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Sistemi sanitari del “network della regioni”: dal Laboratorio Management e Sanita' la valutazione della performance 2014

8 regioni, due province autonome, altre quattro regioni che aderiscono in via sperimentale, 200 indicatori monitorati, 99 dei quali con una valutazione associata, mentre i restanti permettonol’interpretazione degli altri risultati, 6 indicatori di analisi.

I sistemi sanitari del network composto da regioni e province autonome condividono il sistema di valutazione delle loro performance sviluppato dal Laboratorio Management e Sanità del Sant’Anna di Pisa e, per il 2014, i rispettivi risultati sono stati presentati a Roma, presso l’auditorium del Ministero della Salute.

Le regioni che fanno parte del network sono Basilicata, Liguria, Marche, provincie autonome di Bolzano e di Trento, Toscana, Umbria, Veneto, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, a cui si aggiungono – in via sperimentale - Calabria, Lazio, Lombardia e Sardegna.

 

   La condivisione di questo sistema di valutazione tra regioni, su base volontaria, nasce nel 2008, come estensione di quanto già progettato dal Laboratorio MeS del Sant’Anna e implementato dal 2004 nella Regione Toscana. Gli indicatori sono calcolati a livello regionale, aziendale e, per le Regioni che lo ritengono opportuno, perfino a livello di stabilimento e di distretto sanitario. L’obiettivo è fornire un quadro dell’andamento dei sistemi sanitari regionali, attraverso il confronto su indicatori condivisi.

  

  I risultati presentati a Roma sono stati approfonditi attraverso sei diverse dimensioni di analisi: 1.la valutazione dello stato di salute della popolazione, che presenta indicatori di mortalità e sugli stili di vita; 2.la valutazione della capacità di perseguimento delle strategie regionali con indicatori come la gestione del dolore, gli screening oncologici, la copertura vaccinale; 3. la valutazione socio-sanitaria con indicatori di “governo” della domanda, di appropriatezza, di efficienza e di qualità, per le attività ospedaliere e per quelle territoriali; 4. la valutazione dei cittadini, che considera ad esempio indicatori quali il tasso di abbandono dal pronto soccorso e le dimissioni ospedaliere volontarie; 5. la valutazione interna che prende in esame la soddisfazione del personale delle aziende sanitarie; 6. la valutazione economico-finanziaria e di efficienza operativa che monitora la spesa e l’efficienza farmaceutica, la sicurezza sul lavoro e tiene sotto controllo alcuni indicatori economici sui costi.

 

  Gli indicatori sono stati poi raggruppati in 30 indicatori di sintesi, rappresentati in forma grafica tramite il “bersaglio”, che presenta cinque fasce di valutazione, a seconda della performance conseguita: al centro i punti di forza, corrispondenti alle fasce verdi, mentre nelle aree rosse e arancioni – le fasce più esterne del bersaglio – i punti di debolezza.

 

    Il Laboratorio MeS, sotto la supervisione scientifica della prof.ssa Sabina Nuti, svolge il ruolo di agenzia di “benchmarking”, supportando le regioni nella definizione degli indicatori, nella verifica metodologica della congruenza dei risultati e nell’integrazione del sistema di valutazione con i meccanismi di governo regionale della sanità. Le regioni del network definiscono in maniera congiunta le fasce di valutazione e sono responsabili dell’elaborazione e del caricamento dei dati sulla piattaforma messa a disposizione dal Laboratorio MeS. Accanto agli incontri periodici per discutere i risultati, per studiare le pratiche migliori e le strategie adottate dalle Regioni, sono costituiti gruppi di lavoro che si concentrano su tematiche specifiche al fine di analizzare le politiche adottate ed identificare possibili nuovi indicatori da monitorare e valutare. In passato, i servizi della prevenzione, il percorso materno infantile e la dimensione economica e finanziaria sono stati oggetto di altrettanti approfondimenti. 

 

  “In un periodo in cui spesso le regioni sono messe in discussione – ha ricordato la prof.ssa Sabina Nuti presentando i risultati della valutazione della performance basati sul benchmarking interregionale e infraregionale - la scelta di queste quattordici regioni di lavorare in rete, di mettersi in gioco per calcolare con modalità condivise ben 200 indicatori, di essere capaci di definire insieme obiettivi stringenti e sfidanti e di pubblicare i dati su web, dimostra che queste istituzioni possono essere esempio e ‘best practice' rispetto a molte altre amministrazioni pubbliche in Italia, che ancora non sono in grado di render conto del loro operato ai cittadini in termini quantitativi. A livello nazionale e internazionale, per migliorare la qualità dei servizi erogati, molti propongono un cambiamento di approccio con un duplice obiettivo: da un lato, superare la logica dei livelli assistenziali legati ai diversi ‘setting’ assistenziali (prevenzione, ospedale e territorio) verso una prospettiva di rete dei servizi, dall’altro promuovere la ‘population based medicine’, ossia attivare un processo di responsabilizzazione dei professionisti sanitari non soltanto verso i propri pazienti ma anche nei confronti di tutta la popolazione residente, come operatore del sistema saniatario pubblico. In questa prospettiva i risultati del network delle regioni offrono un’occasione preziosa ai clinici e ai manager per confrontarsi e per riflettere sulle determinanti della variabilità che può essere evitata”.

 

  “Resta – ha aggiunto la prof.ssa Nuti - il problema di quante risorse pubbliche sono destinate alla sanità e se sono sufficienti alla crescita esponenziale dei bisogni della popolazione in una fase di crisi economica, ma questa decisione non è di pertinenza dei tecnici e degli studiosi di management. A questi spetta il compito di verificare in maniera sistematica il valore aggiunto creato a favore dei cittadini per ogni euro speso e individuare gli ambiti in cui si registra una variabilità che non risponde a bisogni differenti degli utenti ma che dipende da scelte organizzative che determinano disuguaglianze e livelli di assistenza differenti sul territorio. Non è nostra intenzione – conclude Sabina Nuti - fare graduatorie o stilare pagelle ma condividere un sistema per evidenziare punti di forza da cui apprendere e punti di debolezza su cui intervenire. Chi, sul campo, si impegna a trovare la migliore soluzione possibile ai problemi dei pazienti con le risorse disponibili, non ha bisogno del ranking ma vuole idee ed evidenze per ridiscutere l’assetto stesso delle risorse, per individuare quei cambiamenti nella pratica clinica e nei processi organizzativi aziendali che possono fare la differenza nella qualità dei servizi”.

 

  Dal 2 luglio, la visualizzazione dei dati 2014 è estesa a tutti i cittadini, attraverso il portale www.performance.sssup.it/netval. Entro ottobre 2015 i risultati saranno anche disponibili in forma cartacea.

 

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