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SI DIVENTA ADULTI PIU' TARDI IN TICINO. CASA, MATRIMONIO, FIGLI IN ETA' PIU' AVANZATA. INDAGINE GENERAZIONI A CONFRONTO IN SVIZZERA

I percorsi di vita familiari e professionali non sono più gli stessi per le nuove generazioni. Confrontando i comportamenti di generazioni che si susseguono, nel documento sono descritte e analizzate le principali transizioni di vita all’età adulta: la prima partenza dal domicilio parentale, la prima vita in comune, il primo matrimonio e la nascita del primo figlio.

Attingendo a diverse fonti della statistica pubblica (tra cui l’Indagine sulle famiglie e sulle generazioni svolta nel 2013), si documenta, generazione dopo generazione, la quota parte di persone che affrontano queste transizioni. Se per la stragrande maggioranza dei nati negli anni che seguono la seconda guerra mondiale diventare adulti significava, nell’ordine, lasciare la casa parentale, trovare un lavoro (per l’uomo), sposarsi e avere due o più figli (di cui si prendeva cura la donna), oggi il percorso non è più unico e così lineare.

Infatti, non tutti si sposano, non tutti hanno figli, sempre più coppie convivono e/o hanno figli prima del matrimonio. E ancora, tra gli individui che conoscono queste transizioni, la partenza da casa, il termine degli studi, l’inizio del lavoro e la formazione della propria famiglia si manifestano generalmente in età più avanzata rispetto al passato. L’analisi mette in risalto l’età mediana e la sequenza in cui gli eventi citati si manifestano, nonché l’importanza di alcune caratteristiche, come il sesso e il livello di formazione. Ad esempio, le donne partono prima dal domicilio parentale e coloro che svolgono degli studi universitari, oltre a ciò, hanno figli più tardi.

Un primo cambiamento importante rispetto a questo modello riguarda la formazione, oggi mediamente più lunga: nel 1970 la formazione era praticamente conclusa a 20 anni (solo il 2,2% degli uomini e lo 0,7% delle donne di età compresa tra i 21 e i 25 studiava), nel triennio 2011-2013, per la stessa fascia di età, un terzo degli uomini e delle donne si dichiara studente1. L’allungamento dei percorsi formativi e l’aumento proporzionale di chi sceglie percorsi formativi più lunghi (generalmente, università e scuole professionali universitarie) sono fenomeni che vanno a ritardare l’entrata sul mercato del lavoro dei giovani.

Tra i lavoratori con meno di 30 anni sono infatti maggiormente presenti contratti a durata determinata (a termine, interinali, stagionali o senza contratto); nel 2015 tra i 18-35enni ticinesi attivi sul mercato del lavoro il 18,2% lavora con un contratto a durata determinata, mentre sono solo il 5,4% nella fascia 36-65 anni (fonte: RIFOS). La difficoltà nell’accedere direttamente a un posto di lavoro stabile si riscontra anche osservando la disoccupazione giovanile: sempre nella figura [F. 1] vediamo come in queste fasce d’età la disoccupazione fosse praticamente assente nel 1970, mentre oggi tocca una quota rilevante del gruppo; tra i 21-25enni nel triennio 2011-2013 è disoccupato3 un giovane su dieci (l’11,6% degli uomini e il 9,6% delle donne).

Un altro cambiamento importante riguarda il ruolo delle donne nella nostra società: una rigida divisione del lavoro tra uomini e donne non è più l’unico modello adottato e le donne sono sempre più presenti nel mondo del lavoro. Come mostra la figura [F. 1], se nel 1970 la maggior parte delle donne tra i 26 e i 35 anni risultava inattiva,4 nel 2011-2013 questa situazione tocca il 15% delle 26-30enni e il 22,6% delle 31-35enni.

Anche la partenza dalla casa genitoriale sia generalmente ritardata: tra i 26-30enni del 19705 solo il 22,5% degli uomini e il 13,2% delle donne viveva con uno o entrambi i genitori, mentre oggi sono il 43% degli uomini e il 31,3% delle donne. Possiamo vedere inoltre come le coppie (sposate o meno) con figli siano proporzionalmente meno importanti: tra i 30-35enni, circa il 70% di uomini e donne viveva in coppia con figli nel 1970, mentre sono meno di un terzo degli uomini e meno della metà delle donne nella stessa fascia d’età nel triennio 2011-2013. Questo è dovuto al fatto che tra le nuove generazioni il matrimonio, così come la nascita del primo figlio, sono eventi meno frequenti e giungono sempre più in ritardo rispetto al passato, poiché sono preceduti da uno o più periodi di coabitazione con il partner. Aumentano invece i divorzi e le separazioni e, di conseguenza, cresce pure il numero di famiglie monoparentali e di famiglie ricomposte (Widmer et al., 2012). Aumentano inoltre le persone che vivono in un’economia domestica di una sola persona (circa un quinto di uomini e donne nel 2011-2013; meno di uno su dieci nel 1970) o che, pur essendo in coppia, non hanno figli (13% e 10% rispettivamente di uomini e donne nel 1970 tra i 31-35enni e 31% degli uomini e 23% delle donne nella stessa fascia d’età nel 2011-2013).

Le fonti statistiche utilizzate sono molteplici: un ruolo fondamentale è stato svolto dai dati dell’indagine tematica sulle famiglie e le sulle generazioni (IFG) dell’Ufficio federale di statistica (UST) nel 2013; un’indagine che in Ticino si basa su un campione rappresentativo della popolazione di età compresa tra i 15 e i 79 anni e composto da quasi 2.000 persone residenti permanenti.

