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Rischio infarto e diabete con troppo acido urico. Simposio a Bologna

Il ruolo dell’acido urico in diverse patologie è ormai confermato. Oltre a essere responsabile della gotta, la forma di artrite piu? frequente negli adulti, l’iperuricemia interviene anche nelle malattie cardiovascolari e nel diabete.

 

Per chiarire i meccanismi alla base del rapporto tra infiammazione e patologie, i massimi esperti mondiali si sono riuniti a Bologna per il simposio dal titolo “From gout to cardiovascular disease: a central role for uric acid”, organizzato dall’Unità Operativa Medicina Interna, Azienda Ospedaliero–Universitaria S. Orsola-Malpighi, Alma Mater Studiorum Università di Bologna, dal Dipartimento di Reumatologia dell’Hôpital Laribosiére di Parigi, e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.

«Se il limite di solubilità viene superato l’acido urico precipita nei tessuti sotto forma di microcristalli, la cui presenza determina fenomeni infiammatori nei tessuti molli, nei reni e nelle articolazioni dove può scatenare la tipica manifestazione artritica acuta, cioè la gotta» spiega Claudio Borghi, Direttore dell’Unità Operativa Medicina Interna del S. Orsola-Malpighi e co-presidente del simposio. «L’acido urico però rappresenta anche un importante fattore di rischio per malattie cardiovascolari e renali nelle persone con ipertensione, scompenso cardiaco e diabete. In questi soggetti un livello elevato di acido urico può contribuire anche alla comparsa di infarto o ictus e quindi alla morte. Secondo alcune ricerche l’acido urico potrebbe essere corresponsabile di quattro infarti su dieci, soprattutto in coloro che presentano colesterolo alto, ipertensione e iperglicemia».

Considerazioni preoccupanti, dato che nei paesi occidentali l'uricemia media è in progressivo aumento: nella popolazione maschile degli Stati Uniti il valore è raddoppiato in pochi decenni. Il recente progressivo aumento dell'uricemia viene messo in rapporto con la crescente diffusione di sovrappeso e obesità e dall'aumentato consumo di alimenti che favoriscono l’aumento di acido urico nel sangue.

A questo proposito le raccomandazioni della Società Italiana di Reumatologia sulla gestione della gotta, pubblicate sulla rivista Reumatismo (2013; 65 (1): 5-24) segnalano che alcuni alimenti, come carne e frutti di mare, sono associati a livelli incrementati di acido urico. Numerosi studi hanno evidenziato che il consumo di alcolici si associa a un aumento di acido urico, con un incremento del rischio dose-dipendente di gotta. Un altro studio ha dimostrato come il ruolo dei diversi tipi di alcolici sul rischio di gotta sia differente: il consumo quotidiano di birra si associava a un rischio elevato, mentre il consumo di vino moderato non aumenta significativamente il rischio di gotta.

Anche l’assunzione quotidiana di bevande zuccherate aumenta il rischio di sviluppare gotta, mentre i derivati del latte sembrano avere un ruolo protettivo sulla gotta, in particolare quelli a basso contenuto di grassi, come il latte scremato. Infine, recenti studi suggeriscono un ruolo protettivo della vitamina C nei confronti della gotta.

Per quanto riguarda le terapie, febuxostat si è dimostrato un farmaco ipouricemizzante efficace nei pazienti con gotta, e a dosaggi pari o superiori a 80 mg ha dimostrato un’efficacia superiore ad allopurinolo al dosaggio massimo di 300 mg nel ridurre l’uricemia a breve termine. La terapia con febuxostat si è dimostrata sicura rispetto ad allopurinolo anche in pazienti con insufficienza renale lieve o moderata.

Il simposio di Bologna ha indagato anche sui meccanismi che sono alla base del danno da acido urico nel sistema cardiocircolatorio. «I cristalli di urato che si depositano sulla parete dei vasi aumentano la possibilità di formazione della “placca” aterosclerotica, a cui contribuiscono anche i processi di sintesi dell’acido urico portando alla formazione di una grossa quantità di sostanze ossidanti che alterano l’endotelio della parete dei vasi rendendoli più suscettibili alla comparsa di aterosclerosi» spiega Borghi. «Varie ricerche hanno portato prove di una associazione tra iperuricemia e vasculopatie periferiche, carotidee e coronariche e con la comparsa di ictus, di preeclampsia e di demenza vascolare. L’associazione appare particolarmente stretta nei soggetti ad alto rischio cardiovascolare e nelle donne, e nel simposio di Bologna contiamo di fornire nuovi contributo alla comprensione del ruolo dell’acido urico nello sviluppo di diverse patologie» conclude Borghi.

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