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NONNI: MODERNI SUPEREROI A RISCHIO

Cosa conta di più per gli ultra-60enni, oggi? Sono consapevoli del proprio ruolo e di come prendersi cura di sé? Attivi, dinamici, il loro è un invecchiamento sempre più ritardato, ma non sempre sanno come prevenire una malattia come la polmonite, che però riconoscono come grave, diffusa e potenzialmente mortale.

E’ quanto emerge, oltre ad alcune incongruenze tra il percepito della malattia e le intenzioni di comportamento, da una ricerca quantitativa condotta da AstraRicerche per conto di Pfizer nel mese di settembre 2017 su un campione rappresentativo della popolazione italiana (1.706 persone, 18-85enni),1 messa a confronto con quanto emerso da una ricerca condotta nel 2015 sugli stessi temi.2


Il ruolo e il valore degli anziani per i più giovani e in famiglia

Agli anziani vengono riconosciuti ruoli sostanziali per le generazioni più giovani e per le famiglie in generale. Sono un supporto importante per la custodia e l’educazione di bambini e ragazzi (71%), custodi della memoria collettiva (66%) e grazie alla loro esperienza sono in grado di offrire consigli e insegnamenti (61%). Emerge un rapporto che mescola compagnia, autorevolezza, protezione e divertimento in grado di rafforzare i legami tra una generazione e l’altra (48,4%). Nell’esperienza personale degli intervistati più giovani, gli anziani della propria famiglia, i propri nonni, rappresentano figure a cui hanno sempre portato rispetto (91%), sono oggetto di ammirazione e interesse (80%), modello per i loro valori e i loro comportamenti (76%), punto di riferimento a cui chiedere aiuto e consiglio (68%), sono moderni Supereroi.

In generale, gli over-60 di oggi sono considerati e si sentono più in forma rispetto ai loro omologhi di 30 anni fa, soggetti attivi, dinamici e in forze. In tema di malattie gravi e potenzialmente letali come la polmonite, gli ultra-60enni sono più informati rispetto al 2015 (14%) e cresce parallelamente anche la percezione di gravità e diffusione della malattia (+8%). Malgrado ciò, si sentono sempre meno a rischio, tanto che solo 1 su 10 pensa di poter contrarre personalmente la polmonite (9%, contro il 24% del 2015).
“Spesso gli adulti sani non sono consapevoli del potenziale rischio di contrarre malattie infettive, ritenendo di non aver bisogno dei vaccini. In realtà, tutti siamo a rischio di contrarre la polmonite, che è tutt’ora la prima causa di decesso per malattie infettive nei Paesi Occidentali - commenta Francesco Blasi, Professore ordinario all’Università degli Studi di Milano e Responsabile dell’U.O. di Broncopneumologia presso l’IRCCS Fondazione Ospedale Maggiore Policlinico Cà Granda di Milano – Solo in Italia si contano ogni anno oltre 9.000 morti a causa della polmonite, per il 96% tra gli over65, quasi tre volte quelle dovute a incidenti stradali e oltre 33 volte quelle causate dall’influenza”. 3

Dalla ricerca emergono incongruenze sulle modalità di prevenzione di patologie gravi come la polmonite. Il 75% del campione ritiene che questa malattia si possa prevenire (+15% negli over60) ma, per la maggior parte di chi lo pensa (83%), la chiave per la prevenzione risulta essere il mantenersi in buona salute, per avere il sistema immunitario sempre “pronto”, risposta largamente dominante rispetto al lavarsi spesso le mani con acqua tiepida e sapone (37%, 51% nella fascia 70-85enni). Solo 1 intervistato su 3 pensa che la prevenzione della polmonite passi attraverso la vaccinazione, nonostante rispetto a due anni fa siano aumentate sia la conoscenza del vaccino contro la polmonite (+12,8%, +19% negli over60) sia il numero di persone che dichiarano di essere vaccinate contro la polmonite (+4,8%). Tra coloro che non si dichiarano vaccinati, solo il 38,5% degli over60 intende farlo.
“La vaccinazione antipneumococcica è ad oggi l’unico strumento di prevenzione primaria in grado di evitare l’infezione da pneumococco e prevenire lo sviluppo delle malattie e delle complicanze che questo batterio può portare. - Commenta Michele Conversano, Past President della S.It.I. Società Italiana di Igiene e Presidente di HappyAgeing – In particolare, con il vaccino coniugato, che negli adulti richiede un’unica somministrazione per tutta la vita, si può “tenere pronto” il sistema immunitario a reagire nel caso di infezione da pneumococco. I nuovi LEA prevedono che da quest’anno il vaccino pneumococcico sia raccomandato e gratuito in tutte le regioni per tutti coloro che hanno 65 anni o per chi ha una patologia cronica come ad esempio patologie polmonari croniche, malattie cardiovascolari o il diabete. Soprattutto nella popolazione adulta e anziana è importante che aumenti la consapevolezza del rischio di contrarre la polmonite, e che tutti usufruiscano del proprio diritto ad essere vaccinati“.

Rispetto al ruolo degli ultra-60enni nella società e in famiglia, sono proprio i più giovani che fanno emergere con forza la centralità della creazione di una cultura del benessere (89%), di campagne loro dedicate per la prevenzione di patologie importanti di cui non sempre sono consapevoli ma che possono avere su di essi effetti particolarmente severi (85%), perché i nonni sono e saranno sempre di più una risorsa preziosa (74%).

1 AstraRicerche, “Gli Italiani, il valore delle generazioni più anziane e la prevenzione della polmonite”. Settembre 2017.


2 AstraRicerche, “Gli Italiani e il vaccino contro la polmonite”. Settembre 2015.

3 Dati ISTAT 2014, Mortalità per territorio di evento: Causa e classe di età. Accessibili al link: http://dati.istat.it/

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