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OCCHI: I LASER ALLEATI DELLA VISTA

Dai lettori di compact disk, agli scanner dei codici a barre sulle confezioni del supermercato, per arrivare al mouse del computer, c’è una tecnologia che negli ultimi decenni è entrata nella nostra vita quotidiana in modo così diffuso che quasi non ci facciamo più caso: stiamo parlando del laser. Meno noto è il fatto che il questo strano fascio di luce colorata – anche se di tutt’altro tipo – è diventato un prezioso alleato della nostra salute. 

Trova infatti impiego, spesso con l’ausilio di una guida computerizzata, come strumento per tagliare, fotocoagulare o vaporizzare i tessuti in molte operazioni chirurgiche, con una precisione inarrivabile per altri tipi di strumenti tradizionali controllati dall’essere umano. Un caso eclatante è quello dell’oculistica, in cui laser sempre più sofisticati vengono usati per correggere i difetti di vista, nella chirurgia refrattiva, o per sostituire il cristallino naturale offuscato con un cristallino artificiale, nel caso dell’intervento di cataratta. 

L’ultima novità in ordine di tempo è un’altra applicazione terapeutica: il trattamento laser della degenerazione maculare. Quest’ultima è una grave patologia che porta alla progressiva perdita della visione centrale, e rappresenta la prima causa di cecità nel mondo occidentale. È dovuta a un’alterazione della zona centrale della retina, la membrana presente sul fondo dell’occhio su cui si formano le immagini che vengono inviate successivamente al cervello. 

“Le degenerazioni maculari si suddividono in due grosse categorie: quelle cosiddette umide, o essudative, caratterizzate dalla produzione di nuovi vasi sanguigni, che danno luogo alla perdita di liquido e di sangue, da cui il nome, e quelle secche, che invece non hanno questo tipo di perdite di liquidi”, ha esordito il dottor Massimo Mammone, medico oculista presso la casa di cura San Rossore di Pisa e presso lo studio Ipervision di Pescia “Nel primo caso, la terapia più indicata è a base di iniezioni di farmaci anti-VEGF (vascular endothelial growth factor), mentre nel secondo caso si è pensato di recente di poter intervenire con un laser particolare, chiamato 2RT, che trasmette impulsi sub-threshold, quindi non lesivi, grazie alla durata estremamente breve dell’emissione dell’impulso stesso che è dell’ordine dei nanosecondi, ovvero miliardesimi di secondo “ Il trattamento difatti non ha lo scopo di fotocoagulare, cioè di produrre delle cicatrici, come se si dovesse “saldare” una parte della retina, quanto piuttosto di stimolare alcune specifiche cellule retiniche (fotostimolazione - epitelio pigmentato retinico). 

“Queste cellule vengono rivitalizzate e aumentano anche di numero; l’effetto complessivo è quello di una riduzione della presenza di formazioni caratteristiche della maculopatia secca: le drusen”, ha aggiunto il dottor Mammone. “Le drusen sono accumuli di materiale inerte che la retina non riesce più a smaltire: nell’arco degli anni, l’eccesso di questi accumuli innesca l’insorgenza della maculopatia”. Gli studi clinici condotti finora hanno dimostrato che l’uso del laser porta alla sparizione delle drusen nel 40% degli occhi trattati. “Le cellule che ricevono la stimolazione laser ricominciano a funzionare correttamente e la membrana che le sorregge diventa più sottile e quindi anch’essa più funzionale: la maculopatia in qualche modo arresta la sua progressione”, ha sottolineato il dottor Mammone. 

“La terapia serve in altre parole a ringiovanire la retina, da cui la sua definizione di retinal rejuvenation therapy (2RT)”. Come accade per tutti i trattamenti medici e chirurgici, bisogna in ogni caso tener conto di una certa variabilità nei risultati. “In una percentuale di pazienti quantificabile in un 35-40%, si osserva una risposta ottimale, il che significa che le indagini strumentali mostrano che le drusen sono scomparse, mentre nella maggior parte dei casi che non sono aumentate nel tempo”, ha spiegato ancora il dottor Mammone. “Si tratta comunque di una risposta terapeutica positiva, perché ciò significa che il disturbo non progredisce; resta fuori un 20-25% di pazienti che purtroppo non reagisce alla terapia, ed è destinato a vedere una progressione della degenerazione maculare, ma sappiamo che una risposta del 100% in medicina non è possibile”. Ma chi si può rivolgere a questo tipo di trattamento? “Il paziente ideale è un soggetto asintomatico, cioè che non si è ancora accorto della degenerazione maculare in atto, e viene individuato nell’ambito di una visita oculistica di routine ed eventualmente nei successivi approfondimenti strumentali che consentono ormai di osservare i danni retinici con un dettaglio straordinario”, ha commentato il dottor Mammone. 

“Può sembrare paradossale, ma c’è una ragione molto profonda in questo: il paziente che avverte i sintomi della degenerazione maculare è già in uno stadio piuttosto evoluto: nella forma umida, ciò significa che si sono già formati nuovi vasi sanguigni, in grado di produrre un disturbo visivo, nel caso della forma secca si sono già formate delle aree di atrofia che poi è impossibile far scomparire, anche con il trattamento laser 2RT”. La degenerazione maculare colpisce in prevalenza le persone con più di 60 anni di età. È dunque buona norma che gli ultrasessantenni si sottopongano a una visita di controllo all’anno presso il proprio oculista di fiducia. Se la retina è perfetta, sarà poi lo specialista a diminuire la frequenza dei controlli; se viceversa la retina presenta segni d’invecchiamento e o di degenerazione maculare, è probabile che si arrivi a una visita ogni sei mesi. Per quanto riguarda gli stili di vita, le raccomandazioni sono le stesse di quelle per moltissimi altri disturbi: evitare il fumo di sigaretta, fare attività fisica regolare e seguire una dieta equilibrata consumando molta frutta e verdura.

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