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Rapporto GIMBE, 4,63 miliardi € per la mobilita' sanitaria interregionale

 

Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) garantisce l’assistenza ai cittadini iscritti presso le aziende sanitarie locali della propria Regione di residenza: il cittadino può tuttavia esercitare il diritto di essere assistito anche in strutture sanitarie di Regioni diverse, fenomeno descritto come mobilità sanitaria interregionale (di seguito semplicemente mobilità regionale) oggetto delle analisi del report GIMBE, da cui esulano invece la mobilità intra-regionale, che avviene tra strutture differenti della stessa Regione, e la mobilità transfrontaliera, relativa alle prestazioni erogate all’estero.

Nel 2017 il valore della mobilità sanitaria ammonta a € 4.635,4 milioni, cifra che include anche i conguagli relativi al 2014 (€ 218,9 milioni) e al 2016 (€ 296,3 milioni). La tabella 1 riporta tali valori in termini di crediti, debiti e saldi per le 19 Regioni e 2 Province autonome, oltre che - secondo quanto previsto dai criteri di riparto – per l’Ospedale pediatrico Bambin Gesù e per l’Associazione dei Cavalieri Italiani del Sovrano Militare Ordine di Malta (ACISMOM).

La mobilità sanitaria regionale si distingue in:
• mobilità attiva: esprime l’indice di attrazione di una Regione, identificando le prestazioni sanitarie offerte a cittadini non residenti;
• mobilità passiva: esprime l’indice di fuga da una Regione, identificando le prestazioni sanitarie erogate ai cittadini al di fuori della Regione di residenza.

Il confronto tra l’indice di attrazione e di fuga fornisce un quadro sia dell’efficacia ed efficienza di ciascun Servizio Sanitario Regionale nel rispondere ai bisogni di salute della popolazione residente, sia indirettamente della qualità percepita dai cittadini rispetto ai servizi sanitari erogati.

In particolare, i flussi relativi alla mobilità per ricovero ordinario e in day-hospital possono essere fisiologici o patologici1. I primi conseguono alla configurazione della rete ospedaliera, in particolare alla variabilità dell’offerta regionale delle varie specializzazioni, all’attuazione del DM 70/2015 che prevede specialità con bacini di utenza che si estendono oltre i confini regionali, oltre che alimentati dalla mobilità di “confine” e da quella “fittizia”, conseguente ai mancati cambi di residenza. I flussi “patologici”, invece, derivano dalla scarsa accessibilità (lunghezza delle liste di attesa) e/o della qualità delle cure (dati del Programma Nazionale Esiti) nelle Regioni di residenza e configurano gravi iniquità socio-economiche, visto che i costi delle trasferte sono sostenibili solo da pazienti con fasce di reddito medio-alte. Da un punto di vista economico, la mobilità attiva rappresenta per le Regioni una voce di credito, mentre quella passiva una voce di debito.

Secondo quanto previsto dal Testo Unico per la Compensazione Interregionale della Mobilità Sanitaria, approvato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome2, ogni anno la Regione che eroga la prestazione viene rimborsata dalla Regione di residenza del cittadino. Al fine di uniformare la procedura, il Testo Unico ha definito tempi e modalità di trasmissione di dati, contestazioni e relative risposte e ha individuato i tracciati record per i 7 flussi finanziari che corrispondono ad altrettante tipologie di prestazioni erogate:

A. Ricoveri ospedalieri e day hospital, differenziati per pubblico e privato
B. Medicina generale
C. Specialistica ambulatoriale
D. Farmaceutica
E. Cure termali
F. Somministrazione diretta di farmaci
G. Trasporti con ambulanza ed elisoccorso

 

Tutte le attività non elencate tra le prestazioni in compensazione e tutti i servizi che necessitano di autorizzazioni preventive (es. i residui manicomiali, i servizi per gli Hanseniani, per disabili cronici, le dispensazioni di assistenza integrativa, ecc.) vengono addebitate tramite fatturazione diretta. Alla data di pubblicazione del presente report sono pubblicamente disponibili solo i dati economici aggregati in crediti, debiti e relativi saldi, ma non il dettaglio dei flussi finanziari che ciascuna Regione invia al Ministero della Salute tramite il Modello M.

 • La distribuzione delle varie tipologie di prestazioni erogate in mobilità. Ad esempio, è noto che ricoveri ospedalieri e day hospital “pesano” per circa il 75% sul totale del valore della mobilità1 e coinvolgono oltre 937.000 pazienti4, ma questi dati vengono stimati correlando i dati della mobilità con quelli del Rapporto sulle Schede di Dimissione Ospedaliera,pubblicato annualmente dal Ministero della Salute.

• La differente capacità di attrazione di strutture pubbliche e private accreditate, relativamente ai ricoveri ordinari e in day hospital.
• La Regione di residenza dei cittadini che usufruiscono di prestazioni in mobilità sanitaria passiva, al fine di analizzare in maniera più dettagliata le dinamiche che regolano le varie tipologie di mobilità regionale (di prossimità, di lunga distanza, fittizia, etc).

Di conseguenza, il presente report si limita ad effettuare una valutazione quantitativa di crediti, debiti e saldi della mobilità sanitaria 20173 e ad analizzare e interpretare i dati utilizzando un nuovo indicatore: il “saldo pro-capite della mobilità sanitaria”. Al contrario, la disponibilità pubblica dei dati trasmessi dalle Regioni con il modello M permetterebbe analisi più dettagliate, in particolare di conoscere, sia per l’intero SSN, sia a livello di singola Regione:

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