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Sì alla levodopa già dalla diagnosi di Parkinson

 

Un terapia a basso dosaggio di levodopa può essere somministrata a un paziente con Parkinson dal momento della diagnosi: un recente studio ha infatti dimostrato che l’insorgenza delle fluttuazioni, creduta finora una complicazione della terapia, è indipendente dalla durata del trattamento con levodopa ed è invece un fattore strettamente legato alla progressione della malattia.

 

 

Questi i risultati presentati in occasione della Giornata Nazionale del Parkinson, che si tiene oggi, dal Centro Parkinson degli Istituti Clinici di Perfezionamento, con il supporto della Fondazione Grigioni.

 

Fino ad oggi si tendeva a rimandare l’introduzione del farmaco il più possibile, a scapito della stessa qualità di vita dei pazienti, che, nella sola Italia, raggiungono circa i 230.000. Questa ricerca è stata condotta su 91 pazienti con Parkinson mai trattati prima, reclutati, vista la peculiarità richesta, in Africa sub-sahariana.

“Si è notato che alcuni con più di 10 anni di malattia hanno mostrato la comparsa di fluttuazioni motorie solo dopo qualche ora, o al massimo qualche giorno dalla loro prima assunzione di levodopa”, spiega Gianni Pezzoli, direttore del Centro Parkinson di Milano, Presidente dell’Associazione Italiana Parkinsoniani e della Fondazione Grigioni. 

 

La realtà africana però ha evidenziato un forte bisogno di terapie da parte dei 4-5 milioni di malati che non possono permettersi un farmaco importante come la levodopa. Quest’esperienza ha permesso di venire loro in aiuto scoprendo una terapia alternativa naturale: si è visto infatti che la Mucuna Pruriens, un seme simile a un fagiolo tipico del posto, contiene proprio levodopa, che può essere messa a disposizione del paziente con un semplice trattamento di tostatura, sgusciatura e tritatura (anche manuale). Un’alternativa terapeutica da 12 euro l’anno che potrebbe migliorare di molto la vita di questi malati, per i quali i circa 2 dollari al giorno di farmaco sono un miraggio impossibile da raggiungere.

 

Paola Gregori

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