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Rame e cervello: insieme contro l' Alzheimer

La Conferenza Mondiale più prestigiosa dedicata al Rame accoglie per la prima volta la ricerca sul ruolo di questo metallo nella malattia di Alzheimer.

 

Accade in questi giorni a Napoli, dove Rosanna Squitti, ricercatrice del Fatebenefratelli all’Isola Tiberina (RM), presenta alla platea di professionisti internazionali delle più svariate discipline convocati dalla Duke University (USA, NC) dal 5 al 10 ottobre per la IX edizione della Conferenza -  una sintesi sulle evidenze del rame come fattore di rischio per la malattia di Alzheimer.

 

Negli ultimi anni, infatti, ricercatori dell’Università Cattolica-Policlinico A. Gemelli, del Fatebenefratelli di Roma all’Isola Tiberina e dell’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia, hanno confermato il legame tra male assorbimento del rame ed evoluzione del processo neurodegenerativo: il nuovo test C4D sui livelli di rame “libero” nel sangue oggi consente di predire il rischio di ammalarsi di Alzheimer e di intervenire quindi sull’alimentazione dei soggetti che presentano un’alta concentrazione di questo metallo.

 

“La vera novità – commenta la Squitti, capofila dello studio pubblicato su Annals of Neurology, una tra le più prestigiose riviste di neurologia clinica mondiale -  sta proprio nel fatto che il rame risulta un fattore di rischio controllabile: quindi, è possibile intervenire per modificare i livelli di concentrazione di rame “tossico” (non-ceruloplasminico) nel nostro organismo al fine di prevenire l’accelerazione del processo neurodegenerativo, attraverso una dieta a basso contenuto di rame e l’assunzione di farmaci a base di zinco che contrastano l’assorbimento di rame a livello intestinale”.

 

La ricerca discussa a Napoli in questi giorni sarà protagonista anche del prossimo Convegno internazionale “Malattia di Alzheimer, un approccio non convenzionale: dalla ricerca alla cura”, organizzato  a Roma, venerdì 14 novembre, presso l’Università Cattolica (Centro Congressi Europa, largo F. Vito 1). “Nel corso degli ultimi anni - spiega Paolo Maria Rossini, Direttore dell’Istituto di Neurologia del Policlinico A. Gemelli - lo studio degli aspetti nutrizionali, dei micronutrienti e delle metodiche non-invasive di stimolazione cerebrale sono divenuti altrettanti campi di particolare interesse sia per spiegare i meccanismi di evoluzione del danno neuropatologico nella malattia di Alzheimer sia nel fornire un approccio non convenzionale alla prevenzione e terapia di questa malattia”.

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