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SUICIDA NEL TEVERE: SERVE RETE D’AIUTO PER LE NEOMAMME

La tragica morte di Pina e la scomparsa delle sue gemelline, che ha sconvolto l'Italia e l’interacomunità professionale delle Neonatologie italiane, ripropone la questione del supporto alle coppie, allefamiglie e in particolar modo alle mamme dei neonati prematuri. 

La Società Italiana di Neonatologia (SIN),esprimendo la vicinanza di tutti i neonatologi italiani al marito e alla famiglia di Pina e delle due gemelline,lancia un appello alle Istituzioni ed ai soggetti coinvolti nell'assistenza materno-infantile."Nei casi di parto prematuro non bastano cure appropriate nella fase acuta", sostiene Fabio Mosca,Presidente della SIN "serve anche il precoce supporto alle famiglie, al fine di intercettare quei malesseri checovano in silenzio e che poi possono esplodere in seguito; quello stesso sostegno necessario dopo ladimissione, al rientro a casa, quando vanno garantiti un’assistenza domiciliare medica e infermieristica neiprimi mesi di vita ed un servizio di follow-up che, nel corso degli anni, accompagni i genitori nel difficilecammino di crescita dei loro figli.I neonati rappresentano il nostro futuro e per questo dobbiamo mettere in campo tutte le risorse disponibili,istituzionali, sociali ed economiche per sostenere questi genitori con una rete di solidarietà e supporto.

Negli ultimi anni si è generata una condizione sociale molto faticosa per le coppie e le giovani madri. Ledonne sono più sole di un tempo, spesso prive di sostegni familiari, vivono in condizioni di precarietà, diincertezza, di mancanza di solidità nei rapporti. La situazione è ancora più complessa e a volte insostenibilequando il neonato è prematuro e sono necessarie cure anche dopo la dimissione. È indispensabile aiutare ledonne in questo percorso e farle sentire meno sole, anche con un adeguato sostegno psicologico che inizinel reparto di Terapia Intensiva Neonatale (TIN) e prosegua dopo la dimissione con le strutture territorialicompetenti”.

Nel nostro Paese nascono circa 460.000 bambini all’anno, 33.000 prima del termine di gravidanza. Di questicirca 4.500 neonati hanno un peso < 1500 g e una prematurità grave (< 32 settimane di gestazione) ecostituiscono una popolazione particolarmente fragile, che necessita di un percorso integrato tra ospedalee territorio, che dovrebbe coinvolgere varie figure professionali (neonatologo, pediatra di famiglia,infermiere, psicologo, fisiatra, fisioterapista, neuropsicomotricista, logopedista, neuropsichiatra infantile edaltri specialisti, a seconda delle necessità), con un approccio multidisciplinare che non sempre oggi èpossibile fornire in modo adeguato.Una quota inferiore di neonati, ma non per questo meno importante, pur non essendo gravata dallaprematurità grave, presenta alla nascita particolari problemi collegati alla sofferenza feto-neonatale, amalattie metaboliche o alla presenza di sindromi complesse e malattie rare.

Complessivamente circa il 3,5% dei neonati (16.500 neonati/anno) necessitano di un preciso e intensoprogramma di follow-up clinico e psicologico e di sostegno alle famiglie.I progressi in Ostetricia, Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale hanno enormemente migliorato lasopravvivenza e la prognosi a breve termine, ma questi neonati sono comunque a rischio di sviluppareproblemi a distanza e richiedono cure prolungate nel tempo.La nascita di un neonato patologico, in particolare se prematuro, comporta l’instaurarsi di dinamichespecifiche che coinvolgono i genitori, ed in particolare la madre del bambino, che scaturiscono dalladiscrepanza fra il figlio immaginato ed il figlio reale, dal senso di colpa e di sconfitta materno nel non essereriuscita a portare a compimento con successo la gravidanza, dalla preoccupazione e dai timori per losviluppo futuro del bambino. La gestione di queste dinamiche necessita di interventi mirati condotti dapersonale esperto e qualificato che sia in grado di intercettare tali problemi e di interveniretempestivamente per limitarne le ricadute negative.

Secondo la SIN, oltre a cure appropriate in fase acuta, sono tre le azioni più importanti da attuare per andare incontro alle esigenze di genitori e mamme dei neonati prematuri o con gravi patologie:
1. Prevedere un supporto psicologico alla famiglia ben strutturato, durante la degenza e dopo la dimissione dalla TIN, con personale esperto e dedicato;
2. Migliorare l'assistenza domiciliare per i casi più critici (A.D.I. - Assistenza Domiciliare Integrata), nei primi mesi di vita, per aiutare i genitori nella fase del distacco dall’ospedale ed accompagnarli a raggiungere serenamente l’autonomia nella gestione dei loro figli;
3. Potenziare i Servizi di Follow-up e territoriali: essere certi di essere seguiti nel tempo da una equipe multidisciplinare esperta, in continuum con la TIN, con assistenza facilmente accessibile, potrebbe alleviare le paure ed il senso di abbandono, il timore di essere lasciati soli a gestire bambini talvolta impegnativi.

Attualmente in Italia i Servizi di Follow-up del neonato pretermine rappresentano una realtà molto varia edeterogenea, spesso insufficiente quanto a risorse strutturali e di personale, in quanto non riconosciuteufficialmente da parte del Sistema Sanitario Nazionale. Il supporto e l'assistenza alle famiglie è discrezionalee dipende dalla "buona volontà" degli operatori delle Unità Operative di Neonatologia e TIN, dei pediatri difamiglia e degli altri specialisti coinvolti.La SIN, in occasione della Giornata mondiale della Prematurità, il 17 novembre scorso, ha lanciato unappello per un patto di collaborazione per migliorare l'assistenza neonatale in tutto il Paese ed ha avviatoun confronto con il Ministero della Salute per potenziare il sostegno al neonato patologico dopo ladimissione."Fondamentale nella costruzione della rete anche il coinvolgimento a livello territoriale dei pediatri difamiglia e delle associazioni di volontariato e di quelle dei genitori, per fornire un supporto che non siasolo “tecnico” ma anche psicologico, attento alla condivisione del “vissuto” dei genitori, sostenendolidurante un percorso che inizia con il parto e può durare anni”, conclude Mosca.

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