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PROSTATA E " MALASSESUALITA' ": ANSIA E INSONNIA COLPISCONO 4 MILIONI DI OVER 40. CONGRESSO UROLOGI SIU A FIRENZE

I cattivi stili di vita fanno male alla sessualità. E la cattiva sessualità ha un impatto negativo sulla qualità di vita. Un circolo vizioso difficile da controllare. Alcuni problemi, come l’insonnia, possono esserne una conseguenza diretta: il 60% degli uomini over 40 con disfunzione erettile, per esempio, dorme male, ogni notte si sveglia in media un paio di volte, quattro giorni su sette, e se la prostata è ingrossata i risvegli punteggiano tutte le notti.

Ma l'insonnia non è l'unica minaccia alla qualità di vita dei pazienti, che ammettono di essere ansiosi e stressati per come il loro disturbo influenza la vita di relazione. Eppure, solo uno su quattro la vede come una malattia, e quindi non parla con il medico e non si cura, e uno su tre pensa sia una normale conseguenza dell'età. Così i pazienti di fatto si rassegnano a subirne i disagi, vivendo la propria condizione con imbarazzo e preoccupazione fino ad arrivare a sentirsi depressi in un caso su tre. L'ipertrofia prostatica invece è vissuta più “alla luce del sole”, come una vera malattia che comporta un impatto elevato sulla qualità di vita, persino maggiore di quello di diabete, ipertensione o gastrite. 

Lo dimostrano i dati di un'indagine dell’Osservatorio “Pianeta Uomo” presentati durante l'87° Congresso Nazionale della Società Italiana di Urologia, a Firenze dal 27 al 30 settembre.

Solo un uomo su quattro però sa che la disfunzione erettile è una vera malattia – osserva Vincenzo Mirone, segretario generale della SIU - Paradossalmente, la percentuale di consapevoli scende ulteriormente fra chi ne soffre: meno di un paziente su cinque pensa che il suo disturbo richieda terapie, il 30% crede sia semplicemente una conseguenza dell'età. Qualcosa di analogo accade fra chi ha la prostata ingrossata, ritenuta però una patologia da un numero maggiore di uomini (41%): anche in questo caso paradossalmente nei pazienti la consapevolezza scende e meno di uno su tre la ritiene “degna” di cure. Tutto questo indica che si tratta di due problemi sottovalutati da chi ne è colpito e ciò può portare a non ricorrere a trattamenti che potrebbero migliorare molto la qualità di vita”.

antonio caperna

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