IT   EN

Ultimi tweet

Sotto il colore della pelle siamo tutti uguali. Studio su The Lancet

Non esistono differenze tra le popolazioni del mondo nella crescita dei feti e dei neonati a pari condizioni socioeconomiche e di salute ottimali. E per la prima volta sono stati definiti gli standard mondiali di riferimento di crescita dei feti e dei neonati.

Sono questi i principali risultati dello Studio mondiale INTERGROWTH 21st, appena uscito con una doppia pubblicazione sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale The Lancet Diabetes & Endocrinology. Lo studio, coordinato dal professor Villar dell’Università di Oxford e finanziato dalla Fondazione Bill e Melinda Gates, ha coinvolto otto centri di ricerca ed assistenza in diverse parti del mondo (Brasile, Cina, India, Italia, Kenya, Oman, USA ed Inghilterra).

Al progetto ha partecipato, unico Centro dell’Europa continentale, l'ospedale Sant'Anna della Città della Salute e della Scienza di Torino con i reparti universitari di Ostetricia e di Neonatologia diretti dalla professoressa Tullia Todros e dal professor Enrico Bertino, in collaborazione anche con  la Neonatologia dell’ospedale Mauriziano di Torino, diretta dal dottor Mario Frigerio, e con i Consultori Famigliari sul territorio, coordinati dalla dottoressa  Maria Rosa Giolito.

I risultati al termine dello studio, primo al mondo nel suo genere, indicano che, in condizioni ottimali di salute e nutrizione, le differenze nella crescita precoce tra due esseri umani qualsiasi nella stessa popolazione (ad esempio in due aree diverse della città di Torino) sono le stesse che quelle osservate in soggetti appartenenti a popolazioni diverse (ad esempio in Italia ed in Kenya). Si confermano quindi, anche per i feti ed i neonati, le osservazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla crescita dei bambini dalla nascita a 5 anni: le differenze di crescita tra soggetti appartenenti a gruppi etnici diversi sono basate prevalentemente su differenze nelle condizioni di salute, socioeconomiche ed ambientali, più che su differenze geneticamente determinate.

Una crescita adeguata in tutta l’età pediatrica viene oggi riconosciuta come l’indicatore principale di salute, ma in modo particolare le anomalie di crescita in eccesso od in difetto durante il periodo fetale e neonatale sono risultate associate in adolescenza ed in età adulta a disturbi dello sviluppo neuro-cognitivo e ad aumentato rischio di malattie metaboliche, quali diabete, ipertensione arteriosa, obesità.

Sono quindi da oggi disponibili tabelle con i valori entro i quali dovrebbe essere compresa, a livello mondiale, la crescita dei feti e dei neonati in condizioni di salute, nutrizione e ambientali ottimali ed i risultati forniscono, per la prima volta, un modello di riferimento internazionale su cui basare gli interventi di nutrizione e di salute a livello di singoli Centri e di popolazione.

Mancava fino ad ora a livello internazionale uno standard di riferimento per la crescita fetale e neonatale, utile in particolare per completare l’utilizzo delle carte OMS nella valutazione della crescita durante i cosiddetti “ primi 1000 giorni di vita”, cioè dal concepimento fino a due anni di età, considerati oggi il periodo più critico per determinare non solo lo sviluppo neuro-cognitivo ma anche lo stato di salute in adolescenza ed in età adulta.

Per questo motivo l’Università di Oxford ha promosso lo studio INTERGROWTH 21st, per definire il modello di crescita dei feti e dei neonati in condizioni socioeconomiche e di salute ottimali e per produrre i primi standard di crescita fetale e neonatale basati su un campione numeroso e multietnico di soggetti sani.

I risultati dello studio (coordinato dal prof Villar dell’Università di Oxford), eseguito secondo un rigido protocollo metodologico su oltre 4600 gravidanze ed oltre 20400 neonati, di cui rispettivamente 509 e 2358 a Torino, hanno stabilito che, a parità di condizioni, le differenze nella crescita fetale e quindi nelle dimensioni dei neonati tra i vari gruppi etnici nel mondo tendono ad attenuarsi e le differenze di crescita tra soggetti appartenenti a gruppi etnici diversi sono basate prevalentemente su differenze nelle condizioni di salute, socioeconomiche ed ambientali, più che su differenze geneticamente determinate.

Ad esempio la variabilità nelle misure della circonferenza cranica e della lunghezza dei feti e dei neonati tra i diversi Centri  rappresenta solo il 3% di quella totale ed è inferiore a quella osservata tra soggetti dello stesso Centro. In altre parole la crescita dei neonati torinesi in condizioni ottimali ambientali e di salute è analoga a quella dei neonati cinesi, brasiliani o dell’Oman nelle stesse condizioni. I dati neonatali dello studio si raccordano bene con quelli di un precedente studio dell’OMS su bambini sani di 6 differenti aree geografiche del mondo dalla nascita fino a 5 anni: ad esempio il peso e la lunghezza medi dei nati a termine sono 3.3 chilogrammi e 49,3 centimetri verso i 3.3 e 49,5 rilevati rispettivamente nello studio dell’OMS.

Le osservazioni dello studio sono anche compatibili con i recenti studi che hanno osservato maggiori similarità genetiche tra individui di diverse popolazioni, quali quelle Nordafricane ed Europee, che tra individui appartenenti alla stessa popolazione.

Attualmente la percentuale di nati pretemine in Europa varia dal 5 al 10%, in Italia è del 7.4%. La percentuale di nati pretermine nello studio INTERGROWTH è stata  invece globalmente del 4.5%, in Italia del 4.1%. Questo valore può quindi essere considerato oggi quello di riferimento cui avvicinarsi negli interventi di promozione della salute e di miglioramento delle condizioni socio ambientali delle future madri e dei loro neonati nelle diverse popolazioni. Da osservare anche che nello studio INTERGROWTH la grande maggioranza dei nati pretermine, 84%, è rappresentata da neonati  fra le 34 e le 37 settimane di età gestazionale, molto vicini al termine e quindi a basso rischio di gravi complicazioni dopo la nascita. Questo valore nella popolazione generale è invece intorno al  75%, quindi con una percentuale molto più alta di soggetti molto pretermine  e quindi più problematici.

Lo studio sta proseguendo nei vari centri, con il coordinamento della dottoressa Francesca Giuliani della Neonatologia del Sant'Anna e dell’Università di Torino, con la raccolta dei dati per la costruzione di uno standard internazionale da utilizzare in modo specifico per la valutazione della crescita dei neonati pretermine alla nascita e nei primi due anni di vita. Sono infatti questi i soggetti che maggiormente possono risentire a distanza di una nutrizione e di una crescita inadeguate nei primi periodi della vita.

Commenta questo articolo:

*
Il tuo indirizzo email non sarà visibile agli altri utenti.
Il commento sarà pubblicato solo previa approvazione del webmaster.