisce- rappresenta la punta dell'iceberg. Dietro questo gesto c'e' sicuramente un vissuto che va esplorato e non puo' essere tralasciato. Bisogna inserire il bambino in un percorso di terapia con un neuropsichiatra e accompagnarlo", conclude.

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