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OBESITA', FAMIGLIA PRINCIPALE OSTACOLO A PREVENZIONE E CURA

Il principale ostacolo alla prevenzione e alla cura dell'obesità tra i bambini e gli adolescenti è la famiglia, anch'essa spesso in sovrappeso, quindi inconsapevole del problema, o scarsamente motivata, o scoraggiata. Il dato emerge da una survey condotta tra i pediatri italiani dal Gruppo di studio adolescenza della Società italiana di pediatria (Sip).

"La famiglia non va però colpevolizzata, ma al contrario va sostenuta con perizia altrimenti il rischio è quello di avviare una catena infinita di fallimenti di questa malattia cronica, fino ad obesità gravi o disordini del comportamento alimentare. Ecco perché un aspetto cruciale della formazione del pediatra è l'educazione terapeutica centrata sulla famiglia", afferma Vita Cupertino, segretaria del Gruppo di studio adolescenza della Sip, in un articolo pubblicato sull'ultimo numero di 'Pediatria', la rivista ufficiale della Società scientifica.

Un altro punto critico emerso dalla survey riguarda l'adolescenza. Il 58% dei pediatri ritiene, infatti, che in adolescenza ci sia un altissimo rischio di fallimento e persistenza dell'obesità in età adulta. Seguono lo stigma, che facilita i sensi di colpa (48%) e rovina l'armonia in famiglia (45%) e la frustrante sensazione di essere impotenti e quindi destinati al fallimento di curati e curanti (45%).  "Lo stigma sul peso, che coinvolge tutti e sempre di più, deve essere contrastato con ogni mezzo, cominciando proprio dai professionisti sanitari che si occupano dei primi anni di vita. Esso, infatti, non motiva alla cura, ma attraverso una situazione di stress cronico, determina o amplifica tutte le comorbilità psicologiche e persino fisiche dell'obesità, rendendo vana ogni cura. Conoscere tutte le cause dell'obesità, anche quelle non modificabili (genetiche ed epigenetiche) potrebbe aiutare a ridurlo", sottolinea Rita Tanas, pediatra endocrinologa del Gruppo di studio adolescenza.

Quali le strade per affrontare meglio il problema? "Non essere lasciati soli ma, da un lato, poter disporre di team multidisciplinari composti da figure professionali diverse (psicologo, dietista, allenatore) per una presa in carico globale- si legge nell'articolo di Pediatria- e dall'altro lato promuovere l'educazione sanitaria con il coinvolgimento delle scuole, dei media e dei social per migliorare la conoscenza del problema, delle sue conseguenze, delle cause, non tutte modificabili".

Infine, ma non da ultimo, i pediatri vorrebbero formarsi per migliorare le loro competenze nell'affrontare questa patologia complessa, imparare a lavorare in rete e a sviluppare una relazione professionale empatica, così difficile con le famiglie con obesità, magari con più tempo da dedicare loro. 

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