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Nuovi LEA, Senior Italia: pronti a mobilitarci se pazienti non saranno ascoltati

“Siamo fortemente preoccupati per il Dpcm sui nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), la cui impostazione, come emersa dall’intesa Stato-Regioni, ci appare molto limitata sotto il profilo della salvaguardia del diritto alla salute dei pazienti – dichiara il Presidente di Senior Italia Roberto Messina - In particolare temiamo una riduzione nell’accesso alle cure a causa delle ventilate sanzioni nei confronti dei medici prescrittori che si allontanino dalle indicazioni, oltre che a causa della riduzione di un miliardo nella legge di bilancio per il finanziamento degli stessi LEA rispetto a quanto previsto nell’intesa con le Regioni; quanto al ricorso alle gare per gli ausili lo riteniamo sensato solo se prevede una presenza dei cittadini/pazienti all’interno delle commissioni tecniche. 

Come già espresso dalla Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, occorre fare attenzione affinché il ricorso alle gare non si traduca in una compressione della libertà di scelta delle persone, in particolare quelle con disabilità, come nel caso delle persone con ipoacusia, problema particolarmente diffuso tra la popolazione anziana. Le gare, inoltre, possono riguardare dei prodotti, ma non delle professioni, pena la penalizzazione dei pazienti e la mortificazione delle professionalità deputate a curare la loro salute. Riteniamo gravissimo il mancato coinvolgimento dei pazienti nel processo di revisione degli stessi LEA, e ravvisiamo il rischio concreto che la reale applicazione degli stessi slitti indefinitamente nel tempo, dato il mero riferimento a una loro applicazione graduale. 

Siamo pronti – conclude Messina -  a collaborare con le Istituzioni offrendo il punto di vista dei pazienti e dei senior nelle sedi competenti, ma siamo parimenti disposti a mobilitarci qualora il punto di vista degli utenti del SSN non dovesse essere adeguatamente preso in considerazione. Ricordiamo, infine, che la Corte di Cassazione, con la sentenza del 2 marzo 2011, n.8254 stabilisce che il medico ha ‘il dovere di anteporre la salute del malato a qualsiasi altra diversa esigenza e che si pone, rispetto a questo, in una chiara posizione di garanzia’; secondo la sentenza il medico ‘non è tenuto al rispetto di quelle direttive, laddove esse siano in contrasto con le esigenze di cura del paziente, e non può andare esente da colpa ove se ne lasci condizionare, rinunciando al proprio compito e degradando la propria professionalità e la propria missione a livello ragionieristico”.

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