IT   EN

Ultimi tweet

RICERCA. 'BIVIO' DNA TRA NORD-SUD ITALIA, COLPA ULTIMA GLACIAZIONE

Gli italiani sono il popolo con la maggiore ricchezza genetica d'Europa, con un patrimonio, che discende addirittura dal periodo dell'ultima glaciazione, circa 19.000 anni fa. E proprio quell'evento segna uno 'spartiacque' genetico tra gli abitanti del nord e del sud Italia.

A scoprirlo e' un gruppo di ricercatori dell'Universita' di Bologna, che per la prima volta si e' spinto cosi' indietro nel tempo per ricostruire la storia genetica degli italiani. Dai risultati dello studio, pubblicato sulla rivista 'Bmc biology', emergono infatti alcune "peculiarita' genetiche" degli abitanti del sud e del nord Italia, che si sono evolute in risposta a differenti contesti ambientali. Queste caratteristiche, tra l'altro, "concorrono a ridurre la suscettibilita'" a patologie come infiammazioni renali e tumori della pelle al sud, diabete e obesita' al nord, "in alcuni casi favorendo anche la longevita'".

Lo studio ricostruisce la storia evolutiva di due gruppi di italiani, originari delle regioni del sud e del nord della Penisola. "Le popolazioni antenate di questi due gruppi hanno mantenuto andamenti demografici pressoche' sovrapponibili a partire da oltre 30.000 anni fa e per la restante parte del Paleolitico superiore- spiega la ricercatrice Stefania Sarno- una differenziazione significativa tra i loro pool genici si puo' pero' osservare gia' dal periodo Tardoglaciale". L'ipotesi e' che con l'aumento delle temperature e la conseguente diminuzione dei ghiacciai nell'Italia settentrionale, alcuni gruppi, che erano sopravvissuti alla glaciazione in "aree rifugio" dell'Italia centrale, si siano spostati verso nord, allontanandosi e isolandosi cosi' progressivamente dagli abitanti dell'Italia meridionale.

Il genoma degli abitanti del nord Italia mostra tracce di queste migrazioni post-glaciali. Rispetto agli abitanti del Meridione, infatti, gli italiani del Nord hanno "un'affinita' genetica maggiore" con antiche culture europee vissute tra 19.000 e 9.000 anni fa (Magdaleniana e Epigravettiana) e anche con popolazioni piu' antiche, come i cacciatori-raccoglitori dell'Est Europa (tra 36.000 e 26.000 anni fa).

Nel Dna degli abitanti del Sud Italia queste tracce non ci sono, a causa del "notevole rimodellamento" del loro patrimonio genetico, come dimostra la maggiore affinita' con reperti neolitici dell'Anatolia e del Medio Oriente e con reperti dell'Eta' del Bronzo rinvenuti nel Caucaso meridionale. Questo perche' l'Italia del Sud ha sempre rappresentato "un punto nevralgico" delle rotte migratorie dal Neolitico in poi, alle quali tra l'altro si deve anche la diffusione dell'agricoltura nel bacino del Mediterraneo. Dopo l'ultima glaciazione, quindi, a partire da circa 19.000 anni fa, gli antenati degli italiani del Nord e del Sud si sono via via differenziati.

Le genti che hanno ripopolato l'Italia settentrionale, spiegano i ricercatori, hanno continuato per millenni a sopportare brusche variazioni climatiche e pressioni ambientali simili al periodo glaciale. Questo ha portato allo sviluppo di un metabolismo adatto a una dieta altamente calorica e ricca di grassi animali, indispensabile per sopravvivere in un clima rigido.

"Negli individui originari del Nord Italia abbiamo individuato modificazioni a carico di reti di geni, che regolano la secrezione di insulina, la produzione di calore corporeo e il metabolismo del tessuto adiposo- spiega Paolo Garagnani, docente di Patologia generale dell'Universita' di Bologna- questi adattamenti potrebbero rappresentare oggi preziosi fattori protettivi contro patologie come diabete e obesita'". Nello stesso periodo, le regioni del centro e del sud Italia hanno visto invece instaurarsi un clima via via piu' mite, con conseguenze anche sul Dna. Nei genomi degli individui originari del Meridione, ad esempio, lo studio ha identificato modificazioni dei geni che codificano le proteine presenti sulle mucose dell'apparato respiratorio e gastro-intestinale, il cui compito e' impedire l'ingresso dei patogeni nei tessuti.

"Questi adattamenti potrebbero essersi evoluti per contrastare antichi microorganismi- spega il dottorando Paolo Abondio- varianti di alcuni di questi geni sono state inoltre associate a una minore suscettibilita' alla nefropatia di Berger, la piu' comune patologia infiammatoria, che colpisce i reni e che presenta effettivamente un'incidenza molto minore nel sud Italia rispetto al nord".

Dal genoma degli italiani meridionali emergono anche altre modificazioni, come quella dei geni che regolano la produzione di melanina, evolute con ogni probabilita' in risposta alle giornate di sole frequenti e intense tipiche delle regioni mediterranee e che potrebbero contribuire a una minore predisposizione ai tumori della pelle degli italiani del sud.

"Abbiamo inoltre notato che varianti di alcuni di questi geni, cosi' come di quelli responsabili di altri adattamenti tipici degli italiani del sud e che coinvolgono il metabolismo dell'acido arachidonico e i fattori di trascrizione FoxO, da tempo sono state associate a una considerevole longevita'", spiega Claudio Franceschi, professore emerito dell'Alma Mater. Per realizzare lo studio i ricercatori dell'Ateneo di Bologna hanno sequenziato il genoma di 40 individui, selezionati in modo da rappresentare la variabilita' biologica della popolazione italiana. L'analisi ha permesso di individuare piu' di 17 milioni di varianti genetiche. Gli studiosi hanno quindi messo a confronto questi dati sia con le varianti genetiche gia' osservate in altre 35 popolazioni europee e mediterranee sia con quelle descritte dagli studi condotti su quasi 600 reperti umani risalenti a un periodo tra il Paleolitico superiore e l'Eta' del Bronzo (da 40.000 a 4.000 anni fa). In questo modo, i ricercatori sono riusciti a trovare tracce lasciate nel patrimonio genetico italiano appunto dopo l'ultima glaciazione, terminata circa 19.000 anni fa.

Un risultato "sorprendente", spiega l'Ateneo, visto che finora la maggior parte degli studi riconduceva a un periodo tra 4.000 e 7.000 anni fa le prime tracce del Dna italiano. La nuova ricerca, dunque, mostra che gli adattamenti biologici all'ambiente e le migrazioni che hanno contribuito a porre le basi della eterogeneita' genetica degli italiani sono molto piu' antichi di quanto finora ipotizzato.

"Studiare la storia evolutiva degli antenati degli italiani- spiega Marco Sazzini, docente di Antropologia molecolare dell'Universita' di Bologna- ci aiuta a capire meglio quali sono stati i processi demografici e di interazione con l'ambiente che hanno modellato il mosaico di ancestralità, che osserviamo oggi nelle popolazioni europee". Questa indagine, inoltre, "ci fornisce informazioni utili per comprendere le caratteristiche biologiche della popolazione italiana attuale e le cause profonde che contribuiscono a influenzarne la salute o la predisposizione a determinate patologie". 

Commenta questo articolo:

*
Il tuo indirizzo email non sarà visibile agli altri utenti.
Il commento sarà pubblicato solo previa approvazione del webmaster.