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Reumatologia, progetto “Il dolore di MA.R.I.C.A.: Sì grazie, sono donna! – No grazie, sarò mamma!”

Un progetto di sensibilizzazione sull’importanza di identificare le MAlattie Reumatiche Infiammatorie Croniche ed Autoimmuni “sotto-soglia” per le possibili conseguenze sulle capacità riproduttive, anche alla luce della sempre più evidente comorbidità con altre condizioni dolorose tipiche del sesso femminile che possono a loro volta interferire con la fertilità e con la qualità di vita della donna che si appresta a diventare madre.

E' il progetto, a cura della Unità di Reumatologia del Dipartimento di Medicina Interna e Terapia Medica e della Unità di Clinica Ostetricia, Ginecologia e Riproduzione Umana del Dipartimento di Scienze Cliniche, Chirurgiche, Diagnostiche e Pediatriche dell’Università degli Studi di Pavia, che ha ricevuto un finanziamento dalla Fondazione Pfizer e si propone le seguenti finalità:

  • educare le donne a riconoscere il dolore come spia di una potenziale patologia che richiede una consultazione medica;
  • informare le donne ed i loro medici che condizioni dolorose a carico di differenti distretti dell’organismo possono coesistere e/o sottendere patologie che si manifestano nelle diverse fasi della vita femminile, e costituiscono l’occasione per identificare situazioni di vulnerabilità per la riproduzione;
  • rendere le donne che studiano e lavorano all’Università di Pavia protagoniste di un percorso di conoscenza del dolore “in rosa” per stimolare la consapevolezza e la responsabilizzazione femminile nell’ambito della medicina di genere.

“Il progetto nasce nel nome di MA.R.I.C.A., ad evocare le malattie reumatiche infiammatorie croniche ed autoimmuni come esempio di patologie prevalentemente femminili” dichiara il professor Carlo Maurizio Montecucco, Direttore dell’Unità Complessa di Reumatologia della Fondazione IRCCS Policlinico S. Matteo.  “MA.R.I.C.A. è una donna come tante in Italia che soffrono di una forma di dolore cronico benigno che può colpire il distretto pelvico, cefalico o muscolo-scheletrico. Per le donne come MA.R.I.C.A. è importante seguire percorsi di cura che tengano conto della costellazione dolorosa femminile e dei suoi importanti risvolti per la fertilità e la maternità.  Non si tratta soltanto di porre una diagnosi accurata delle più comuni patologie di interesse reumatologico e di curarle in modo adeguato, ma di stabilire quanto sintomi anche modesti possano associarsi al rischio di sviluppare patologie della gravidanza”.

“In effetti, abbiamo verificato come semplici domande rivolte alle donne nel primo trimestre di gravidanza per lo screening delle malattie reumatiche infiammatorie croniche ed autoimmuni, anche di quelle non caratterizzate prevalentemente dal dolore, possono aiutarci ad identificare stati di autoimmunità latente che hanno la potenzialità di favorire la comparsa di complicanze materne e fetali” prosegue il professor Arsenio Spinillo, Direttore dell’Unità Complessa di Ostetricia e Ginecologia della Fondazione IRCCS Policlinico S. Matteo. “In ostetricia è di fondamentale importanza poter identificare in anticipo condizioni di maggior rischio per la madre, quali l’ipertensione e il diabete gestazionale, e di conseguenza per il feto, come la restrizione di crescita intrauterina ed il parto prematuro”.

“E’ poi importante ricordare” dichiara la prof.ssa Rossella Nappi, responsabile del Centro di Procreazione Assistita del Policlinico San Matteo, “che l’endometriosi, la patologia dolorosa per eccellenza della pelvi femminile, non soltanto può coesistere con altri disturbi dolorosi della sfera uro-ginecologica e persino con la cefalea, ma anche associarsi con stati latenti di autoimmunità che complicano ulteriormente il già difficile percorso della fertilità”. Le donne che ne soffrono, infatti, possono avere meno possibilità di diventare madri spontaneamente a causa di alterazioni meccaniche ed infiammatorie dell’apparato riproduttivo che interferiscono con il concepimento, oltre che di ridotta riserva ovarica che compromette la qualità dell’ovulazione”.

Il progetto “Il dolore di MA.R.I.C.A.: Sì grazie, sono donna! – No grazie, sarò mamma!” avrà la durata di un anno e si articolerà in un evento scientifico-divulgativo di presentazione, aperto alle donne e ai medici, che si terrà in Aula Foscolo dell’Università degli Studi di Pavia in data 10 marzo 2017, in una serie di contenuti video di informazione sulle principali patologie dolorose femminili e sui problemi riproduttivi correlati ad una diagnosi di malattie reumatiche infiammatorie croniche ed autoimmuni, che saranno disponibili su salutedelladonna.unipv.it, in una indagine conoscitiva che sarà condotta via web sul dolore “in rosa” e che coinvolgerà in modo anonimo le donne che studiano e lavorano all’Università degli Studi di Pavia, e da ultimo in un open-day che si svolgerà nel prossimo autunno con la collaborazione dell’IRCCS Fondazione Policlinico San Matteo per incontrare tutte le donne che vorranno saperne di più in tema di dolore al femminile, autoimmunità, patologie reumatiche, infertilità e conseguenze per la gravidanza.

In Italia le statistiche indicano un’età riproduttiva sempre più avanzata e le difficoltà riproduttive rappresentano un problema emergente. L’Università di Pavia è orgogliosa di rispondere, ancora una volta, ad un bisogno sociale diffuso, mettendo a disposizione le più avanzate competenze dei suoi studiosi, per una campagna informativa di qualità” conclude il Magnifico Rettore professor Fabio Rugge.

Fondazione Pfizer nella persona della sua Presidente, dr.ssa Barbara Capaccetti, è lieta di supportare un progetto che promuove programmi di informazione/formazione che abbiano lo scopo di porre la donna con dolore cronico benigno e patologie che possono interferire con la fertilità, la riproduzione e la qualità di vita, al centro di percorsi assistenziali integrati. “Siamo lieti di supportare un’iniziativa di questo calibro sociale, scientifico e sanitario. Un progetto  come MA.R.I.C.A., che vede protagoniste le stesse donne dell’Università coinvolte in una “call to action” per la responsabilizzazione nell’ambito della medicina di genere è perfettamente in linea con la missione della nostra Fondazione –   afferma – Il nostro obiettivo, infatti, è quello di supportare sul territorio italiano, in partnership con enti ed istituzioni, progetti innovativi, che contribuiscano al miglioramento del sistema sanitario e al benessere del cittadino, che lo veda come responsabile della propria salute e qualità di vita”.

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