Tra la coorte di nati tra il 1941 e il 1950 sono il 4% degli uomini e il 6% delle donne, mentre tra i nati negli anni 1971-80 sono il 16% degli uomini e il 10% delle donne. Allo stesso tempo si osserva un leggero ritardo nell’età mediana7 alla partenza da casa nelle coorti più recenti, ad eccezion fatta per le donne nate tra il 1951 e il 1960. Notiamo infine che le donne partono generalmente prima degli uomini da casa. In Ticino, nel 1970, poco più del 60% degli uomini e meno della metà delle donne di età compresa tra i 18 e i 24 aveva il domicilio assieme ai propri genitori, mentre nel 2014 questa quota supera l’80% (sia per gli uomini che per le donne). Una parte sempre più importante di chi ha lasciato la casa genitoriale va a vivere da sola: particolarmente significativo è il caso dei 30-34enni (in questa fascia la proporzione di coloro che vivono soli è passata dal 4,7% del 1970 al 21,2% del 2014) e dei 35-39enni (da 4,2% a 19,2%).

Nel 1970 il 4,7% degli individui di età compresa tra i 30 e i 40 anni vivevano in un’economia domestica formata da una sola persona, mentre nel 2014 questa percentuale è salita al 21,2%. Vi è quindi un periodo sempre più lungo durante il quale i giovani non vivono più con i genitori e non ancora con un partner. Le donne sperimentano mediamente prima la prima convivenza con un partner rispetto agli uomini, questo è visibile soprattutto se si considera chi, a 30 anni, non l’ha ancora sperimentata, ovvero il 20% delle donne e il 35% degli uomini. Negli ultimi decenni poi si è osservato un aumento delle coppie formate da coetanei o dove la partner femminile è più anziana.

Il numero di partner con i quali si ha convissuto è pure in leggero aumento. La quasi totalità delle persone appartenenti alle generazioni più anziane (il 93,0% degli uomini e il 91,8% delle donne nati negli anni ‘30) ha convissuto con una sola persona. Questa percentuale è scesa attorno ai tre quarti tra i nati fra il 1950 e il 1979, più numerosi a sperimentare almeno una seconda convivenza con un altro partner. Da notare che le seconde convivenze sono (leggermente) più frequenti tra gli uomini.

 

In Svizzera, a metà del secolo scorso la quasi totalità dei celibi / delle nubili si sarebbero sposate almeno una volta nella loro vita. A partire dagli anni Settanta questa quota si è ridotta; attualmente, in Svizzera, solo il 61,4% delle donne e il 56,1% degli uomini convola a nozze. Queste cifre sono ancora più basse in Ticino, dove nel 2014 erano sposati il 53,8% degli uomini e il 59,7% delle donne.Per le donne l’età media al primo matrimonio è passata da 25,0 anni nel 1981 a 30,2 nel 2014; per gli uomini da 26,9 a 32,3. Le donne iniziano dunque la loro vita coniugale circa due anni prima rispetto agli uomini, in linea con quanto osservato in merito alla partenza da casa e alla prima vita in comune. La differenza d’età fra lo sposo e la sposa è invece rimasta abbastanza stabile nel tempo, con lei circa due anni e mezzo più giovane di lui.Se tra la coorte di nati tra il 1941 e il 1950 il 25% dei trentenni non aveva ancora detto “lo voglio”, questa percentuale raggiunge il 60% tra le donne e il 70% tra gli uomini nella generazione nata nel decennio 1971-1980.

 

Con 8,3 nascite per 1.000 abitanti il Ticino risulta il cantone con il più basso tasso di natalità. Anche l’indice congiunturale di fecondità12 indica come il Ticino, con 1,41 figli per donna, si situa in penultima posizione, subito prima di Basilea Città (1,37). Assistiamo pure a una sorta di convergenza tra i cantoni rappresentati per quel che riguarda il numero di figli per donna.L’età della madre alla nascita del primo figlio è passata da 26,8 anni (nel 1981) a 31,9 (2015). Per i padri si è passati da 30,0 anni (nel 1981) a 35,1 (nel 2015). Questo cambiamento ha delle implicazioni importanti sulla natalità, poiché per molte coppie, iniziare ad avere figli più tardi si traduce in una minore probabilità di averne altri nel corso della vita. Come per le altre transizioni, vediamo che l’età alla nascita del primo figlio è aumentata per le generazioni più recenti e come la proporzione di chi ancora non ha avuto il primo figlio a 30 anni sia esponenzialmente aumentata: 35% degli uomini e 15% delle donne non erano madri a 30 anni tra i nati nel decennio 1941-1950, una quota che raggiunge il 60% degli uomini e il 40% delle donne tra i nati nel 1971-1981.

Se in passato si diventava genitori quasi esclusivamente in un contesto matrimoniale, oggigiorno per molti uomini e donne il matrimonio non è viene più ritenuto una tappa indispensabile per fondare una famiglia. Attualmente si può infatti rilevare un aumento, seppur lieve, delle coppie non sposate e dei single con figli, dati che confermano l’emergenza di nuovi modelli di economie domestiche prima praticamente inesistenti. Nel 1995 il 91,2% delle nascite avveniva in coppie sposate, nel 2015 queste sono solo il 72,8%, mentre sono aumentate dal 7% al 23,3% le nascite da donne nubili (sole o che vivono in coppia senza essere sposate, fonte: BEVNAT)

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