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SCLEROSI MULTIPLA, BIOGEN E ABBVIE OTTENGONO IL PARERE FAVOREVOLE DAL CHMP PER DACLIZUMAB

Il Comitato per i Medicinali per Uso Umano (CHMP) dell'Agenzia europea del farmaco (EMA) ha dato parere positivo in merito all'autorizzazione all'immissione in commercio di daclizumab, come annunciato da Biogen e AbbVie.

 

Daclizumab è un trattamento sperimentale autosomministrabile per via sottocutanea una volta al mese per la sclerosi multipla recidivante (SMR). Inoltre, daclizumab è attualmente in fase di valutazione da parte delle autorità regolatorie di  Stati Uniti, Svizzera, Canada e Australia.

 

“Indicato per i pazienti con sclerosi multipla recidivante (SMR), daclizumab ha il potenziale per offrire un’efficacia significativa, un profilo di sicurezza gestibile attraverso il normale monitoraggio dei pazienti e un dosaggio per via sottocutanea una volta al mese", ha dichiarato Alfred Sandrock, Ph.D., Vicepresidente esecutivo e Direttore medico di Biogen. "Il farmaco offre un’efficace alternativa ai soggetti affetti da sclerosi multipla grazie al suo meccanismo di azione mirato, che non ha causato alcuna deplezione significativa oppure generale e prolungata delle cellule immunitarie."

 

Il parere favorevole del CHMP è stato trasmesso alla Commissione europea (CE), l’autorità che concede l’autorizzazione all'immissione in commercio per i medicinali nell'Unione Europea. La decisione della CE è prevista nei prossimi mesi.

 

"Insieme a Biogen, AbbVie si impegna a soddisfare le necessità dei pazienti affetti da SM, e il parere favorevole espresso dal CHMP è un grande passo avanti nel rendere disponibile daclizumab ai pazienti europei", ha dichiarato Michael Severino, M.D., Vicepresidente esecutivo, Direttore scientifico e responsabile di ricerca e sviluppo presso AbbVie.

 

Secondo il parere del CHMP, i benefici di daclizumab sono associati alla riduzione del tasso di recidiva annualizzato (ARR) e del rischio alla progressione della disabilità confermata dopo 24 settimane. Il parere si basa sui risultati di due studi clinici, DECIDE e SELECT, che sono stati presentati da Biogen e AbbVie in occasione del 68° congresso annuale dell’American Academy of Neurology (AAN), tenutosi dal 15 al 21 aprile a Vancouver, in Canada.

 

I nuovi dati hanno mostrato che la terapia sperimentale daclizumab da 150 mg, somministrato per via sottocutanea una volta al mese, ha prodotto miglioramenti nelle misure di outcome cognitivi nei soggetti che convivono con sclerosi multipla recidivante- (SMR) rispetto all’interferone beta-1a da 30 mcg, somministrato una volta la settimana per iniezione intramuscolare e al placebo. I dati aggiuntivi offrono informazioni sul meccanismo d’azione (MOA) mirato di daclizumab, a dimostrazione che il farmaco non ha causato una deplezione generale delle cellule immunitarie e che i suoi effetti sulle conte linfocitarie totali erano reversibili entro 8-12 settimane dalla sospensione del trattamento.

 

Nello studio DECIDE, l'incidenza complessiva degli eventi avversi è risultata simile nei gruppi trattati con daclizumab e interferone beta-1a. Nei pazienti trattati con daclizumab vi è stato un aumento dell'incidenza di infezioni gravi (4% contro 2%), reazioni cutanee gravi (2% contro <1%), aumenti delle transaminasi epatiche superiori a cinque volte il limite superiore delle norma (6% rispetto al 3%), disturbi gastrointestinali (31% contro 24%), e depressione (8% contro 6%) rispetto ad interferone beta-1a.

 

Le nuove analisi evidenziano l’impatto di daclizumab sugli outcome cognitivi fino a un massimo di tre anni

Un’analisi post-hoc degli endpoint esploratori di efficacia dello studio di Fase III DECIDE, che ha messo a confronto daclizumab e interferone beta-1a con iniezione intramuscolare, mostra che il trattamento con daclizumab ha portato miglioramenti significativi nelle misure di outcome cognitivi. I nuovi dati relativi a 144 settimane indicano che i miglioramenti medi rispetto al basale del Symbol Digit Modalities Test (una misura della velocità di elaborazione delle informazioni visive e dell’attenzione) erano pari a +6,30 per i pazienti trattati con daclizumab e a +3,09 per i pazienti trattati con interferone beta-1a; p=0,0024.

 

I dati provenienti dagli studi SELECT e SELECTION forniscono informazioni sul MOA mirato e reversibile di daclizumab
Un’analisi post-hoc dei risultati dello studio SELECT e dello studio di estensione SELECTION ha valutato gli effetti di daclizumab sulla conta linfocitaria totale e differenziale nei pazienti che avevano ricevuto daclizumab in modo continuativo per due anni e nei pazienti che erano stati randomizzati a un periodo di washout di 24 settimane prima di completare il trattamento con daclizumab nello studio SELECTION.

 

I risultati dimostrano che gli effetti di daclizumab sulle cellule immunitarie sono reversibili e che il farmaco non ha causato una deplezione generale delle cellule immunitarie:

·         Le riduzioni delle conte linfocitarie totali sono tornate ai livelli basali entro 8-12 settimane circa dalla sospensione del trattamento.

·         Nell’arco di sei mesi dalla sospensione del trattamento, tutte le conte cellulari misurate nell’ambito dello studio SELECT sono tornate ai valori basali.

·         Daclizumab determina un aumento delle cellule natural killer (NK) CD56bright , che contribuiscono a regolare il sistema immunitario:

o   Al termine dello studio SELECT, della durata di un anno, le conte medie delle cellule NK CD56bright erano aumentate di circa cinque volte.

·         Il MOA immunomodulatorio mirato di daclizumab era ulteriormente supportato dall’assenza di un’estesa deplezione dei linfociti totali, delle cellule T CD4+ e CD8+ durante il trattamento.

 

Le analisi supportano il profilo di sicurezza di daclizumab

Un’analisi post-hoc dei dati di sicurezza provenienti dallo studio DECIDE ha dimostrato che il 94% degli eventi avversi (EA) cutanei associati al trattamento con daclizumab nell’ambito dello studio erano di gravità da lieve a moderata. Gli AE cutanei gravi, verificatisi nel 2% dei pazienti trattati con daclizumab, si sono risolti in seguito all’assunzione di steroidi per via topica e/o sistemica, di antistaminici o di altre terapie o dopo l’interruzione del trattamento. Biogen e AbbVie continuano a esaminare gli AE cutanei più comunemente associati al trattamento con daclizumab.

 

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