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SCHIZOFRENIA, PROGETTO MO.MA. : UN RISPARMIO FINO A 90 MILIONI DI EURO IN CINQUE ANNI GRAZIE A UN NUOVO MODELLO DI MANAGEMENT

Un risparmio immediato, già dopo un anno, di 12 milioni di euro che potrebbero salire fino a 90 milioni nei successivi cinque anni.

 È la riduzione nella spesa del trattamento della schizofrenia che - secondo le stime presentate all’ultimo Congresso della Società Italiana di Psicopatologia - si potrebbe ottenere in Italia, applicando un nuovo approccio diagnostico-terapeutico elaborato da un board multidisciplinare di esperti all’interno del progetto Mo.Ma. (Modello di Management del percorso di cura del paziente affetto da schizofrenia). Questo innovativo modello è stato la base per un’analisi di farmaco-economia realizzata dal Centre for Economic and International Studies dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata in collaborazione con l’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali del CNR, con il contributo incondizionato di Otsuka e Lundbeck. 

 

Ospedalizzazioni frequenti, terapie a lungo termine, perdita di produttività e costi assistenziali a carico delle famiglie. La schizofrenia è una grave malattia psichiatrica cronica e progressiva, che ha assunto le dimensioni di una e vera propria emergenza sanitaria: in Italia  il peso economico è pari a circa il2,3% dell’intera spesa sanitaria nazionale. Si stima, infatti, che l’impatto economico e sociale della schizofrenia ammonti a quasi 2,7 miliardi di euro annui, divisi equamente tra costi diretti e indiretti, questi ultimi dovuti principalmente alle pensioni di inabilità, alla perdita di produttività e all’assistenza dei famigliari. Il nuovo modello di cura elaborato all’interno del progetto Mo.Ma, ha dimostrato che si può incidere sulla struttura dei costi della schizofrenia, riducendo alcune delle voci di spesa più impattanti, come quelle legate alle co-prescrizioni, alle ospedalizzazioni e alla residenzialità.

 

I primi risultati dell’applicazione del Mo.Ma. in cinque centri italiani di eccellenza e i dati della simulazione fatta a livello nazionale - presentati durante il Congresso SOPSI 2017 - mostrano che il modello permetterebbe di ottenere, già dopo un anno, un risparmio nei costi sanitari diretti di 12 milioni di euro. L’applicazione del nuovo approccio diagnostico-terapeutico porterebbe inoltre a ulteriori vantaggi economici nell’arco di cinque anni, con unariduzione annua della spesa legata a residenzialità, semi-residenzialità e perdita di produttività che potrebbe salire fino a  90  milioni di euro.

 

“La schizofrenia è un’emergenza sanitaria troppo spesso sottovalutata. Il ‘sommerso’ ha dimensioni importanti: dei 300 mila pazienti italiani, solo fra i 210 e 220 mila sono correttamente diagnosticati. Di questi più del 17,6% non riceve un trattamento farmacologico. Sono dati che non possono essere ignorati, perché compromettono la qualità di vita dei malati e determinano costi ingenti sulle famiglie e sul Sistema Sanitario Nazionale. Intervenire è quindi necessario – afferma Paolo Girardi, Dipartimento di Neuroscienze, Salute Mentale e Organi di Senso (NESMOS) dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”  e i primi dati del progetto Mo.Ma. mostrano le potenzialità del nuovo algoritmo diagnostico-terapeutico.  Il trattamento con un farmaco atipico a rilascio prolungato nei pazienti in giovane età e fin dalla prima manifestazione della malattia può facilitare il recupero della funzionalità mentale, riducendo l’impatto della patologia sulla qualità di vita delle persone costrette a conviverci e dei loro familiari”.

 

“Oltre 2,7 miliardi di euro all’anno: è l’enorme peso della schizofrenia nel nostro Paese tra costi diretti e indiretti: un fardello che la semplice applicazione di un differente e più efficace modello di gestione permetterebbe di ridurre significativamente, con un risparmio che potrebbe arrivare a 90 milioni di euro nell’arco di cinque anni dall’inizio della sua attuazione. I primi risultati del progetto Mo.Ma. sono molto incoraggianti. L’analisi  effettuata sui dati di circa 270 pazienti di 5 centri italiani dimostra, infatti, come sia possibile con il nuovo approccio anche modificare la struttura dei costi della schizofrenia: un maggiore investimento sulle terapie innovative ed una corretta management del paziente permetterebbero di migliorare l’aderenza terapeutica, riducendo così il rischio di ricadute e il numero di pazienti che hanno bisogno di residenzialità e ospedalizzazioni, due delle maggiori voci di costo nella gestione della malattia”, commenta  Francesco Saverio Mennini della Facoltà di Economia, Centre for Economic and International Studies (CEIS) dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”.

 

La schizofrenia ha spesso un esordio sfumato, in giovane età (15-35 anni), che rende difficile la diagnosi e il trattamento. Tra i pazienti il tasso di mortalità è di 2-2,5 volte maggiore rispetto a quello della popolazione generale, con un rischio di suicidio che si attesta intorno al 10%. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la schizofrenia è responsabile dell’1,1% del totale di anni di vita persi a causa della disabilità (Disability Adjusted Life Years, DALYs) e del 2,8% di anni vissuti in condizioni di disabilità (Years Lived with Disability, YLDs).

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